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CAM-ouflage, ossia cattive nuove dal museo d’arte contemporanea di Casoria
Data: 20.03.2012

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Nel 2005 apriva i battenti, con ben chiara l’intenzione di non essere un semplice polo espositivo e con un programma fitto d’attività e proposte il Contemporary Art Museum di Casoria di Antonio Manfredi. Situato in uno dei quartieri della camorra napoletana, si era già reso celebre nel tempo per gli svariati gesti di protesta, ultimo quello avvenuto alla 54° Biennale di Venezia regionale voluta dall’ex direttore Sgarbi, bloccata da un assedio di immondizia.

Ma purtroppo non sono questi gesti a turbare la quiete (per così dire) del museo: minacce e tentativi di rivendicazioni mafiose sono state subite negli anni dal CAM, senza mai destare alcun particolare interesse nella politica e nelle istituzioni che, di regola, avrebbero il dovere di garantire una normale fruizione del museo. Così non è e, fondi carenti, il Museo d’arte contemporanea di Casoria si trova ora a non disporre dei mezzi necessari per garantire una gestione rispetto gli standard minimi e, soprattutto, rispetto ai programmi che Manfredi aveva in mente dall’apertura.

Fallito un tentativo di asilo politico sotto la bandiera tedesca, Manfredi ha optato per un gesto estremo: inviato una lettera dossier alle principale istituzioni politiche italiane ed europee contenenti la riproduzione fotocopiata di tutte le opere in suo possesso (per un valore totale di circa 6 milioni di euro), il 2 marzo ha bruciato pubblicamente una delle opere più rappresentative della collezione, una serie di tele-ritratto di un camorrista latitante già presentata sia alla Kunsthaus Tacheles di Berlino che alla scorsa edizione della Biennale veneziana. Ha aperto quindi la mostra CAM-ouflage_fotocopie, per la quale tutte le opere esposte sono state sostituite da loro riproduzioni in fotocopia. Si spera con questo gesto estremo di portare l’attenzione sulla situazione del museo di Casoria ma, più in generale, sulla disattenzione delle istituzioni nei confronti della cultura italiana tutta.

Ma, se così non fosse e se non dovesse esserci un miglioramento delle condizioni del CAM, Antonio Manfredi è pronto, in accordo con gli artisti che hanno creato le opere possedute dal museo, a distruggerne una ad una a partire dal prossimo aprile. Un conto alla rovescia che, se dovesse iniziare, porterà alla lenta ed inesorabile distruzione di mille opere in mille giorni, la cancellazione dal nostro patrimonio culturale di mille lavori e la perdita di 6 milioni di euro di opere d’arte. È incredibile che in un paese come il nostro anche solo una persona debba arrivare ad un gesto simile ed è incredibile che, ancora, gli unici che rimangono esterrefatti per il fatto che una persona sia dovuta scendere a questo livello siano quelli che in realtà non possono fare niente.







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