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Un nuovo volume -et.al edizioni- raccoglie tutti gli “Scritti sull'arte” di Carla Lonzi
Data: 19.03.2012

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«In via Aristide de Togni, a Milano, la casa editrice et.al, ha avviato di recente, un importante e direi necessario piano di ripubblicazione dell'opera critica e teorica di Carla Lonzi (1931-1982)», scrivevo su queste stesse pagine interattive qualche tempo fa. «Sputiamo su Hegel. E altri scritti (1970-74), Taci, anzi parla. Diario di una femminista (1978) o il delicatissimo Vai pure. Dialogo con Pietro Consagra (1980), tracciano, assieme allo straordinario Autoritratto (1969), il viaggio di una donna che, tra ragione e passione, ha capovolto alcuni prefissi critici per dar luogo ad un essenziale discorso plurale teso a fare dell'opera il punto d'incontro tra l'arte e la critica d'arte, il mondo della cultura e quello della vita».

A questi preziosissimi volumi si è aggiunto, da poco, un nuovo importante lavoro curato da Lara Conte, Laura Iamurri (sua anche la “Prefazione”) e Vanessa Martini che raccoglie tutti gli “Scritti sull'arte” di Carla Lonzi (pagine 756, euro 36). Scritti che vanno dal 1955 al 1981. Scritti, ancora, che attraversano non solo i paesaggi dell'arte e della critica d'arte [interessanti ed indispensabili i quattro contributi a fine volume (“Carla Lonzi per il Paese Sera” e “La collaborazione di Carla Lonzi alla rubrica Arti figurative de L'Approdo” di Vanessa Martini, “Carla Lonzi a Torino: alcune coordinate” di Lara Conte, “Carla Lonzi sul marcatré” di Laura Iamurri)], ma anche le evoluzioni – i balsami e le bufere – di un pensiero che ha saputo mantenere alto il “principio” della critica attraverso la costruzione del dialogo e dell'infinito intrattenimento con i veri protagonisti dell'arte. Gli artisti, appunto. Anche perché, è la stessa Lonzi a dirlo in una recensione dedicata ad Oskar Schlemmer apparsa nel 1962, «quando un pittore non trova un critico disposto a vivere la sua avventura e quando un critico non trova un pittore sul cui lavoro imbastire un'esperienza potenzialmente universale di vita e di cultura in modo che infine entrambi rispondano a interrogativi più vasti e sconvolgenti per i milieu nel quale si trova a operare, quando ciò non avviene l'artigianato pittorico di un ambiente non ha ancora trovato la sua ragione artistica nella contemporaneità».

Oltre ad essere un libro ricco di riflessioni e di spunti, “Scritti sull'arte” è anche la prima sistematica raccolta in volume, suggerisce Iamurri nella “Prefazione”, «in cui vengono riuniti per la prima volta», e direi in maniere diligente, elegante ed intelligente, «saggi e conversazioni usciti per lo più in quotidiani, periodici e riviste specializzate; presentazioni di mostre pubblicate in cataloghi rari ormai persino nelle biblioteche; testi di conferenze, contributi in volume, scritti divenuti di fatto inaccessibili per la difficile reperibilità delle fonti».

Si tratta, allora, di occasioni del tempo – articoli, saggi apparsi in catalogo ecc. – che ricostruiscono l'itinerario critico e intellettuale di una figura (scomoda per la critica istituzionale e accademica, disobbediente nei confronti di strutture e di gerarchie, insofferente a certi atteggiamenti ufficiali) la cui attitudine caratteriale ha fabbricato, via via, un cammino teorico esemplare. Vivacizzato, tra l'altro, dalla trasparente leggerezza di una scrittura fluida ed efficace.





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