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Un doppio “Itinerario” per Gillo Dorfles
Data: 29.11.2011

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Pittore, critico e teorico del gusto, decano degli studi di estetica e pensatore tra i più brillanti del panorama internazionale, Gillo Dorfles ha attraversato le maglie del secondo Novecento per costruire, con felice intuizione, un sorprendente viaggio tra arte, critica d'arte e teoria dell'arte. “Itinerario Estetico. Simbolo Mito Metafora” (Editrice Compositori, Bologna 2011, pagine 439). Questo il titolo del suo nuovo libro che raccoglie alcuni tra i più importanti saggi prodotti tra la metà degli anni '40 alla fine degli anni '80 con una tensione investigativa, creativa e filosofica di rara natura e “bellezza”.

Nato come «un giusto riconoscimento e un doveroso ringraziamento allo studioso ed al collega che per tanti anni ha lavorato per la Facoltà e per gli studenti come docente di Estetica», “Itinerario Estetico” appunto, è l’iniziativa che, nel 1987, la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trieste pubblica con la Casa Editrice “Studio Tesi” per elogiare l’eleganza intellettuale di Gillo Dorfles. Un volume di saggi, assolutamente unitario, che indica, via via, una straordinaria impostazione analitica - e antropofenomenologica (direi) - che si avvale di metodologie e modelli d’indagine (la psicologia, l’antropologia, la linguistica o la semiotica) di diversa estrazione e natura, per tracciare i “simboli”, i “miti” e le “metafore” dell’arte e della vita.

A questo primo “percorso riflessivo”, pubblicato, appunto nel novembre del 1987, è possibile associare oggi (ed accostare, magari) un nuovo progetto, certamente più puntuale, che non solo ricupera le varie riflessioni scelte per costruire l’Itinerario triestino, ma incorpora anche alcuni saggi “dimenticati” e poco noti - “Rapporti attuali tra musica e pittura” (1948), “La ‘costruzione d’oggetto’ e il ‘Carmine’ di Brandi” (1949), “Goethe e la teoria dei colori” (1949), “New Currents in Italian Aesthetics” (1953), “Preambolo all’estetica di Rudolf Arnheim” (1962), “Possibilità d’un’ermeneutica dell’arte non figurativa medievale e moderna” (1963), “Mito e ragione” (1989), ne sono alcuni – che riescono a concepire pienamente e realmente un “Itinerario Estetico” dorflesiano. Un “Itinerario” che, dal 1948 – anno in cui Dorfles fonda (assieme a Monnet, Munari e Soldati) il Movimento per l’Arte Concreta – si spinge fino al 1989 per evidenziare le metamorfosi di un pensiero eccezionale la cui metodologia toglie la parola fine al finale.

Curato da Luca Cesari, e impreziosito da un’intervista di Aldo Colonnetti all’autore, “Itinerario Estetico”, pubblicato ora (ottobre 2011) dall’Editrice Compositori di Bologna – una casa editrice che nel 2007 ha dato alle stampe gli splendidi “Lacerti della memoria” in cui Dorfles mette insieme i propri “Taccuini intermittenti” – è, un volume esclusivo. La cui esclusività non è data soltanto dalla preziosa struttura concepita dal curatore [la cui introduzione è, tra l’altro, puntualissima nell’aprire lo scenario dell’arte, della critica e dell’estetica nel secondo Novecento (non dimentichiamo che Cesari è stato allievo di Luciano Anceschi)] o dal fatto che sia il primo numero di una indispensabile collana di estetica (“Estetica Senza Monopoli / Pensatori del secondo Novecento e estetiche contemporanee”) il cui titolo richiama alla memoria un intervento notevole di Rosario Assunto (“Estetica senza monopoli ossia le teorie dei filosofi e le teorie degli artisti”), ma anche dalla grande attualità che mostra il lavoro intellettuale di Gillo Dorfles. E non solo nella cerchia degli addetti ai lavori ma anche all’interno di un panorama culturale planetario che vede in Dorfles – e in alcuni suoi libri – un maestro concettuale attraverso il quale esaminare e osservare il proprio, convulso (e a volte appressante) presente.





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