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Civita stila il bilancio degli investimenti culturali in Europa
Autore: Stella Kasian
Data: 29.02.2012

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CITYMORPHOSIS. Politiche culturali per città che cambiano

C’è crisi, e lo si sa bene, ma Civita, associazione che da anni opera nella valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale del paese, pare essere fiduciosa. Per il suo IX rapporto, raccolto in un volume edito da Giunti e presentato al MAXXI di Roma, alcuni illustri ricercatori del Centro Studi “G.Imperatori” hanno preso a campione 12 città italiane ed europee per studiare il ruolo della cultura nella definizione strutturale e sociale dei centri urbani, e hanno scoperto, con non troppa meraviglia, che il bel paese risulta agli ultimi posti per impiego dell’industria culturale nei processi di crescita economica. Come a dire chi ha il pane non ha i denti. L’Italia detiene il più ampio patrimonio artistico a livello mondiale, ma a quanto pare sembra che ciò non basti a far brillare lo stivale nel cielo più o meno azzurro dell’Europa.

A primeggiare sulle classifiche degli investimenti in cultura, oltre alle storicamente ben piazzate Londra e Parigi, fa capolino già da qualche anno l’intraprendente Berlino che ha portato avanti uno sviluppo del settore culturale sotto molteplici aspetti, assolutamente integrati fra di loro. Il patrimonio museale e monumentale della capitale tedesca fa da sfondo ad una sempre più crescente attività di incoraggiamento dell’arte contemporanea, attraverso vie sia istituzionali che autonome. Fortunatamente qualche bella sorpresa arriva anche dalle nostre parti. Piccoli centri come Mantova e Forlì hanno dimostrato di saper giocare bene le proprie carte, privilegiando un atteggiamento innovativo volto a sfruttare le risorse storico artistiche del territorio quanto a svilupparne nuove.

Grande protagonista delle politiche culturali nostrane è senza alcun dubbio Salerno. Invitato a confrontarsi con i colleghi, l’assente padrone di casa Gianni Alemanno e il primo cittadino fiorentino Matteo Renzi, il sindaco della città campana Vincenzo De Luca ha fatto giustamente sfoggio del lavoro conseguito negli ultimi anni. Salerno può vantare un recupero urbanistico senza pari, con una particolare attenzione verso questioni ambientali e di sostenibilità. Da un punto di vista più strettamente legato alle politiche culturali inoltre, il capoluogo campano, grazie alla realizzazione di grandi opere (tanto per citare le più note la Cittadella Giudiziaria progettata da David Chipperfield e il Porto turistico firmato Santiago Calatrava) promette di diventare nel giro di un biennio una delle mete del nuovo turismo architettonico. La bellezza intrinseca di queste terre viene ritrovata ed esaltata dal più moderno ingegno. Gli esempi internazionali citati sono la dimostrazione lampante di come la cultura rivesta un ruolo fondamentale nella crescita di un centro urbano, sia da un punto di vista urbanistico, definendo gli spazi e dando una connotazione specifica alla città, sia sotto l’ottica di uno sviluppo più concretamente economico.

Se è vero, come ha sottolineato all’inizio dell’incontro il Vice Presidente dell’Associazione Civita Bernabò Bocca, che il turismo culturale in Italia ha retto all’impatto della crisi economica mondiale meglio di molti altri compatti produttivi, è altrettanto vero che proprio questo settore così ricco può essere uno dei principali punti di partenza per il rilancio dell’economia nazionale. Le ricerche condotte dall’Associazione hanno dimostrato come le città che negli anni passati hanno puntato sull’industria della creatività e della cultura mostrino dei tassi di crescita superiori rispetto alla media europea, basti solo pensare all’influenza esercitata sul settore del turismo o agli effetti generati sul piano dell’occupazione. Ciò che Civita propone è una serie di riflessioni atte a mettere in moto azioni di governo capaci di risvegliare le potenzialità del paese. Una maggiore sinergia fra amministrazione centrale e locale, un sistema di governance che si dirami su tutti i livelli della struttura sociale, una partecipazione più attiva del privato negli investimenti culturali (il caso Colosseo-Della Valle è solo l’ultima dolorosa dimostrazione della lunga strada ancora da percorrere).

“Di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda” così scriveva Italo Calvino ne Le città invisibili. Di domande ce ne sono molte, vogliamo sperare che la politica culturale del paese sappia dare le giuste risposte affinché le nostre città smettano di essere invisibili.








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