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FABIO CASTELLI RACCONTA MIA
Data: 08.05.2013

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Vai all'evento: MIA Fair - Milan Image Art Fair 2013

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Un'intervista al direttore della Milan Image Art Fair a pochi giorni dal via alla terza edizione.

Dal 10 al 12 maggio torna presso Superstudio Più a Milano MIA, prima e più importante fiera di fotografia in Italia, chiudendo una stagione densa di appuntamenti tra arte e mercato che ha visto succedersi nella città meneghina Flash Art Event, Step09, Affordable Art Fair e la rinnovata MiArt.
Si conferma la formula innovativa che ha contraddistinto la fiera sin dalla prima edizione, un solo artista per stand e un catalogo per ogni artista, per un totale di 174 artisti partecipanti tra autori rappresentati da gallerie e autonomi raccolti sotto Proposta MIA. L'edizione 2013 prevede inoltre numerose novità dedicate agli archivi, ai collezionisti e agli stampatori, confermando la volontà di MIA di proporre ad esperti del settore o a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo uno sguardo a 360 gradi sulla fotografia.
Ci racconta tutto Fabio Castelli, collezionista, curatore e direttore della Milan Image Art Fair: con lui abbiamo discusso delle novità di quest'anno ma anche di collezionismo, facendo il punto sulla situazione in Italia.

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Fabio Castelli, Ph. Angela Lo Priore

Manu Buttiglione: MIA giunge alla sua terza edizione, confermandosi come più importante fiera italiana dedicata alla fotografia e al video. Come si inserisce questa iniziativa nel panorama sempre più affollato di appuntamenti milanesi dedicati ad arte&mercato?
Fabio Castelli:
A dire il vero io non mi sono mai posto il problema di cosa già esistesse né al momento della scelta del format né durante l’impostazione delle modalità organizzative della fiera, dunque non ho mai compiuto una scelta di marketing. Non mi sono mai sentito in dovere di fare un confronto con quello che è il panorama fieristico attuale, è stata una decisione totalmente avulsa dal contesto in cui mi trovavo. MIA nasce piuttosto da una volontà di dare la possibilità al mondo della fotografia di presentarsi ad un vasto pubblico, partendo dall’arte contemporanea e da come essa ha declinato il linguaggio fotografico ma prestando attenzione anche ad altri aspetti (come ad esempio il reportage, la fotografia cinematografica, sportiva.. ) che contribuiscono a rendere lo scenario ad essa collegato così ampio ed affascinante. Declinare tutti i diversi aspetti in cui la fotografia si può presentare, optando per un approccio didattico che sin dalla prima edizione è stato una delle caratteristiche di MIA, permette al pubblico di essere consapevole di quelle che sono le differenze e di comprenderne anche le conseguenze sul mercato (d’altronde la fiera è per sua definizione una manifestazione commerciale).

MB: Pensa che questa attenzione verso la città e lo sforzo di diverse organizzazioni di proporre iniziative d'arte a Milano possano contribuire a farne una capitale internazionale non solo per la moda e il design, ma anche per l'arte contemporanea?
FC:
Sicuramente sì, ma sarebbe utile che ci fosse l’aiuto delle istituzioni. Uno dei problemi principali per cui si ha questa difficoltà a emergere è la scarsissima presenza delle istituzioni, anzi direi nulla. Pensiamo all’esempio del Salone del Mobile e del suo straordinario successo: in quei giorni a Milano si respira davvero un’atmosfera internazionale, grazie soprattutto alla forza espressa dal nostro tessuto industriale che è riuscito a coagulare intorno alla città un’attenzione tale da renderla una capitale mondiale del design. Purtroppo nell’arte contemporanea le imprese e il privato non hanno queste potenzialità e a fare da padroni sono le grandi istituzioni pubbliche e le organizzazioni museali: se quest’ultime riuscissero a intraprendere un dialogo con le istituzioni degli altri Paesi, favorendo soprattutto gli scambi e l’accesso dei nostri artisti a queste strutture, si potrebbe rendere la nostra arte davvero internazionale dando l'opportunità al grande pubblico mondiale di apprezzarla.

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Charles Daubigny, Vaches à l’arevoir,1862, cliché-verre, cm 16.5x20

MB: Tornando a MIA, anche quest'anno si conferma il format di un unico artista per galleria e la scelta del catalogo come self book, un volume che viene composto dai visitatori raccogliendo i fascicoli dedicati ai singoli artisti presenti negli stand. Quali saranno invece le novità per questa edizione?
FC:
Devo dire che uno degli sforzi costanti tra un’edizione e l’altra è cercare sempre nuovi spunti che possano essere sviluppati in fiera. Quest'anno ci sono parecchie novità, direi che una delle principali è Codice MIA, una lettura di portfolio inedita nel suo genere in quanto viene svolta non da art director o curatori ma piuttosto da un gruppo di esperti formato da collezionisti, advisor e responsabili di aste, dunque persone vicine al mercato che permettono agli artisti selezionati dal comitato scientifico di interloquire con esperti del settore ed ottenere consigli su i loro progetti. Parliamo di personaggi come Michael Benson, direttore del Prix Pictet, il più importante premio di fotografia del mondo, Catherine Borissoff e Marianna Sardarova da Mosca, collezionisti americani come W. M. Hunt, piuttosto che Lisa Erf, direttrice della JP Morgan Chase a New York: sicuramente un gruppo di personalità straordinarie che saranno presenti nei giorni della fiera, anche a vantaggio degli stessi espositori.
Altra novità è Lavori a quattro Mani, che riprende l'idea già sviluppata nelle precedenti edizioni di dare voce ai fotolaboratori per far capire al pubblico le differenze sotto il profilo linguistico tra le diverse modalità con cui vengono stampate le fotografie. Quest'anno ho cambiato l'apparenza dei laboratori ricomponendo quel sodalizio tra l'autore e lo stampatore che sembra riproporre quello che alcuni secoli fa si era stabilito tra gli autori e gli stampatori delle incisioni, che apponevano nella lastra incisa le due firme: quella di chi aveva ideato il soggetto e quello dello stampatore della lastra. Allo stesso modo negli stand dedicati al progetto e nel catalogo abbiamo presentato le due figure riconoscendo le caratteristiche di creatività e di sensibilità di entrambi.  Sono venute fuori delle cose straordinarie, come autori importanti che hanno finalmente fatto emergere dopo 15 o 20 anni di collaborazione la figura del loro compagno di viaggio.
Inoltre inaugureremo quest'anno un Angolo del Collezionista, un'intera area dedicata al collezionismo e alle diverse esigenze connesse alla conservazione e valorizzazione delle opere.
Infine MIA ospiterà la prima edizione del Premio Tempo Ritrovato dedicato agli archivi fotografici.

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MIA Fair 2012, Ph. M. Tarantini

MB: Parliamo dunque del Premio Tempo Ritrovato, un riconoscimento alla “più meritevole istituzione archivistica italiana dedicata alla fotografia”. Come nasce l'idea di questo premio?
FC:
Tutto è nato da una bellissima idea di un nostro sponsor Eberhard & Co., una delle più antiche Maison svizzere di orologeria, che ha sempre presentato il rapporto con il tempo come parte integrante della propria attività. Poi la comune amicizia con Renata Ferri caporedattore photo-editor di Io Donna e Diamante D'Alessio, direttrice della rivista, ha permesso di approfondire il discorso sul tempo e parlare di archivi, condividendo tutti insieme questo interesse oltre che la consapevolezza dell'immenso valore di questi luoghi: abbiamo dunque aderito volentieri alla proposta di realizzare un premio sugli archivi. Devo dire che le nostre sponsorship vanno molto oltre rispetto al semplice coinvolgimento a livello economico di aziende, piuttosto cerchiamo sponsor con cui fare dei progetti insieme, che abbiano una valenza per noi come fiera di fotografia e per loro che utilizzano la fotografia come strumento nella loro comunicazione.
Abbiamo così messo a punto un bellissimo staff di persone con cui siamo subito entrati in un clima di grande collaborazione e di empatia reciproca, formato appunto da Renata Ferri, Roberta Valtorta, direttrice scientifica del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinesello Balsamo, Laura Gasparini, responsabile della Fototeca Panizzi di Reggio Emilia, Lucia Miodini, docente di storia della fotografia dell'ISIA e il sottoscritto, divertendoci a visitare i diversi archivi e incontrarne gli eredi o i curatori, fino alla scelta definitiva del vincitore, l'archivio Federico Garolla, e alla realizzazione di una mostra ad esso dedicata che sarà visibile durante i giorni di MIA.

MB: Passando ad altro, direi che questa fiera è un po' un sintomo di un crescente interesse nei confronti del mondo della fotografia nel nostro Paese. Quale secondo lei, come direttore di una fiera dedicata alla fotografia ma anche da collezionista, lo stato del collezionismo di settore in Italia?
FC:
Io direi che c'è un grandissimo interesse per la fotografia e forse questo momento di crisi  ne ha acuito l'importanza, fermo restando che la condizione sfavorevole ha reso tutti meno disponibili e ha determinato una certa disaffezione all'acquisto gratificante a favore del soddisfacimento dei bisogni primari, come è normale in un momento come questo. Detto questo però bisogna specificare che per molti la cultura rimane un bisogno primario per cui se c'è un po' di disponibilità il mondo dell'arte rimane fortemente attrattivo, e la possibilità di poter offrire arte di qualità con degli “investimenti” che sono inferiori rispetto a quelli dell'arte contemporanea, non certo a causa di una inferiore qualità ma esclusivamente perchè il mezzo con cui viene prodotta è meno costoso (ricordiamo infatti che la maggior parte delle opere sono non uniche, dunque il valore unitario della singola copia diminuisce), permette a moltissime persone di poter coltivare il proprio interesse con degli investimenti che si possono permettere nonostante la crisi.  Inoltre ho notato che molti collezionisti di arte contemporanea abituati  all'opera unica si sono avvicinati con grande interesse alla fotografia,  rendendosi conto che questo mezzo permette loro di poter continuare il grande viaggio nell'arte contemporanea con qualcosa che è estremamente up-to-date, anche dal punto di vista della tecnica. Non esiste infatti il discriminate tra coloro che conoscono la tecnica fotografica e chi invece non sa di cosa si sta parlando, oggi giorno tutti siamo in grado di fare una fotografia e di capire la differenza tra essere artisti e non esserlo. Insomma io sono molto positivo e molto confidente sull'importanza della fotografia nel mondo dell'arte e credo che, nonostante la situazione economica, siamo in un momento di grande boom.

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MIA Fair 2012, Ph. M. Tarantini

MB: Ha iniziato a collezionare fotografia a metà degli anni Settanta. Cosa l'ha spinto ad avvicinarsi a questo mondo?
FC:
 Il mio percorso di collezionista è partito non dalla fotografia ma dalla pittura a me contemporanea (parlo quindi degli anni Settanta); come sempre succede collezionando  affiniamo il nostro gusto, cercando opere sempre migliori, sino a pretendere il massimo della qualità e ad un certo punto nella pittura non potevo più permettermi di avere quello che agognavo. Per cui ho scelto un mezzo espressivo diverso, la grafica, che ho iniziato a collezionare dall'inizio della sua storia, dagli incunaboli fino ai contemporanei. Per me l'acquisto, il possedere un'opera è sempre stato infatti un mezzo di conoscenza, per cui la grafica mi ha permesso di fare un percorso straordinario nella storia dell'arte, dando vita ad una collezione meravigliosa che mi ha dato occasione di approfondire ogni singola modalità espressiva e i diversi aspetti tecnici. Sono ad un certo punto arrivato a scoprire il clichè verre, quello che per me è il trait d'union tra la grafica e la fotografia. In quel momento mi si sono aperte le porte di questo nuovo mondo e ho deciso di intraprendere un percorso di conoscenza e quindi di collezione dagli “incunaboli”della fotografia -il  disegno fotogenico, i dagherrotipi, le talbotipie - fino al contemporaneo.

MB: Quale è stata la prima fotografia che ha comprato?
FC:
La prima fotografia che ho acquistato l'ho comprata ad Arles, che frequentavo tutti gli anni in occasione del Festival Les Rencontres d'Arles: una bellissima stampa di una giostra di un artista canadese che avevo conosciuto lì. Ecco questa è stata la mia prima foto. Poi lì ho incontrato Basilico, Fontana, tutti gli autori italiani con cui ovviamente siamo diventati amici e ho iniziato il mio percorso nel mondo della fotografia.

MB: Vorrei chiudere questa intervista con un consiglio per coloro che intendono intraprendere l'avventura del collezionismo, magari iniziando con la fotografia. Potrebbe suggerire un percorso, un libro, una mostra..?
FC:
Il consiglio, che può apparire banale ma è di estrema importanza, è quello di guardarsi intorno e confrontarsi, frequentare mostre, musei e vedere quello che è reputato ormai oggettivamente di grande qualità:  credo che l'occhio si affini moltissimo nel guardare dei capolavori. Successivamente cercare di partecipare alle aste per toccare con mano gli oggetti  e saper leggere quella che è una offerta su un catalogo d'asta, capire come una fotografia è descritta, considerare la sua conservazione, la sua storia, vederne la patina. Anche la fotografia infatti, al pari di una scultura in bronzo, ha la sua patina che distingue la preziosità di un vintage rispetto ad un print later.  Se si vuole diventare collezionista bisogna arrivare ad avere una sensibilità tale per cui si capisce immediatamente cosa si ha davanti.  Il passo successivo è razionalizzare questa impressione, capire in modo sistematico il perchè si ha una risposta positiva o negativa di fronte ad un'opera. E' un percorso bellissimo che richiede molto allenamento, guardare molte fotografie, leggere molto. Ecco se dovessi suggerire delle letture vi consiglio una delle novità di quest'anno in fiera, l'Angolo del Collezionista, dove ho voluto proporre  una ventina di libri dalla mia biblioteca che per me sono testi fondamentali per un collezionismo consapevole. Un nome per tutti: Sulla fotografia di Susan Sontag che racconta anche filosoficamente l'importanza del mezzo.

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Fabio Castelli, Ph. Angela Lo Priore


In copertina: MIA Fair 2012, Ph. M. Tarantini 





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