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GREEN ISLAND 2012: Intervista a Claudia Zanfi.
Data: 12.04.2012

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Dal 17 al 22 aprile 2012, durante il Fuori Salone di Milano, nell’ambito del progetto GREEN ISLAND, giunto alla 10° edizione, sarà presentato “Flora Binaria”, a cura di Claudia Zanfi, per esplorare le connessioni tra arte e paesaggio. Fondatrice e direttrice di aMAZElab, il laboratorio di progettazione culturale milanese che lavora sui temi quali arte pubblica, comunità locale e territorio, geopolitica e micro-geografie. GREEN ISLAND è un progetto attivo dal 2002 in Zona Isola Milano, tra la Stazione Garibaldi e via Pepe, che sperimenta modalità di intervento artistico e progettuale per creare una dimensione di maggiore armonia tra spazio pubblico e verde urbano. Coinvolge un ampio network di negozi, laboratori artigianali e artistici, studi di design e di architettura del quartiere Isola, oltre a proporre installazioni e interventi ‘site specific’ di arte, fotografia, architettura e design, volti alla valorizzazione dello spazio pubblico e del suo utilizzo. Ne abbiamo parlato con l’ideatrice, Claudia Zanfi.

Francesca Caputo: Da quali presupposti teorici è nato Green Island?
Claudia Zanfi: Esempio illuminante che ha influenzato teoricamente il progetto GREEN ISLAND, è il pensiero del paesaggista francese Gilles Clément e in particolare il tema di “Terzo paesaggio”: Se si smette di guardare il paesaggio come l’oggetto di una attività umana subito si scopre una quantità di spazi indecisi, privi di funzione sui quali è difficile posare un nome. Questo insieme non appartiene né al territorio dell’ombra né a quello della luce. Si situa ai margini. Tra questi frammenti di paesaggio, nessuna somiglianza di forma. Un solo punto in comune: tutti costituiscono un territorio diffuso per la diversità. Per natura, il ‘Terzo Paesaggio’ costituisce un territorio per le molte specie che non trovano spazio altrove”.

F.C: Che tipo di installazione sarà presentata durante questa 10° edizione all’interno del Fuori Salone?
C.Z: Quest’anno con il Fuori Salone arriva la 10° edizione di GREEN ISLAND, l’anima eco del Quartiere Isola, pronta a ‘fare atterrare’ nell’atrio della Stazione Garibaldi di Milano un tappeto in versione orto-giardino di RE.RURBAN: oltre 120mq con i colori della primavera e dell’orto, punto di passaggio quotidiano di moltissimi pendolari (oltre 600.000 al giorno), decorato - come da antica tradizione - con fiori e disegni di erbe spontanee (trovate a nord di Milano, quindi anche fortemente localizzate e mappate), erbacee (o malerbe, da non confondere con… erbacce) e ortaggi a ricordo degli ormai noti e tanto amati “orti urbani”. Ma questa volta l’esperienza verde sarà sensoriale: cortocircuito tra realtà e desiderio, verità e finzione, per rompere come un grido, il grigio asfissiante metropolitano e tentare di sfondare oltre, verso il regno della natura.

F.C. Accanto al “Green Carpet”, saranno presentati anche gli eco-box per Orti-Giardino. Ci parli di questo progetto?
C.Z: In occasione dell’inaugurazione del Green Carpet verranno presentati anche i piccoli e mobili “ortigiardini” di erbe aromatiche e spontanee, disegnati da studenti del Master in Design Sostenibile del Politecnico e realizzati in eco-box con cassette riciclate dei mercati rionali di orto-frutta, rimodellate come contenitori. Le erbe spontanee sono una risorsa infinita di sorprese: hanno tali e tante qualità che ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo sulle loro “proprietà”. Non per niente sono al centro dell’attenzione dei ricercatori nella medicina come nella cosmesi.

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F.C. L’anno scorso fu presentato “The Green Public Library/La Biblioteca del Verde Pubblico”, ovvero la creazione di un nuovo giardino di quartiere fatto solo di erbe spontanee della città. Quest’anno il discorso viene approfondito con il libro “Flora Urbana. Le erbe d’asfalto”.
Che ruolo possono svolgere queste piante spontanee nella riqualificazione di zone marginali? E come sarà caratterizzata questa pubblicazione?
C.Z: Quale migliore contesto della stazione, con i suoi esempi di flora ferroviaria lungo i binari, per scoprire il lancio del libro FLORA URBANA. Le erbe d'asfalto. Si tratta di una pubblicazione unica nel suo genere, che racconta il diffondersi di tante specie vegetali spontanee in ambito urbano, attraverso una bella raccolta di immagini, con accurate schede botaniche dell’agronoma Dott.ssa Francesca Oggionni, un testo del direttore del Museo di Storia Naturale di Milano Dott. Enrico Banfi, il quale afferma che ‘‘Il verde nelle metropoli è un’esigenza primaria che non richiede spiegazioni”. Inoltre, un ampio percorso attraverso i dieci anni del progetto GREEN ISLAND, da me curato.

F.C: Green Island giunge quest’anno alla sua decima edizione. Puoi fare un bilancio di quest’esperienza? Qual è stato il filo conduttore della programmazione?
C.Z: L’intero progetto GREEN ISLAND nasce dalla necessità di riportare il cittadino a una dimensione di maggiore armonia tra lo spazio urbano e lo spazio naturalistico; è un momento di riflessione e di capacità progettuale su temi urgenti quali arte, società, paesaggio. Il filo conduttore di GREEN ISLAND è aver saputo mettere in rete realtà e soggetti diversi su temi come la sostenibilità e la biodiversità urbana. Si è concretizzato in un laboratorio attivo per le vie del quartiere  ISOLA, tra le piccole botteghe artigiane che hanno iniziato la propria attività in via Pepe, di fianco a quelle già esistenti e agli storici laboratori di fabbri, falegnami, liutai. Una creatività ‘pulviscolare e diffusa’, che si è andata ad aggiungere agli studi di artisti, architetti e designer, che da tempo hanno eletto come proprio quartiere questa area della città.

F.C: Quali sono i progetti realizzati in questo decennio a cui ti senti maggiormente legata?
C.Z: Tutti i progetti presentati a GREEN ISLAND sono degni di essere ricordati. Ho grande affezione per Andrea Branzi con la sua proposta per ‘Oasi Verde Garibaldi’, una sorta di ampio giardino sospeso sui binari della ferrovia; per l’olandese Ton Matton con il rivoluzionario ‘Frutteto Urbano’, un progetto per la coltivazione di frutta in ambienti chiusi ‘indoor’; per il viennese Lois Weinberger coi suoi sognanti ‘Giardini Mobili’ (presentati poi alla Biennale di Venezia); e infine per i giovani architetti polacchi Medusa Group, con i loro progetti di recupero di aree dismesse nella zona delle ex-miniere di carbone in Slesia.

F.C: Quali sono i principali obiettivi raggiunti, anche nei diversi momenti di approccio al quartiere e ai suoi abitanti?
C.Z: Da queste esperienze concrete, positive, nascono una  serie di progetti paralleli, a dimostrazione della positività dei  risultati, della capacità di creare link e network, tra comunità e territorio. Tra questi: Vetrine&Design, un progetto speciale per le vetrine dell’asse principale di quartiere, con l’esposizione di prototipi degli studenti del ‘Master in Design Strategico’ sul  tema del desgin sostenibile. DID - Distretto Isola Design, ampio network per la valorizzazione del Commercio, dell'Artigianato e della Creatività durante il Fuori Salone. Laboratori artistici, artigianali e commerciali vengono messi in rete da un percorso che stimola il rispetto dell'ambiente, il senso di appartenenza alla comunità, la scoperta di un quartiere accogliente e proposte culinarie a chilometro zero. Mostre, peformance, aperitivi, musica, dibattiti, conferenze, per la valorizzazione del quartiere e di una filosofia sostenibile. Isola Talks&Walks, proseguimento delle attività di Green Island, come ricognizione e lettura della città, con passeggiate, incontri, conferenze, allo scopo di sperimentare spazi di condivisione, produzione e cultura nei quartieri. MetroCult, progetto in collaborazione con Provincia di Milano - Assessorato alla Cultura, per le buone pratiche e progetti culturali metropolitani.

F.C: Green Island ha precorso tendenze e pratiche artistiche diffuse negli anni successivi, come i progetti sulla sostenibilità, installazioni urbane, ecc. Credi che siano maturati i tempi e le coscienze per una progettualità sostenibile diffusa anche in campo artistico e culturale?
C.Z: Per una pratica curatoriale come la nostra e progetti come GREEN ISLAND, attivi tra comunità e territorio, è necessario intervenire sul paesaggio locale, prestando grande attenzione alla memoria dei luoghi, ma anche creando situazioni nuove integrate al contesto in cui vengono a dialogare. L’utilizzo di spazi liminali, i margini di una stazione ferroviaria, un’area urbana preesistente, rappresentano la necessità di caricare di segni estetici contemporanei superfici neutre o luoghi di passaggio, ad alta densità di significato sociale. È quindi necessario lavorare su una nuova idea di territorio, attraverso progetti dedicati alle urgenze del contemporaneo, come la sostenibilità e la biodiversità urbana.

F.C: Quali saranno le mete da affondare nel prossimo futuro?
C.Z: Joshep Beuys affermava che “l’arte deve essere in grado di modificare il mondo in un luogo migliore’. Da tempo l’arte non è più solo un luogo privilegiato, ma si è trasformata in un osservatorio che si espande nella città, nella società, nel paesaggio. Bisogna perciò essere in grado di abbracciare un luogo e un tempo, in una rete di relazioni culturali e sociali nuove.







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