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Focus su Milano: Viafarini Docva
Data: 21.10.2011

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Vai alla sede: CAREOF - VIAFARINI - DOCVA



Eugenia Delfini: Perché avete scelto di essere un’associazione non a scopo di lucro?
Patrizia Brusarosco:
Viafarini è nata con una mission ben precisa, con l’intento di promuovere la crescita dei giovani artisti e di sensibilizzare il più vasto pubblico rispetto all’arte contemporanea, al suo ruolo e al suo apporto alla vita culturale. Per perseguire questi obiettivi, per organizzare dei SERVIZI nel settore dell’arte contemporanea, il modello organizzativo ed economico al quale l’organizzazione si è ispirata è quello delle Kunstverein tedesche e dei no profit space americani. Da qui l’esigenza di dare vita nel contesto italiano ad un modello simile, che nel nostro ordinamento giuridico poteva essere quello della fondazione o della associazione.

E.D: Cosa significa oggi essere uno spazio indipendente in Italia rispetto a quando siete nati?
P.B: Rispetto a quando Viafarini è nata gli obiettivi di fondo e la nostra mission non sono cambiati. Pur essendosi arricchito lo scenario di nuovi interlocutori molta ancora è la strada da compiere per adeguarsi agli standard internazionali. Negli ultimi anni a Milano hanno aperto spazi gestiti da artisti e anche l’editoria di settore è in rapida evoluzione. Viafarini è stata istituita nel 1991, in un periodo in cui in Italia l’attenzione e il dibattito sugli spazi no profit nel settore culturale era scarsa per non dire assente. Parallelamente si avvertiva da più parti la scarsità di spazi indipendenti dove gli artisti e gli operatori del settore potessero dialogare liberamente, documentarsi, curare progetti e stringere collaborazioni spontanee. Essere uno spazio indipendente, oggi come ieri, significa ospitare al proprio interno una pluralità dei punti di vista, dialogare e cooperare col maggior numero possibile di realtà, garantire un programma espositivo che sia continuo nel tempo e sempre vario per tipologia e soluzioni curatoriali, premiare la migliore sperimentazione artistica offrendo spazio e risorse ai giovani artisti per poter lavorare col massimo margine di libertà possibile. Ciò che interessava venti anni fa e che interessa tuttora è attivare a Milano un’organizzazione in grado di produrre progetti espositivi con notevole grado di libertà e di impegno installativo, e di sostenere gli artisti giovani e non ancora riconosciuti, e per fare questo ci si è dati da subito lo strumento dell'Archivio, che nel tempo si è evoluto differenziandosi in diverse attività di promozione e documentazione. Oggi forse c'è meno bisogno di "Spazio espositivo" poiché ci sono molte più opportunità di esporre per gli artisti, sia in spazi istituzionali che in ottime piccole gallerie; invece c'è sempre più bisogno di "Servizi" per l'arte, perchè in Italia siamo rimasti in questo molto indietro.

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Nicola Martini, , 2011, curated by Marco Tagliafierro, Viafarini DOCVA, Milan; installation view. Photo by Jacopo Menzani

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DOCVA Documentation Center for Visual Arts by Careof and Viafarini, Milan

E.D: Che ruolo hanno le associazioni nonprofit riguardo la promozione degli artisti emergenti rispetto alle Istituzioni pubbliche?

P.B:
Diversamente dai musei d’arte contemporanea pubblici gli spazi per la promozione dell’arte emergente puntano sull’accelerazione dei processi di maturazione delle ricerche più promettenti, siano esse acerbe o embrionali. Viafarini promuove la ricerca innanzitutto documentandone lo sviluppo attraverso lo strumento dell’ Archivio DOCVA. Esso è uno strumento contemporaneo/dinamico, diversamente da quello storico/statico, è in continuo divenire. È uno strumento di lavoro per gli operatori di settore e favorisce non solo la conoscenza dell’artista ma anche il contatto diretto con i curatori. Le associazioni no profit, diversamente dagli spazi pubblici, sono idealmente svincolati dal controllo politico della cultura, un rischio che nel nostro paese non premia la meritocrazia e pone diversi ostacoli alla libera sperimentazione di strategie culturali per il contemporaneo veramente incisive. I no profit riescono a essere molto più ricettivi, immediati nel cogliere proposte interessanti, sanno stringere dei rapporti reali e personali con gli artisti, muoversi con loro. Nel nostro paese le istituzioni non hanno la preparazione adeguata al contemporaneo, non ne hanno gli strumenti.

E.D: Che tipo di ricaduta ha avuto la vostra attività culturale sul territorio?
P.B: Viafarini ha saputo rispondere a una domanda di progetti culturali indipendenti e sperimentali che era effettivamente percepita dalla netta maggioranza degli artisti e degli operatori di settore. Non solo su base cittadina, ma anche nazionale. La ricaduta delle attività sul territorio è misurabile da un punto di vista quantitativo dal numero di collaborazioni create negli anni attraverso l’adesione alla buona causa dell’associazione, dal numero di progetti curati comparato al numero di curatori e artisti coinvolti, dalla rassegna stampa completa degli eventi, dalle partecipazioni dell’associazione a convegni e dibattiti su scala nazionale e internazionale. Una ricaduta ulteriore è data dal numero di tirocinanti universitari che hanno collaborato negli anni con Viafarini, la maggioranza dei quali si è formata come professionisti del settore. A questo vanno aggiunti i progetti didattici dell’associazione, che comprendono seminari, workshop, e i laboratori per le scuole elementari, medie e per i licei, questi ultimi organizzati presso la residenza per artisti VIR. Tuttavia temo che in un paese così insensibile alla cultura contemporanea la ricaduta sul territorio sia minima: come si fa a coinvolgere un pubblico generico che non ha alcuna preparazione e consuetudine al discorso artistico? E come potrebbe, in una tale assenza di strutture qualificate? Il nostro ruolo è invece fondamentale per una nicchia ristretta di persone addentro al settore: gli artisti, i critici, i galleristi, i collezionisti. Se venisse a mancare anche l'energia che ancora si respira in gallerie e spazi no profit in Italia, davvero non avremmo più alcuna possibilità di alimentare un circuito di artisti e creativi, in un paese che si vanta ancora di essere all'avanguardia in ambiti come il design, l'arte, la moda...invece finiamo per importare anche i creativi, mentre i nostri scappano.

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Flavio Favelli, Sala d’attesa, 2008, chapel of rest at Pantheon, Certosa di Bologna

E.D: Quali sono a vostre parere i benefici sociali che l’attività culturale produce all’interno della società?
P.B: In Italia non vedo molta attenzione a tematiche sociali nell'arte; piuttosto vedo la capacità dell'arte di aprire la mente in senso creativo. Credo che nella nostra società della comunicazione sia molto importante educare, coltivare, affinare una "cultura visiva". Comunque l'ambiente artistico resta un buon luogo di socializzazione fra strati sociali diversificati, i nostri politici dovrebbero valorizzare questo aspetto nella nostra Milano.

E.D: L'associazione riesce a garantire uno stipendio ai suoi membri?
P.B:
L’associazione garantisce uno stipendio ai membri del suo staff, rapportato al tipo di collaborazione richiesta. La collaborazione dei tirocinanti non è retribuita.

E.D: In che maniera secondo voi è possibile raggiungere un effettivo riconoscimento del settore nonprofit da parte dello Stato?
P.B:
In Italia esiste il problema da parte di tutto il mondo dell'arte di essere riconosciuto come esistente: i politici non vogliono riconoscere la professionalità di una categoria di operatori, i curatori per esempio, e tendono a sostituirsi nella gestione e organizzazione delle attività culturali, ne hanno creato un sistema di enti autonomi intermedi e grant making. L’istituzione di un Italian Council for Arts, sul modello delle agenzie internazionali soprattutto di area anglofona e germanofona, rappresenterebbe da parte dello stato italiano la garanzia di un impegno continuativo, coordinato e coerente al contemporaneo. Una struttura agile e separata dalle altre gravose incombenze della tutela del patrimonio storico artistico, dovrebbe dotarsi di un budget adeguato e di una ripartizione cristallina dello stesso che premiasse su base meritocratica i progetti più innovativi. Inoltre, per essere riconosciuti, forse bisognerebbe collaborare fattivamente fra noi organizzazioni per l'arte, al fine di realizzare progetti che possano superare una soglia critica di attenzione.

In copertina: 
Kim Jones, Untitled, 2008, Viafarini. Work produced during the workshop with Bastian Arler, Leonora Bisagno, Dafne Boggeri, Lisa Castellani, Sally Cellophane, Sabine Delafon, Giulio Delvè, Giulio Frigo, Stefano Lupatini, Gianluca Malgeri, Concetta Modica, Jasa Mrevlje, Cristiana Palandri, Luigi Presicce, Alessandro Quaranta, Setsuko Kibe, Emilia Smiderle





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