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L'imperdibile “Italia in opera” di Bartolomeo Pietromarchi
Data: 13.01.2012

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Alla prospettiva dinamica ed evolutiva dei fatti, dei fenomeni e della storia (e cioè alla linearità degli avvenimenti), il modello comparativo e simultaneo si pone, oggi, come l'unico terreno sicuro per costruire (o ricostruire) alcuni scenari in cui i vari attori del presente giocano un ruolo indispensabile e imprescindibile. Nello studio dell'arte contemporanea, il metodo diacronico ha lasciato il posto a quello sincronico per tracciare una serie di piacevoli percorsi che, sotto la via maestra della “confluenza” (lo ha evidenziato per tempo Angelo Trimarco in un suo libro del 1990 – “Confluenze. Arte e critica di fine secolo”), schiudono necessarie intersecazioni. Innesti e incastri attraverso i quali evidenziare un mondo ricco di eventi, luoghi ed occasioni memorabili. Confusioni costruttive attraverso le quali stabilire un rapporto più autentico con la storia, anzi, con le storie. Con una galassia all'interno della quale ognuno a suo modo gioca il proprio ruolo per costruire il futuro dell'arte e della vita quotidiana. È proprio a questa metodologia che Bartolomeo Pietromarchi ha fatto riferimento – mi pare – per dar vita ad un libro davvero luminoso. Si tratta di una recente pubblicazione il cui titolo, “Italia in opera. La nostra identità attraverso le arti visive” (Bollati Boringhieri, 208 pagine, euro 16), schiude immediatamente un tragitto, o meglio un «percorso», suggerisce l'autore, «sul metatema “Italia”» che non solo ritrae «attraverso i suoi simboli, le sue figure, le sue storie e le sue cronache» i modelli della sperimentazione artistica nazionale, ma fornisce anche una solida «una chiave di lettura e d'interpretazione della realtà contemporanea». Di una realtà «che va anche al di là dei confini italiani, per universalizzarsi nei territori estremi dell'essere, nelle sue deviazioni, idiosincrasie, eccessi, follie: in una parola, nei territori dell'arte». Così, il “metatema Italia” adottato da Pietromarchi serve all'autore per far «dialogare opere distanti nel tempo sulla base di soggetti comuni, quasi delle categorie attorno alle quali si sviluppa il discorso critico e narrativo di questo percorso: l'identità, il paesaggio, le icone, i simboli, la memoria collettiva, la cultura popolare, l'impegno politico e civile, le ferite della storia».

Diviso in quattro scenari – “Italiano Antitaliano”, “Figure del Belpaese” (“Il Bel Paese” è, tra l'altro, il titolo di un'opera realizzata da Maurizio Cattelan nel 1994), “In tempo reale” e “A futura memoria” – che schiudono, via via, alcune problematiche dell'arte e della vita attuale, il libro proposto da Bartolomeo Pietromarchi pone uno sguardo sulle contrade planetarie della creatività per evidenziare atteggiamenti – il più delle volte “analitici” (Menna) – attraverso i quali l'artista apre mondi a partire dai prefissi più scottanti e indispensabili del secondo Novecento. E l'identità – individuale, collettiva o connettiva – è, tra questi, il più dibattuto. Proprio perché attraverso l'identità (il suo recupero e la sua dilatazione) è possibile costruire forme e figure, discorsi e riflessioni non solo su un “metatema” affascinante (l'Italia, appunto), ma anche – e questo Pietromarchi lo sottolinea a più riprese – sulle vicende che hanno condizionato e condizionano il presente dell'arte e i “più intensi momenti di mutamento sociale e culturale della nostra storia”.







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