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Sull’attualità del sogno americano: undici proposte alla Strozzina
Autore: Simone Rebora
Data: 20.03.2012

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Vai all'evento: American Dreamers - Realtà e immaginazione nell’arte contemporanea americana

Vai alla sede: CCCS - Centro di Cultura Contemporanea Strozzina

Gli artisti correlati: Will Cotton, Adam Cvijanovic, Nick Cave, Laura Ball, Adrien Broom, Richard Deon, Thomas Doyle, Mandy Greer, Kirsten Hassenfeld, Patrick Jacobs, Christy Rupp




Negli anni della crisi economica e della minaccia terroristica, dei disastri naturali, nucleari e geopolitici, quanto ancora è attuale il mito del “sogno americano”? La risposta, per nulla scontata e univoca, è sperimentata al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina (CCCS) nelle proposte di undici tra i maggiori artisti americani della contemporaneità. In occasione dell’Anno Vespucciano, e in contemporanea con la mostra “Americani a Firenze”, CCCS sceglie ancora una volta un’impostazione critica e problematizzante – proprio come era avvenuto con la precedente “Declining Democracy”. La mostra si accompagna inoltre a un fitto programma d’incontri, che con una cadenza quasi settimanale stimoleranno ulteriori occasioni di confronto e approfondimento.

La visita di “American Dreamers” si apre con il grande intervento site-specific di Adam Cvijanovic: un “affresco a parete” nella migliore tradizione pittorica occidentale (sembrerebbe), che inserisce il visitatore in un’ambientazione aperta, calma e rassicurante. Ma basta analizzare meglio la tecnica utilizzata, per comprenderne il deciso approccio critico. Cvijanovic si serve di frammenti dipinti su tyvek, un tessuto sintetico facilmente trasportabile: questi sono in seguito disposti sulla parete, creando un enorme collage che ci offre l’illusione della continuità. Ma tutto è in realtà frammentato e discontinuo; e non sarà un caso se gli elementi che compongono questa visione siano lotti immobiliari e macchinari da costruzione – simboli dell’immaginario del sogno americano, ma anche evidente allusione alla speculazione edilizia causa della recente crisi economica.

L’elemento della casa monofamiliare è centrale anche nell’opera di Thomas Doyle (scelta come “immagine di copertina” per la mostra). Solo che qui la componente negativa è dichiarata in maniera assai più esplicita: le case restano in bilico sui dirupi, sospese su misteriosi crateri o sventrate da inspiegabili esplosioni. Il mondo che lo spettatore osserva in una bolla di vetro, ostenta una normalità che è totalmente negata dalla sua evidenza. Un discorso simile è sviluppato da Patrick Jacobs, i cui paesaggi iperreali affiorano da dietro spesse lenti convesse, illuminati da una luce intensa e straniante. Sospesi e ambigui sono anche i soggetti delle splendide foto di Adrien Broom, che galleggiano come fuori dal tempo, abbandonandosi al richiamo “acquatico” della malinconia.

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Will Cotton
Consuming Folly, 2009-2010
Oil on linen - 183 x 214 cm
Courtesy Private collection and Galerie Daniel Templon, Paris.
Photo: B. Huet/Tutti




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Nick Cave
Soundsuit
, 2011
Mixed media - approx. 280 cm high

Photo: James Prinz/
Courtesy of the artist and Jack Shainman Gallery, New York

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Thomas Doyle
Null cipher
, 2006
Mixed media - 35.6 x 34.9 x 34.9 cm

Courtesy of The West Collection, Oak
© Thomas Doyle

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Christy Rupp
Brinkiness
, 2007-8
Mixed media 40.6 x 50.8 cm
Courtesy the artist
and Federeike Gallery


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Patrick Jacobs
Interior with View of the Gowanus Heights
2011
Diorama viewed through 5 inch
window 73.7 x 53.3 x 53.3 cm
Courtesy of the artist
and Pierogi Gallery, New York

Ma non sono solo i lotti immobiliari ad essere sottoposti alla critica degli “American Dreamers”. La pratica del “riutilizzo” giunge a toccare molteplici elementi della tradizione e della vita comune americana: la carta da regalo della serie Star di Kirsten Hassenfeld, la cui straordinaria abilità artigianale mette in crisi la distinzione tra belle arti e arti decorative; gli avanzi di fast food, utilizzati da Christy Rupp per realizzare gli scheletri di Extinct Birds Previously Consumed by Humans: l’alca impenne, il moa e il dodo, simboli di un consumismo ante litteram che oggi ancora si ripete, e con le più imprevedibili conseguenze. Ma l’esempio forse più significativo di questa pratica del “riciclaggio simbolico”, è l’opera di Richard Deon, da lui stesso definita “surrealismo sociale”. Deon si serve delle figure stereotipate che comparivano sui libri di testo degli anni ’50: e le lezioni di educazione civica, la cosiddetta “consensus history”, sono stravolte in una sintassi nuova e straniante. C’è una forte carica parodica in queste creazioni, che pur non invitano esplicitamente al riso, né ci offrono un’interpretazione univoca. La loro grammatica racconta storie incomprensibili, ma lo fa con una coerenza sconcertante.

A un bagaglio simbolico molto più ricco e stratificato, si rifanno invece gli acquarelli di Laura Ball, che uniscono le figure di svariati animali a reti intricate, maschere e muri multicolori. Il sogno, qui, è inteso nella sua accezione psicoanalitica junghiana, come serbatoio di archetipi radicati nell’immaginario collettivo. In esso il soggetto si confonde e disperde, indossa la maschera, ed è compito dello spettatore interpretarne il significato. Molto più pop è invece l’immaginario dei grandi dipinti di Will Cotton, che nello stile del miglior Tiepolo ritraggono giovani ragazze dell’alta società newyorkese – o l’icona pop Katy Parry –, tutte immerse senza veli in una rosea Candy Land, la cui sovrabbondanza zuccherina diviene simbolo inequivocabile di una decadenza in atto. Altrettanto sgargianti ed esibizionistici, sono poi gli “abiti sonori” di Nick Cave, i quali però ricoprono per intero i corpi dei ballerini, lasciando emergere al loro posto immagini di valore universale.

Chiude la visita il percorso attraverso l’installazione di Mandy Greer dal titolo Cynosura: anch’essa tessuta a uncinetto e realizzata con materiale di riuso, si diffonde sulle pareti e sul soffitto, immergendo il visitatore in un paesaggio naturale e simbolico, in una dimensione panteistica dove sogno e realtà sono due facce della stessa moneta.
E varcata l’ultima soglia, vorremo ancora pensare al Dollaro?

In copertina: 
Adam Cvijanovic

Exurbia (New City) 2001-2012
Courtesy l’artista e Blindarte Contemporanea, Napoli Exhibition views American Dreamers. Realtà e immaginazione nell’arte contemporanea americana, Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze
Photo: Martino Margheri





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