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La responsabilità ai tempi del libero mercato
Data: 16.04.2012

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Vai all'evento: When (Italian) Responsibilities Become Form

Vai alla sede: Galleria OltreDimore

Gli artisti correlati: Alessandro Moreschini, Cesare Pietroiusti, Piero Mottola, Dacia Manto, Armando Lulaj, Diego Paccagnella, Emanuela Ascari, Michelangelo Pistoletto



La mostra “When (Italian) Responsibilities Become Form” rimarrà aperta fino al 21 di aprile 2012, data in cui è prevista la chiusura con la performance di Cesare Pietroiusti. Tra gli artisti in mostra presso la Galleria Oltredimore di Bologna si segnalano Emanuela Ascari, Armando Lulaj, Dacia Manto, Alessandro Moreschini, Piero Mottola, Michelangelo Pistoletto e Diego Paccagnella. L’evento espositivo è ideato e organizzato da uno dei più promettenti curatori di area emiliana: Raffaele Quattrone, Presidente del Dipartimento Emilia Romagna dell’Associazione Nazionale Sociologi.

L’arte e la cultura ai tempi della modernità: è questo il punto da cui parte la ricerca di Quattrone. “ […] se prima della modernità la concezione unitaria di arte è stata il riflesso di una diffusa omogeneità culturale, con l’avvento di questa […] il mondo dell’arte si configura sempre più come un campo di gioco o di lotta, dove soggetti più o meno dotati di capitale economico, culturale, sociale e simbolico si contrappongono tra di loro per ottenere il dominio del campo, ovvero, il potere simbolico di definire cosa sia l’arte”. Per avvalorare questa tesi bisogna mettere in luce come nell’ultimo secolo le nazioni di riferimento in campo artistico sono quelle dotate di un’economia solida, come Stati Uniti, Germania e Inghilterra, che hanno espresso costantemente artisti di grande livello. Il fatto che esista una connessione tra arte ed economia è dimostrato anche da quelle “nazioni in via di sviluppo”, che, improvvisamente, iniziano a destare l’interesse internazionale del mondo della cultura, ma anche degli investitori. In riferimento ai nostri giorni l’esempio più calzante è rappresentato dall’India, ma solo pochi anni fa lo stesso discorso poteva essere valido per i Paesi dell’Est Europa, che hanno avuto un vero e proprio boom artistico a partire proprio dalla caduta del muro di Berlino. La controprova di questo legame tra mercato dell’arte e sviluppo economico è rappresentato proprio dall’Italia, una nazione che artisticamente vive in una sorta di “limbo”, lo stesso in cui ristagna la sua economia.

“When (Italian) Responsibilities Become Form” vuole mettere in luce la centralità dell’artista nella società. Il progetto mostra vuole essere, quindi, una riflessione sul momento storico che stiamo attraversando, in cui l’arte, sedotta dalle tentazioni del mercato, ricerca sempre più spesso eventi mediatici e mondani per far parlare di sé, a discapito della qualità delle opere. Questo processo di sbilanciamento verso il mercato, secondo il curatore, prende il via negli anni ’90, momento in cui si inizia ad avvertire “l’esigenza di una sorta di ‘fast food culturale’, che alla cultura preferisce pillole di sapere precodificato e che, per brevità ed efficacia, ricordano gli slogan pubblicitari, oppure i messaggi racchiusi in certi cioccolatini”.

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Emanuela Ascari, Materia Primaria.
Installazione, 2011. N. 40 teche in plexiglass 18x6x24 cm,
terreni vari, rocce, sabbie, ghiaie, argille.
Dimensioni ambiente. (Particolare dell'installazione)


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Armando Lulaj (2005), PROBLEMS WITH RELATIONSHIP,
film, DVD, 57’, color, silent.
Courtesy the artist and DebatikCenter Production



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Alessandro Moreschini (2005), QUO VADIS?,
tempera acrilica su tela, 6 tele 60 x 60 x 3 cm cad.
(superficie totale 250 x 185 cm)


Il tema della responsabilità viene affrontato in modo differente dagli artisti che partecipano alla mostra, ma le varie voci si integrano e si materializzano in un progetto unitario: Emanuela Ascari si interroga sui processi di trasformazione che coinvolgono il territorio, per esempio la cementificazione e l’inurbazione; Armando Lulaj smaschera le contraddizioni del sistema capitalistico; Dacia Manto analizza le conseguenze ambientali causate dalle compagnie petrolifere; Alessandro Moreschini cerca di superare i conflitti culturali che intercorrono tra i popoli; Piero Mottola annulla le barriere tra le diverse discipline artistiche e tra l’artista e il suo pubblico. Per Cesare Pietroiusti, invece, la parola “responsabilità” rappresenta la possibilità di dubitare liberamente delle certezze precostituite, mentre per Michelangelo Pistoletto e Diego Paccagnella è un modo per valorizzare le specificità culturali: la diversità non implica mai il concetto di rivalità.

Il termine “responsibilities” viene quindi declinato in diverse accezioni, con margini di approfondimento e spunti di riflessione che continueranno a essere sviluppati dagli artisti negli anni a venire. La sensazione è che questo progetto abbia tutte le potenzialità per ripetersi di nuovo su più ampia scala, con il coinvolgimento di realtà istituzionali e con l’adesione di un numero ancora maggiore di artisti e curatori. Uno dei modi per tentare di risolvere i problemi della nostra società è iniziare a porci delle domande che abbiano un’utilità condivisa, cercando di trovare delle valide risposte a quelle istanze che coinvolgono da vicino l’arte al pari della sociologia.


In copertina: Armando Lulaj (2010), CHARGING BULL,
stampa in bianco e nero, 197 x 127 cm.
Courtesy the artist and DebatikCenter Production







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