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Leggere Carla Lonzi, leggere dentro di sé, leggere l'arte.
Data: 02.05.2012

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Gli Scritti sull'arte di Carla Lonzi. Finalmente. Vanno dal 1955 al 1970, quando interrompe l'attività di critica d'arte militante per diventare una militante del movimento femminista. Ci sono voluti 42 anni. Del resto anche i suoi scritti femministi, erano una specie di samizdat, da recuperare tra amici e librerie delle donne. Et.al./ Edizioni ha meritoriamente ripubblicato tutto. Nel 2012, "Scritti sull'Arte", e prima, "Sputiamo su Hegel e altri scritti"; "Taci anzi parla. Diario di una femminista"; "Autoritratto"; "Vai pure. Dialogo con Pietro Consagra". Ho conosciuto Carla Lonzi prima come femminista e dopo come critica d'arte. Circa nel 1985 il gallerista Franco Toselli mi regala Autoritratto: "penso che sia un libro che ti interessa". E' stata la prima cosa sull'arte di Carla Lonzi che ho letto. Una folgorazione. Guardando l'arte potevo fare il mio autoritratto. Vale per la storia, per le vite che incontriamo, per i libri che leggiamo.

Potevo fidarmi delle mie intuizioni, perchè, come dice Lonzi, "l'intuizione è essa stessa un modo di vivere e non un mistero da chiarire attraverso un'analisi razionale". Ma leggo questa frase, solo oggi, nel saggio "La critica è potere" - 1970 (Scritti Sull'arte p. 647). Forse l'avevo assorbita da quell'autoritratto "disegnato" con le parole sue e degli artisti, con le foto delle loro opere e con quelle della vita di Carla.

Ero stata molto colpita da "Sputiamo su Hegel", dove con grande anticipo aveva individuato la questione dirimente rispetto ad ogni processo rivoluzionario o di liberazione. Il nodo era il patriarcato, prima ancora del capitalismo. Parole profetiche. Ma il capitalismo c'è ancora e per giunta si poggia su patriarcato fuori controllo. Come tenere insieme questi dati opposti pubblicati su "La repubblica" nel marzo scorso: è vantaggioso che le donne lavorino / un uomo su 400 mila ammazza una donna all'anno in Italia? La coscienza millenaria del sopruso sessuale è lenta ad aggiornarsi. Eppure, sempre più frequenti sono le mostre di artiste. Molti musei internazionali organizzano convegni, mostre, dibattiti sul recupero storico delle esperienze femministe. Lo interpreto come una risposta all'arcaismo patriarcale in atto oggi. Mi torna in mente Autoritratto. " Ho deciso di fare la critica d’arte non per giudicare, ma per chiamare a me degli individui che volessero avere un’iniziazione più profonda di quello che non fosse quella culturale " ( p. 42, De Donato, Bari, 1969).

I suoi libri femministi mi hanno aiutato e provocato perchè mi mettevano davanti a contraddizioni che vivevo, ma che non pensavo di usare per guardare e leggere l'arte. Lei, già nel 1959, definisce lo spazio in Malevic, "un'emanazione della propria sensibilità pura", "un deserto", senza oggetti naturalistici. Il "coraggio del deserto" è il metodo per sperimentare "la libertà espressiva". ( op. cit., 2012, p. 125). In Malevic l'opera d'arte è " un momento di alta coscienza e la sua prima qualità è esistere fuori dalle idee" ("La critica è potere", 1970, in op. cit. , 2012, p, 648).

Leggendo queste parole mi stupisce che, la sua decisione di fare tabula rasa, non sia stata accolta come un'innovazione dell'arte stessa. Siamo negli anni 60-70, quando erano molto serrate le ricerche per tentare (cosa peraltro riuscita) una divergenza dagli schemi vigenti. Si trattava di un ambiente culturale che, a sua volta, esprimeva il proprio sistema di fare tabula rasa. Un'occasione persa. Forse Carla Lonzi aveva intuito che - nonostante la sua radicalità fosse parente di altre agite nell'arte - mettere in discussione l'origine del patriarcato era un salto incomprensibile. Anche nell'arte. E' prevalsa la scelta di lasciare Carla Lonzi al femminismo e l'arte all'arte. Peccato.

Inoltre il fatto che i suoi scritti sull'arte fossero dispersi in pubblicazioni introvabili, ha impedito che le cose che aveva intuito (o come direbbe lei, vissuto) diventassero terreno comune. Ora li ho davanti agli occhi. E' una narrazione storica viva e attuale. Penso all'impareggiabile confronto tra Pollock e Wols a Documenta 2, nel 1959. "Pollock, da lui ha idealmente inizio la pittura americana autonoma, anche tecnicamente è espressione di qualcosa che non è più vecchio continente, indaga le proprie origini, immersa nella propria civiltà e la esprime intanto che la giudica. Mentre, Wols è interamente frutto dell'Europa consapevole ( op. cit. 2012 p. 133).

Pur avendo letto alcuni suoi libri femministi, anch'io ho fatto fatica a distanziarmi dal fascino dell'arte come un universale che va oltre genere la differenza di genere. Un fascino che anche lei avrà provato, prima di passare in un altro lato che la porterà a dire e pensare cose che anche nel femminismo sono state uniche, e non sempre condivise. Nel dialogo con Pino Pascali nel 1967, al posto delle sue domande ci sono dei puntini che scandiscono il discorso di Pascali. A prima vista si può pensare che sia una scelta stilistica per creare un continuum, ma credo, invece , che sia una forma per comporre un autoritratto con le parole dell'altro. Le parole di Pascali diventano "sue", e anche mie.

"A me piace partire proprio dal materiale perchè nel materiale c'è il limite stesso. (...) Io non penso che con un certo materiale si può fare tutto, si può fare solo una cosa e questa sola cosa è un 'idea di se stesso: sprecare tutta la vita veramente per non rinnegarla, per non andare a finire in un altro lato è una sciocchezza. A me interessa questa ricchezza di possibilità, perchè mi ridà la mia presenza, non mi angoscia con l'immagine di me che mi sono prefisso, riesco a vedere la mia immagine daccapo nello specchio in una maniera strana, nuova. (...) Quello che è importante è muoversi verso qualcosa che fa paura..." (Pascali, op. cit., 2012, p. 529) ( ndr., corsivi miei).

Bene, Carla Lonzi ha scelto di non sprecare la sua vita. Ha rinnegato la sua altissima qualità di critica per andare a finire in un altro lato. Chi ha assistito a questo passaggio, come mai non se n'è appropriato? Anche se lei non voleva? Forse perchè, "muoversi verso ciò che fa paura", è più facile a dirsi che a farsi. Certo, dichiarare tutto questo a cose fatte, è semplice. E oggi, ormai, la sua lezione intransigente e geniale ha lavorato negli stati alti della coscienza. Voglio leggere gli "Scritti sull'arte" come un materiale per non scindere Lonzi critica / Lonzi femminista.



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