ArsKey Magazine | Articolo


Focus su Milano: aMAZElab Art&Cultures
Data: 25.11.2011

vai alla pagina

Vai alla sede: aMAZElab Creative Space




Eugenia Delfini: aMAZElab ha appena compiuto dieci anni di intensa attività, se dovessi spiegare in poche parole la specificità dell’organizzazione come la racconteresti?
Claudia Zanfi:
Quando con Gianmaria Conti abbiamo fondato il laboratorio artistico-culturale aMAZElab nel 2000, alcuni eventi planetari stavano cambiando radicalmente la percezione del mondo. Abbiamo quindi sentito la necessità di attivare una struttura nuova, agile e dinamica, in grado di dialogare con il territorio locale e con quello internazionale, di parlare della contemporaneità e della memoria, di essere presente sul campo, di occuparsi dei fatti di grande trasformazione sociale e politica, utilizzando nuove pratiche curatoriali e un importante network internazionale. Grazie a tutto questo aMAZElab è l’unica realtà italiana inserita nell’elenco delle più attive organizzazioni non-profit europee, redatto dalla prestigiosa università inglese Goldsmith College di Londra.

2_400_259
Gianmaria Conti, The Memory Box, art installation and workshop, Nicosia-Cipro 2006 (ph Claudia Zanfi; courtesy aMAZElab Milano and the artist).

E.D: MAST (Museo d’Arte Sociale e Territoriale) è la piattaforma da voi ideata per affrontare ricerche intorno a temi quali: sfera pubblica, culture emergenti, sostenibilità, geo-politica; quali sono i progetti che finora avete proposto all’interno di questo contenitore?
C.Z:
MAST (Museo d’Arte Sociale e Territoriale) è nato con l’esigenza di mettere in dialogo arte, territorio, società. Da tempo l’arte non è più solo un luogo privilegiato, ma si è trasformata in un osservatorio che si espande nella città e nella società, per abbracciare un luogo, un tempo, una rete di relazioni culturali attraverso immagini e forme legate alle urgenze del contemporaneo. Abbiamo così dato vita a progetti come :
COMMUNITIES AND TERRITORIES:
una piattaforma che indaga il territorio e la società nei suoi mutamenti, con il coinvolgimento diretto tra artisti, cittadini e comunità locali (Larissa; Kiev; Beirut)
GREEN ISLAND:
un progetto di riflessione sulla sostenibilità e il verde urbano in zone marginali come la Stazione Garibaldi e via Pepe - Zona Isola Milano, con interventi di arte, fotografia, architettura e design. The
MEMORY BOX,
un dispositivo mobile che funziona come antenna culturale per “zone d’emergenza”: biblioteca e videoteca, cinema, chiosco-bar, installazioni sonore, lectures e performances. Attivato in aree di confine (nella città di Weimar ex-DDR, e sulla Buffer Zone della divisa Nicosia).
GOING PUBLIC
: progetto di arte pubblica e urbana, ideato per il Festival Filosofia di Modena, indaga i punti chiave del concetto di sfera pubblica, coinvolgendo giovani studenti, comunità locali, artisti, scrittori, architetti, geografi e sociologi internazionali, con 3 progetti in Italia: Modena, Sassuolo, Formigine; 15 progetti all'estero (Nicosia, Barcellona, Alexandria, Istanbul, Tel Aviv, Beirut, Marsiglia, Atene, Palermo, Tangeri, Rotterdam, Praga, Skopje, Tirana, Sarajevo).

3_400_211
Going Public ‘08. Port City Safari, Liverpool/BristolRotterdam/Tanger/Palermo/Atene/Istanbul, 2008, courtesy aMAZElab Milano.

E.D:Per quanto riguarda la restituzione documentativa dei diversi processi di lavoro da voi attivati, quali tipologie di formati editoriali e non, avete realizzato?
C.Z:
Pur con budget limitati, in questi intensi 10 anni abbiamo sempre dato ampio spazio agli artisti, privilegiando produzioni di progetti inediti, di pubblicazioni, tabloid, opere video, laboratori per studenti e bambini, giardini d’artista, conferenze, dibattiti. aMAZElab ha anche realizzato l’unico intervento didattico in Italia di Thomas Hirschhorn; ha invitato per la prima volta in Italia artisti come Torolab (Tijuana), Raimond Chavez e Colectivo Cambalache (Colombia), Ofri Cnaani e Sigalit Landau (Isreale), L.E.F.T. (NYC/Beirut), Calin Dan (Romania), Stefan Rusu (Modavia), xurban collective (Istanbul), Zafos Xagoraris (Grecia), Yto Barrada (Tangeri) ; lo scrittore libanese dissidente Bilal Khbeiz. Abbiamo lavorato con artisti internazionali come Alterazioni Video, Andrea Branzi, Atelier Van Lieshout, Atlas Group, Meschac Gaba, Maria Thereza Alves, Chantal Akerman, Nadim Karam, Zineb Sedira, e molti altri. Abbiamo curato il restauro delle opere video disperse e prodotto la prima rassegna di film e video di Franco Vaccari, al Festival di Locarno. Abbiamo realizzato l’unico progetto italiano a Cipro, con le due comunità turco-cipriota e greco-cipriota; Community and Territories è stato il primo progetto ad operare nello spazio pubblico di Beirut dopo i bombardamenti del 2006, incluso un seminario nella zona degli Hezbollah. Non ultimo, abbiamo dato vita a un programma editoriale unico nel suo genere: non più cataloghi di mostra, bensì volumi di documentazione e di riflessione sul contemporaneo.

4_400_143
Franco Vaccari, Cinebox, progetto speciale per Going Public '05, Piazza Duomo Milano. (ph. Claudia Zanfi; courtesy aMAZElab)

E.D: Siete vincitori di ben cinque prestigiosi premi Europei, cosa significa oggi progettare? Quali differenze ci sono nell’attivare progetti culturali in Europa piuttosto che in Italia?
C.Z:
Progettare oggi significa avere attenzione al genius loci, dare spazio al contesto in cui si opera, sapere lavorare in maniera sostenibile, senza sprechi e con budget sempre più limitati. Sembra banale, ma progettare all’estero è spesso meno complesso che in Italia, non dico più semplice, ma sicuramente più gratificante. Con progetti come i nostri, tipo GOING PUBLIC e GREEN ISLAND, attivi tra comunità e territorio, è necessario intervenire sul paesaggio locale, prestando grande attenzione alla memoria dei luoghi, ma anche creando situazioni nuove integrate al contesto in cui vengono a dialogare. L’utilizzo di spazi liminali, i margini di una stazione ferroviaria, un’area urbana preesistente, rappresenta la necessità di caricare di segni estetici contemporanei superfici neutre o luoghi di passaggio, ad alta densità di significato sociale. E’ quindi necessario lavorare su una nuova idea di territorio, attraverso immagini e progetti, utilizzando una creatività pulviscolare e diffusa.

5_400_93
Going Public '06. Atlante Mediterraneo, courtesy aMAZElab Milano

E.D: Quali sono gli obbiettivi che aMAZElab intende perseguire nei prossimi cinque anni?
C.Z:
Siamo partiti nel 2000 con mostre pionieristiche come 'Out of the Wood', un percorso tra arte e natura in collaborazione con Palazzo delle Papesse a Siena, fino al grande successo dell'ultima edizione di GREEN ISLAND. Dalle piattaforme internazionali di riflessione e pratiche nello spazio pubblico come GOING PUBLIC, attraverso i progetti nell'area Mediterranea e dei Balcani. Con un attenzione costante a temi quali sostenibilità, mobilità, migrazioni, sfera pubblica, geo-politica. Un lungo percorso che unisce soggetti e pratiche culturali, idee, progetti, istituzioni pubbliche e private, università e accademie d'arte. Nei prossimi anni auspichiamo sempre maggiore libertà per la circolazione delle idee, la produzione del sapere e mobilità per tutti i giovani, anche in paesi più complessi e coinvolti in conflitti (lontani o recenti) come Cipro, Beirut, Gerusalemme, Baghdad, i Balcani, dove abbiamo avuto la fortuna di lavorare.

In copertina:
Borders Zone, progetto speciale per Going Public ’04. Mappe, confini e nuove geografie, Tijuana 2004
(ph. Claudia Zanfi, courtesy aMAZElab Milano).
 

aMAZElab http://www.amaze.it/





© ArsValue srl - P.I. 01252700057