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L'addio alle arti di Maurizio Cattelan attraverso alcune preziose pubblicazioni
Data: 10.02.2012

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Dopo tutta una serie di pubblicazioni sparse sulla figura di Maurizio Cattelan – artista discusso dagli stati generali della critica e indiscusso della scena artistica internazionale – il 2011 presenta alcune imperdibili novità per leggere e attraversare il percorso artistico del padre di opere intelligenti, indimenticabili, irrinunciabili. “Maurizio Cattelan. All”, la strepitosa monografia pubblicata, in Italia, da Skira (256 pagine, 45 euro) in occasione della grande retrospettiva organizzata al Guggenheim di New York (4 novembre 2011 – 22 gennaio 2012), è un volume imperdibile per scoprire la parabola linguistica e creativa di un «provocatore, beffeggiatore e tragico poeta del nostro tempo». Curato da Nancy Spector, vicedirettore del Guggenheim, il volume presenta l'opera di Cattelan per attraversare, dalla seconda metà degli anni Ottanta del Novecento al primo decennio del XXI secolo, un percorso singolare che Renato Barilli ha avvicinato, per affinità immaginifica, alle manovre – e alle linee – artistiche di alcuni innovatori della scena artistica italiana ed internazionale (Piero Manzoni e Gino De Dominicis in primis).

Diviso in cinque capitoli generali – “L'estetica del fallimento”, “Dimensioni politiche”, “Dualismo e morte”, “Dall'irriverenza all'iconoclastia” e “Cultura dello spettacolo e immagine mediata” – che raccolgono, in linea di massima, i vari binari seguiti da Cattelan durante il suo percorso di scavo creativo tra le maglie della realtà e della quotidianità, il volume è, di diritto, il primo grande e imponente lavoro che propone, finalmente, una dettagliata analisi su quello che è uno degli artisti più significativi dell'Italia d'oggi.

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Accanto a questa preziosa pubblicazione “Un salto nel vuoto. La mia vita fuori dalle cornici” scritto con Catherine Grenier e pubblicato da Rizzoli nel novembre 2011 (titolo originale “Le saut dans le vide”, Éditions du Seuil, 2011) è, certo, tappa fondamentale per scoprire il percorso artistico dell'artista padovano che si mette a nudo mediante una biografia scritta e costruita a due mani: mediante una lunghissima e serrata intervista (le cui domande devo dire che risultano davvero un po' superficiali) attraverso la quale Cattelan racconta (con risposte, d'altro canto, precise e puntuali) la propria vita. Una vita (una energia vitale) raccontata in prima persona, senza freni critici o teorici, che lascia al lettore un gustoso e sorprendente ventaglio di notizie relative la crescita ostinata di una intelligenza che scansa ogni costruzione e incasellamento metodologico («credo che una delle mie preoccupazioni iniziali fosse quella di non confinarmi a una metodologia ben precisa») per schiudere un programma densamente riformativo, un “Bildhafte Denken” (pensiero per immagini) che “devia dalle norme”, dalle linearità e dal razionalismo.

Maurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata(121 pagine, 17 euro) pubblicata da Mondadori nella collanaStrade blu, è l'ultimo step di questo excursus. Firmata da Francesco Bonami, questa terza stazione (che la casa editrice ha pensato di non inviarci ma noi per etica abbiamo deciso di acquistare a nostre spese e di inserire in questo breve tragitto) si presenta altrettanto elegante e coinvolgente. «Quella che vado a raccontare», suggerisce Bonami, «è una storia vera, una parte è seria, un'altra è una miseria. Serietà e miseria, gli ingredienti che hanno fatto di questo artista un genio dei nostri tempi e di chissà quali altri». «Come Giorgio Morandi guardava le sue bottiglie così a lungo da farle diventare opere d'arte universali, allo stesso modo Cattelan ha guardato così profondamente i propri difetti da trasformarli in» veri e propri (memorabili) «capolavori». In esternazioni creative che leopardianamente partono dal singolo per riflettere sulla “specie” umana.







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