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ALL Maurizio Cattelan
Data: 20.01.2012

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Fu vera gloria? Non è una domanda retorica se riferita alla produzione artistica di Cattelan in questi giorni in mostra nel prestigioso museo Guggenheim di New York. Il personaggio, da sempre, accende gli animi, in senso positivo e negativo, e non è facile rimanere obiettivi anche in considerazione delle quotazioni stellari che hanno raggiunto i suoi lavori.

Al di là del bene e del male che se ne può pensare, può risultare interessante approfondire la conoscenza di questo golden boy dell'arte internazionale, leggendo la monografia firmata da Nancy Spector. vicedirettore e curatrice capo della Guggenheim Foundation.

Intitolato “All Maurizio Cattelan” proprio come la mostra allestita negli Stati Uniti che la Spector ha curato, il volume (Guggenheim Skira editore) non solo presenta 130 opere dell'artista ma da conto del Cattelan curatore ed editore. Nei suoi cinque saggi introduttivi, l'autrice cerca, inoltre, di offrire una lettura più articolata e meno immediata dell'iter, iniziato negli anni Ottanta, di questo artista che molti considerano soprattutto un grande comunicatore, un mago del marketing, insomma una figura perfettamente in linea con la società dello spettacolo in cui viviamo oggi.

Nel tentativo di sgombrare il campo dalle tante accuse mosse contro questo ragazzo irriverente che mette in scena i nostri peggiori tabù come la morte e il suicidio e non si ferma davanti a nessuna forma di autorità sia religiosa che politica, Nancy Spector comincia dall'inizio ovvero dalla difficile adolescenza di Cattelan mettendo subito l'accento sul senso di fallimento e di insicurezza che lo hanno accompagnato per anni. Sentimenti che intrecciandosi con un gusto per la provocazione ed un forte senso dell'umorismo hanno dato vita a “immagini” le più diverse tra loro, sempre riconoscibilissime, iperrealiste e ricche di metafore.

Si passa così da una serie di asini, un leit motiv della sua oeuvre, a “furti” di idee come quando nel 1993 a Parigi riprodusse pari pari le opere di Carsten Holler esposte in una galleria parigina; da uno struzzo che nasconde la testa nel pavimento al toccante “Charlie don't surf” ovvero la scultura di uno scolaro dall'aria contrita, forse in castigo, le cui mani sono letteralmente inchiodate sul banco con delle matite.

“Il profondo interesse di Cattelan per il fallimento come strategia è un tema che lo lega storicamente a un impulso antieroico che affonda le radici nel dada e in Duchamp come pure in correlativi più contemporanei come Richard Prince e Mike Kelley che coltivano l'autoderisione come forma d'arte. Benchè sia stato più volte descritto (e liquidato) come lestofante, clown e giullare di corte Cattelan merita un giudizio più sfumato. Se da un lato le sue bravate performative possono scaturire da un senso personale di ansia e di avvilimento, dall'altro servono a turbare lo status quo artistico in modi provocatori e densi di significato,” osserva Nancy Spector. La curatrice americana si sofferma anche sulla dimensione politica del lavoro di Cattelan. Sebbene l'artista abbia più volte dichiarato di non considerarsi affatto un provocatore rivoluzionario militante le sue opere, nota Specter, sono portatrici di critiche incisive nei confronti di alcuni eventi politici e sociali sia italiani che internazionali. Hanno dunque una valenza politica la stella a cinque punte delle Brigate Rosse trasformata in una stella cometa, il mucchio di detriti imballati causati dalle diverse autobombe esplose in Italia nel 1993 o il pezzo “Cesena 47-A.C.Forniture Sud” realizzato nel 1991, anno di fondazione della Lega Nord, un lavoro in cui un gruppo di nordafricani gioca a biliardo con una squadra italiana. Sbeffeggia invece la mentalità fascista “Ave Maria” in cui tre rigide braccia fuoriescono da un muro evocando il saluto “Heil Hitler”. Un forte scherno, questa volta indirizzato verso il sistema finanziario italiano, si ritrova anche in “Lou”, la scultura del dito medio alzato che è stata collocata davanti alla Borsa di Milano. Nel ricorrente uso di sosia e doppi, alla base di opere come “Spermini” composta da 500 piccole maschere tutte con il volto di Cattelan o “La rivoluzione siamo noi” o ancora di “Charlie” con un mini Cattelan sul triciclo, Nancy Spector, riallacciandosi a Freud, vede invece “un'invenzione del subconscio che protegge contro le paure primordiali dello spaesamento... Allo stesso tempo i manichini dell'artista, non importa quali problemi stiano sollevando, hanno una certa vacuità, una mancanza di anima che sconcerta. Somigliano a Cattelan ma sono chiaramente e dichiaratamente inerti, E' da questi slittamenti tra opposti percepiti, l'io e l'altro perduto, il morto e il non morto che emerge il senso del perturbante. I fantocci di cera o resina evocano un mondo parallelo di Doppelganger che rimanda al museo delle cere e alla volontà di rendere tangibile il perturbante e il suo legame con la morte”.

E la morte è un altro tema con cui l'artista si misura continuamente , spesso spettacolarizzandola. Di gelo mortuario, per riprendere un'espressione cara ad Umberto Eco, sono impregnate diverse sue sculture come “All” ovvero i nove cadaveri in marmo ricoperti da un telo, i macabri bimbi impiccati, la scultura di John Kennedy adagiata in una cassa da morto e i tanti animali imbalsamati che fungono proprio da catalizzatori per l'analisi degli atteggiamenti umani nei confronti della morte.

Non poteva mancare nella disamina del fenomeno Cattelan, un capitolo dedicato all'irriverenza. Tendenza che l'ha portato a rappresentare Picasso come un personaggio disneyiano o a riprodurre una Z di Zorro su una tela, un chiaro rimando ai tagli di Fontana. Profuma invece d'iconoclastia “La nona ora”, la sua opera più famosa, in cui Papa Wojtyla è colpito da un meteorite. Un lavoro considerato blasfemo che per l'artista è invece solo un modo per ricordarci che “il potere, qualunque potere, ha la data di scadenza come il latte”. E sconcerto ancor maggiore suscita “Him”, la scultura in cera di un Hitler penitente, vestito da scolaro, che afferma l'autore “vorrei diventasse un tentativo di negoziazione o la verifica delle nostre psicosi”.

In occasione dell'inaugurazione della mostra newyorchese, Cattelan ha affermato che non realizzerà più nessuna opera e che in futuro si dedicherà solamente a “Toilet Paper”, il suo magazine. Se così fosse, la sua carriera di artista può dirsi conclusa e saremo noi i “posteri” a cui spetterà di dare l'ardua sentenza. Fu vera gloria?





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