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Intervista a Massimiliano Gioni. PARASIMPATICO - Pipilotti Rist
Data: 08.11.2011

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Un nuovo evento della Fondazione Nicola Trussardi

La Fondazione Nicola Trussardi mette a segno un nuovo avvincente incontro dedicato, questa volta, a Pipilotti Rist. Con Parasimpatico – questo il titolo scelto per la sua prima personale italiana curata da Massimiliano Gioni negli spazi del Cinema Manzoni – l’artista fa i conti con un principio di natura miocinetica per tarare lo sguardo al di là della realtà e catapultare lo spettatore all’interno di una visione effervescente. Di un corpus linguistico che ripercorre il passato per farsi pulsante presente.

Antonello Tolve: Parasimpatico. Da quale riflessione nasce il titolo che fa da viatico alla prossima personale di Pipilotti Rist?
Massimiliano Gioni:
Come è noto, “parasimpatico” è quella parte del sistema nervoso che presiede ai movimenti involontari, istintivi se vogliamo. Pipilotti ha scelto il titolo perché – oltre a preservare l’ironia e l’umorismo tipici del suo lavoro – la parola “parasimpatico” ben si collega a un’opera che cerca da sempre di instaurare una relazione profonda, quasi organica, tra video e spettatori. Tutta l’opera di Pipilotti Rist infatti può essere descritta come il tentativo di connettere il video al corpo, creando quasi una forma di arte sottocutanea – diciamo – un’arte in cui le immagini sembrano provenire dai nostri sogni e dai nostri desideri, un’arte in cui tecnologia e biologia sembrano combinarsi perfettamente. Non che ci sia alcunché di scientifico nell’immaginario di Pipilotti Rist: è piuttosto un mondo onirico, fluido e organico.

A.T: Quale scelta ti ha portato a costruire questa sua prima personale in uno spazio istituzionale italiano?
M.G:
Come sempre con la Fondazione Nicola Trussardi, scegliamo non solo gli artisti, ma cerchiamo anche luoghi speciali e ad alto valore simbolico che riapriamo e restituiamo alla città. Cosi, nel caso della mostra Parasimpatico, stavamo lavorando da tempo a identificare uno dei vecchi bellissimi cinema milanesi, e il Cinema Manzoni – con i suoi bellissimi interni e le decorazioni sontuose anni Cinquanta – è un segreto perfettamente conservato nel centro di Milano. Un edificio che è stato per decenni una vera e propria fabbrica dei sogni: un luogo dove i milanesi andavano per lasciarsi assorbire dalle immagini cinematografiche, in una cornice architettonica di rarissima bellezza. Quando siamo – dopo vari tentativi – riusciti a ottenere l’accesso al Cinema Manzoni abbiamo subito pensato a Pipilotti Rist. Pipilotti è un’artista fondamentale degli ultimi vent’anni e un’artista ancora non molto vista in Italia, e la sua ricerca – con le sue esplorazioni del cinema e dell’immagine come luogo del desiderio – ci sembrava perfetta per riportare in vita il Cinema Manzoni. Pipilotti ha deciso di lasciare il cinema come l’abbiamo trovato ma ha anche deciso di infondervi nuova vita, di farlo palpitare e respirare come una creatura viva.

A.T: La mostra che hai ideato non è soltanto una personale di Pipilotti Rist ma anche una nuova occasione, da parte della Fondazione Nicola Trussardi, per riqualificare uno spazio pubblico dimenticato.
M.G:
La Fondazione Nicola Trussardi è da sempre interessata a portare i migliori artisti internazionali a Milano, ma è anche impegnata in una perlustrazione sistematica della città. In otto anni di lavoro, la Fondazione Trussardi ha riscoperto e riaperto luoghi straordinari, da Palazzo Dugnani a Palazzo Citterio, passando per Palazzo Litta, l’Arena e il Circolo Filologico, per citare quasi a caso. Ci piace pensare alla Fondazione Trussardi come a un museo nomade e un dispositivo di riscoperta della città, una forma di urbanistica che mette in relazione storia e futuro, il presente e la tradizione, invitandoci a fare nuove esperienze di luoghi ricchi di racconti e memorie. Questa volta con il Cinema Manzoni riscopriamo un altro bellissimo capitolo nella storia di Milano: cresciuto nel cuore della Milano borghese, nel quadrilatero della moda e nel pieno del boom economico, il Cinema Manzoni ci racconta di un mondo forse ormai scomparso, di grandi cinema con schermi giganteschi, in cinemarama, di sale cinematografiche decorate come palazzi con affreschi, sculture e stucchi su scalinate di marmo…

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Pipilotti Rist
Homo Sapiens Sapiens, 2005
audio video installation by Pipilotti Rist
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Courtesy the artist, Hauser & Wirth and Luhring Augustine, New York

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Pipilotti Rist
Tyngdkraft, var min vän (Gravity Be My Friend), 2007
Audio video installation

Installation view, 'Elixir – The video organism of Pipilotti Rist', Museum Boijmans van Beuningen, Rotterdam, Netherlands, 2009
Photo: Ernst Moritz
Courtesy the artist, Hauser & Wirth and Luhring Augustine, New York

A.T: Il progetto, pensato appositamente per gli spazi dell'ex Cinema Manzoni, «combina lavori vecchi e nuovi con l'obiettivo di trasformare l'ex Cinema in
un grande organismo vivente, mescolando cinema e televisione, allucinazioni e immagini ad alta definizione». Pensi sia possibile parlare di Gesamtkunstwerk; di un'opera d'arte totale, appunto, che intreccia differenti linguaggi per ricostruire, via via, l'interezza della vita?
M.G:
Credo che sarà lo spettatore a decidere se si tratti o meno di un’opera d’arte totale e se soprattutto si tratti di una bella opera d’arte totale. Di certo, posso dire che Pipilotti Rist si è innamorata del luogo e ha cercato di realizzare una mostra in cui la sua opera si integra perfettamente con gli spazi originali. Come tutte le mostre della Fondazione Trussardi, anche questa non potrebbe essere possibile in alcun altro luogo al mondo: architettura e arte sono unite in una relazione unica e visto che non si tratta di uno spazio espositivo tradizionale, è possibile vedere queste opere in questo contesto solo in questa occasione, il che rende l’intera mostra davvero imperdibile. Ciò che più mi piace di questa mostra è che – in un’epoca in cui i cinema diventano sempre più piccoli e siamo sempre più abituati a guardare immagini e filmati su piccoli schermi portatili – Pipilotti Rist compone una sorta di grande addio alla tradizione del cinema, con un’opera che trasforma una vecchia bellissima sala in una sorta di grande creatura immaginaria, che osserva gli spettatori e li avvolge in un carosello di immagini.

A.T: Un'ultima domanda. Questa personale si inserisce nel palinsesto di eventi organizzati per celebrare il Centenario del Gruppo Trussardi. Ti andrebbe di delineare (e di ricordare), in linea di massima, le avventure con le quali la Fondazione ha festeggiato il Centenario del Gruppo?
M.G:
Abbiamo iniziato a gennaio con la mostra 8 e ½ alla Stazione Leopolda di Firenze, come ospiti speciali di Pitti. Si trattava di una grande mostra in cui abbiamo esposto opere di tutti gli artisti con cui avevamo lavorato negli ultimi anni con la fondazione: era una specie di best of, di mostra delle mostre in cui trovavano posto artisti come Fischli e Weiss e Maurizio Cattelan, Tacita Dean e Paola Pivi, Tino Sehgal e Pawel Althamer, solo per citarne alcuni. Poi a maggio abbiamo celebrato – a Torino in collaborazione con Artissima – il grandissimo Alighiero e Boetti con una serie di conferenze, incontri, performance e tributi per dodici ore consecutive. A settembre, al Castello Sforzesco, un’altra bella celebrazione del centenario per la casa di moda, alla quale la Fondazione Trussardi ha partecipato invitato la band di Martin Creed, l’artista inglese vincitore del Turner Prize. E ora chiudiamo in bellezza con Pipilotti Rist.








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