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II Summit Arte e Cultura Sede del Sole 24 Ore
Autore: Emma Gabriele
Data: 28.02.2012

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Valorizzazione degli investimenti in cultura, le sinergie per la valorizzazione del patrimonio culturale, le regole, i rischi e le instabilità dei mercati finanziari e la collaborazione tra il pubblico e il privato nella tutela del patrimonio culturale sono stati i punti cardine del II Summit Arte e Cultura, organizzato nella sede del Sole24Ore di Milano, il 23 febbraio scorso.

Si è discusso di industria culturale e investimenti nell’arte. Alla tavola rotonda hanno lungamente discusso gli operatori del settore e hanno evidenziato le dinamiche che danno origine ad un mercato, come quello dell’arte, di molti profitti ma di poca conoscibilità delle regole e dei rischi e capace di una struttura ancora e fin troppo domestica e conservatrice.
Il mercato dell’arte ha un valore stimato al 2010 di 42,9 miliardi di euro. I protagonisti del mercato dell’arte sono le case d’asta, gallerie, antiquari e dealer.

Un argomento molto dibattuto è stato il Diritto di Seguito per le opere (DdS). Il Diritto di Seguito (o droit de suite così come riportato nel sito della Siae) è il diritto dell’autore di opere d’arte figurative e di manoscritti a percepire una percentuale sul prezzo di vendita degli originali delle proprie opere in occasione delle vendite successive alla prima. È un diritto incedibile ed inalienabile di cui gode l’autore di un opera d’arte figurativa, normativamente regolamentato a livello comunitario dalla direttiva 2001/84/CE. Il diritto sulle successive vendite è un diritto frugifero che consente all’autore di percepire un compenso quando l’opera viene alienata, assicurandogli una partecipazione economica al successo dell’opera stessa ed è previsto sulla base di una percentuale riscossa sul prezzo di vendita, non sul plusvalore delle opere il cui valore originario risulti aumentato.

Inoltre, secondo le previsioni della direttiva, ha una durata di 70 anni dalla morte dell’autore, questo significa che solo gli originali di opere d’arte moderna o contemporanea possono rientrare nel campo di applicazione di tale diritto. In campo internazionale, la convenzione di Berna adottata nel 1886 stabilisce che il diritto sulle successive vendite si applica solo quando la legislazione nazionale del paese dell’autore lo preveda.

La Siae invita gli operatori del settore ad emergere e a dichiarare la regolamentazione del DdS. Secondo i dati forniti dal Sole24 Ore, “al 22 febbraio 2012 sono 569 i professionisti del mercato dell’arte che rispettano l’obbligo di comunicare e versare quanto è dovuto al DdS entro 90 giorni successivi alla transazione”. Secondo i dati offerti dall’esposizione di Marilena Pirelli, giornalista di Arteconomy Sole24Ore, le gallerie, mercanti e case d’asta censite dall’ente gestore del DdS (che opera in regime di monopolio in Italia) come soggetti sottoposti alla regolamentazione risultano in un totale di 1631 professionisti censiti dalla Siae, di cui 1184 sono gallerie d’arte, 65 case d’asta e 382 mercati d’arte.

Solo 569 versa il compenso, poco più di 1/3, versa il diritto di autore per le arti figurative. La Siae cerca anche artisti o eredi che non hanno rivendicato il loro compensi, sono circa 1730 e un elenco dettagliato verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2012. (Fonte Arteconomy – Plus del Sole24 Ore del 25 febbraio 2012) Potrebbe essere questo un giusto supporto all’economia dell’arte.

Giuseppe Calabi, partner dello studio legale CBM & Partners, continua con un intervento dettagliato circa i rischi e le regole dell’investimento in arte, mettendo a confronto gli ordinamenti di Francia, Inghilterra e Italia. Dal quadro descritto diviso in focus di ragionamento, l’Italia ne esce come un mercato a forte carica domestica con livelli di prezzi medio – bassi. Primo focus: licenza di esportazione e le lentezze burocratiche del Sistema Informativo degli Uffici Esportazione: SUE. In Francia e in Inghilterra, di fronte alla vendita di un opera d’arte non c’è procedimento del vincolo ma solo la prelazione dello Stato: se lo Stato non procede ad un offerta, l’opera è libera di uscire dal paese, diversamente dall’Italia che attua un sistema di immobilismo per le opere.

In Francia, esiste la classificazione dei beni appartenenti al Tresor National. L’offerta d’acquisto per lo Stato francese è subordinata alla stima oggettiva di un esperto, ciò implica una larga esattezza nella valutazione dell’opera. In Inghilterra bisogna rispondere alle domande dei WAVERLEY CRITERIA: se una sola delle risposte è positiva, l’opera d’arte sosterà in patria, altrimenti si procede alla licenza di esportazione. In Italia vi è assoluto divieto di esportazione per le opere di artisti non viventi con opere con più di 50 anni, lo Stato procede (ed è solo una facoltà) all’acquisto coattivo e non permette l’esportazione se non procede all’accettazione della domanda di licenza.

Inoltre si deve ricordare che la normativa italiana che governa la situazione economica delle opere d’arte è del 1909, i criteri guida sono dettati da una Circolare del Ministero della Pubblica Istruzione del 13 marzo 1974 che fa solo ed esclusivo riferimento all’arte antica e dei cui estremi nulla si conosce pubblicamente. Ulteriore problema e secondo focus è la fiscalità: l’IVA è in Italia al 21-23% e fa a pugni concorrenziali con la vicina Svizzera all’8% (senza neanche il DdS), al 5% di Malta e il 15% di Lussemburgo. Una imposta IVA così pesante in caduta sull’acquirente soffoca le case d’asta perché devono aumentare le fee.

Terzo focus: in Italia la catalogalizzazione dei beni notificati è rimasta solo un progetto, le cui linee formative sono contenute nell’art 17 del Codice dei Beni Culturali, articolo che non ha avuto attuazione. L’esportazione definitiva dei beni culturali notificati è però vietata in Italia: art 66 del CC. Quarto ed interessante focus: le buone regole di investimento. Bisogna chiedere la professionalità di dealer accreditati, verificare la provenienza e l’identità del venditore, accertarsi che l’opera non risulti nell’elenco della banca dati dei furti o delle opere trafugate, controllare se l’esportazione risulti regolare. Il grande problema è costituito dalla Autenticità dell’opera: meglio attendere il parere di fondazioni o archivi che lasciano tale patente, esempio tipico è la Fondazione Lucio Fontana che non chiede pagamenti per le autentiche ma si rifà sui diritti di seguito.

E ancora, sottoscrivere contratti con garanzie di autenticità, conservare e assicurare l’opera negli istituti a questo predisposti.






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