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Private Flat: l’arte liberata (in spazi privati)
Autore: Simone Rebora
Data: 25.01.2012

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Era l’8 giugno del 2006, quando il gruppo Meridiano 12 proponeva per la prima volta a Firenze l’idea di ripensare un appartamento come spazio espositivo. Da quella prima esperienza – ancora strettamente legata all’ambito accademico – il progetto Private Flat è cresciuto e si è evoluto moltissimo. L’iniziale gruppo di studenti della Facoltà di Architettura si è arricchito di nuove forze giovani, e a partire dalla terza edizione – ma soprattutto con la quarta nel giugno 2008 – il numero degli spazi espositivi ha iniziato a crescere, lasciando la sede originale di Via Faenza (l’appartamento abitato dal gruppo Meridiano 12), per diffondersi capillarmente in tutti i quartieri della città.

Pur restando fedele ai suoi principi costitutivi, il progetto ha così subito una trasformazione radicale: non più semplice esercizio di architettura applicata, si è proposto come vera alternativa al sistema consolidato delle galleria d’arte – un sistema che in molti casi è garanzia di qualità, ma che in non pochi altri implica logiche assai lontane dai puri valori artistici.

Private Flat si propone così come struttura invisibile, ideale collante tra curatori, artisti e fornitori degli spazi, che ambisce infine a realizzare un “museo diffuso” su tutta la superficie della città. Nel rifiuto di sovvenzioni statali, mantenendosi ai margini dei circuiti ufficiali dell’arte contemporanea (e del suo mercato), il gruppo di volontari che gli dà vita e lo sostiene, ha così dovuto giocare in questi anni nel difficile equilibrio tra passione e precarietà. Perché per quanto sempre più seguito e di successo, questo progetto resta appeso a un filo: quello che ogni anno si rinnova, ricominciando ad intrecciare ex novo le sue molteplici connessioni.

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Acocella, Gallicco, Magini

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Acocella, Gallicco, Magini

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Acocella, Gallicco, Magini

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Marangoni

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Struttura organizzativa


L’impegno di Mario, Filippo, Matteo, Florentin e Martino (il gruppo che attualmente gestisce il progetto – cui vanno aggiunte le collaborazioni esterne di Marta e Costanza) si ripete così ogni anno, attraverso un iter rapidamente consolidatosi. Per prima cosa, la scelta del tema generale e la preparazione del bando, poi la valutazione dei molti progetti proposti dai curatori ed infine la disposizione dei “collegamenti” tra progetti e spazi a disposizione. Come tiene a sottolineare Florentin, gli spazi espositivi di Private Flat raramente si ripetono attraverso le edizioni – con l’intenzione, appunto, di diffondere il più possibile l’esperienza artistica, piuttosto che radicarla entro aree preferenziali. L’associazione inoltre non tratta mai direttamente con gli artisti, limitandosi a valutare proposte curatoriali che implichino in primo luogo la collaborazione di più autori. La struttura organizzativa schematizzata sulla home page del loro sito ben raffigura questa impostazione di lavoro.

Con “Shameless”, svoltosi tra il 9 e l’11 dicembre 2011, Private Flat è giunto così alla sua settima edizione, convogliando ben 10.000 visitatori sulle strade di Firenze, alla ricerca dei suoi 12 spazi espositivi. Ed il successo dell’edizione può essere determinato anche guardando al suo altro versante, quello organizzativo, passato attraverso la valutazione di ben 57 progetti. Obiettivo per il 2012, è quello di ritornare all’ambientazione estiva, anticipando così la nuova edizione al mese di giugno, con un clima certo più mite e favorevole per i già intrepidi e appassionati visitatori.

Ma la “passione” più grande – intesa qui nei due sensi del termine – sarà però quella del gruppo organizzativo, costretto a lanciarsi nuovamente nell’impresa entro tempi molto ristretti. Basato sul puro volontariato e con un numero ridotto di finanziamenti (seppure di alto rilievo: spicca in particolare il sostegno dello IED Firenze, oltre alla collaborazione della “Casa della Creatività”), Private Flat deve confrontarsi con i problemi tipici dell’associazionismo oggi, specie quando gestito da giovani che, oltre a sostenere un progetto, devono anche trovare un modo per sostentarsi in questo difficile inizio secolo. L’auspicio su cui mi sembra giusto chiudere, è quindi che Private Flat trovi non solo il modo per continuare ad esistere, ma anche la forza e gli stimoli per rinnovarsi ulteriormente, diffondendo il suo “benefico contagio” anche al di fuori dell’ambito fiorentino. E forse anche altri giovani in altre città si lasceranno presto coinvolgere dalla stessa urgenza primaria: quella di rendere l’arte un valore condiviso, fuori dai circuiti elitari dell’economia e del potere, e capace veramente di entrare nelle case di tutti.


In copertina: Faraone, Brezakova





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