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Guernica Blues. Un racconto delle arti contemporanee fuori dagli schemi
Data: 26.07.2012

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Cosa ci fanno, racchiusi nello stesso volume, artisti completamente diversi per epoca, formazione e sensibilità?

In “Guernica Blues” (Shake Edizioni), Matteo Guarnaccia offre un agile panoramica della scena contemporanea - dagli albori del Novecento fino ai giorni nostri, comprendendo anche alcuni antefatti nella storia dell’arte del passato - dove tratteggia e analizza la maniera peculiare, la personale temperie, con cui gli artisti presentati hanno creato e vissuto il proprio rapporto con l’arte.

Da Basquiat a Disney, da Savino a Jimi Hendrix, da Picasso a Crumb, da Yoko Ono a Giacometti, per citarne solo alcuni, “La lista degli invitati, arbitraria come si deve, comprende un’ampia declinazione di personaggi che possono rientrare nell’ambigua categoria degli ‘artisti’. (…) Una banda ibrida e asimmetrica che ha reso la nostra vita più interessante, le nostre percezioni più acute, la nostra diffidenza verso la realtà condivisa più incorreggibile”, spiega Guarnaccia.

Ne emerge, una storia dell’arte che, proprio nel mettere in relazione il profilo di artisti, così distanti anche nel tempo, prova ad evidenziare alcuni temi e caratteristiche formali ricorrenti, che scompaiono e riaffiorano - mutati solo in superficie o cannibalizzati e risignificati dalla spettacolarizzazione del sistema dell’arte - lungo il corso di decenni, come caratteristiche costanti e istintive della temperie umana. Le personalità artistiche trattate affrontano, dunque, anche da punti di vista diametralmente opposti, problematiche comuni, vere e proprie categorie di pensiero attorno alle quali si sviluppa il discorso critico e narrativo.
Perché, chiarisce l’autore: “Ci sono momenti in cui il modello forgiato sull’intolleranza verso tutto ciò che è istintivo e naturale, diverso e non produttivo, si sgretola e va in tilt, insieme a tutte le patetiche distinzioni anima/corpo, noi/gli altri, interno/esterno. L’importante è saper approfittare di questi ricorrenti corto circuiti del sistema di controllo centralizzato, per riuscire a vedere il mondo così com’è: immenso, desolato e magico”.

Guarnaccia, nella moltitudine di trame, storie, situazioni e personalità presentate, offre un piacevole e veloce viaggio di conoscenza sulle origini e i motivi che hanno spinto determinati artisti ad intraprendere metodologie creative e di sperimentazione che prediligono la capacità di relazione. Adottando un approccio critico che, nel declinare la storia di questi artisti, ne privilegia “(…) la ricerca esistenziale e la temperatura vitale più che l’aspetto nozionistico, l’elenco della produzione e il valore mercantile”.
Una panoramica sulla storia di interconnessioni e crossover artistico che ha investito il territorio dell’arte, aprendone nuove prospettive e travalicando le logge del potere commerciale, delle aste, della prigione del consenso promozionale e del sistema dell’arte, per rivelare “(…) un altro modo di intendere (vivere!) l’arte, fatta di magia, poesia, pericolo, di sfide sublimi, ridicole e crudeli”.

Un’infinità di tracce e riflessioni che, allo sviluppo lineare degli accadimenti, predilige un’indagine che mette in connessione le confluenze, provando ad aprirsi a quelle eccezionali occasioni nel tempo, alle felici affinità di pensiero, dalle quali emergono alcuni scenari in cui gli artisti schiudono nuovi mondi, nuove possibilità.

Rompendo ogni rigidità accademica e cripticità da “addetti ai lavori”, la riflessione portata avanti dall’autore, lascia pian piano affiorare un rapporto più autentico con la storia, per scovare quelle linee - a volte sotterranee e a volte manifeste - che rintracciano quel territorio dell’arte da cui nascono e si mettono alla prova etiche, poetiche ed estetiche, sino a una vera e propria “resistenza estatica”. Scuotendo le coscienze.
Un innesto di storie, solo apparentemente confusionario che, non aspira a rintracciare nuove tendenze, ma si concreta come “(…) un catalogo elastico – perché la conoscenza non può essere confinata nello spazio e nel tempo. La sorpresa, la novità (…) non è qualcosa di inedito, ma un essere antico che porta con sé ricchezze e ferite accumulate, stratificate nel corso del tempo”, chiarisce l’autore. Si tratta, in definitiva, di“(…) Una confezione di capsule di memoria organizzata. Memoria come esperienza e come progetto”.

Attraverso una serie di capitoli tematici, si snoda un’originale approccio alla storia dell’arte che, nel raccontare queste “vite”, agli antipodi di quelle vasariane, mette a confronto le arti visive con la musica, il teatro, il cinema, la poesia e la letteratura, con il contesto sociale, culturale e politico in cui sono emerse.

Cinque ambienti, dove si susseguono le storie di coloro che, con le loro avventure artistiche, nel bene e nel male, hanno svolto o svolgono un ruolo da protagonisti nello scenario artistico e nei più intensi momenti di cambiamento sociale e culturale. La prima sezione è dedicata a chi ha attinto a piene mani ai territori del sacro, del mistero e del sociale (tra cui John Cage, Marcel Duchamp, Jimi Hendrix, William Burroughs); nella seconda, trovano spazio coloro che hanno fatto dell’ironia ludica, del fraintendimento linguistico, del divertissement, il loro strumento privilegiato per porre interrogativi importanti (come Robert Rauschenberg,  Daniel Spoerri, James Turrell, Robert Crumb, Yayoi Kusama); la terza, si rivolge alla galassia di coloro che hanno usato l’arte come laboratorio permanente di contestazione, più o meno profonda (come i Velvet Underground, Vivienne Westwood, Gianluca Lerici, Banksy, Louise Bourgeois). La quinta, è una carrellata di artisti che dominano l’art system, avendo perfettamente intuito e sfruttato le potenzialità della società dello spettacolo, di cui conoscono le raffinate strategie di comunicazione, usate per procurarsi spazi mediatici, per organizzare il lavoro altrui e guidare i prezzi delle aste (da Andy Warhol a Maurizio Cattelan, passando per Damien Hirst e Takashi Murakami). Infine l’ultima stanza è dedicata ai Poeti “(…) felici di entrare in empatia con il mondo”.

Questa galleria di ritratti, abbozzati con una scrittura serrata e profondamente ironica – sin dal sottotitolo del libro: “Una storia irriverente delle arti contemporanee” – che scorre piacevolmente, senza mai perdere il filo della matassa, è una fonte inesauribile di spunti di riflessione, inviti all’ascolto e alla visione, sia per chi si occupa d’arte, sia per gli appassionati. Pur non avendo alcuna pretesa di completezza e di punti di osservazione definitivi, spiace la scelta (probabilmente dovuta da esigenze editoriali più che dalla volontà dell’autore) di non fornire l’indicazione bibliografica né riferimenti alle fonti, anche iconografiche, utilizzate; proprio perché, il maggior pregio di questo testo è di essere cibo per la mente, suggerendo ai lettori numerosi stimoli d’approfondimento.






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