ArsKey Magazine | Articolo


Opere dai depositi in mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo: “Il Museo tra storia e costume”
Data: 19.07.2013

vai alla pagina

Vai alla sede: Galleria Civica d’Arte Moderna - Ex Convento di Sant’Anna


Fino al 22 settembre 2013 la Galleria d’Arte Moderna di Palermo offre al suo pubblico l’occasione di visitare “Il Museo tra storia e costume. Opere dai depositi”, una preziosa mostra con le opere provenienti dai depositi del Museo, realizzata dal Comune di Palermo in collaborazione con Civita Sicilia e il Sostegno della Fondazione Salvare Palermo. 

La Galleria d’Arte Moderna di Palermo fu istituita su proposta di Empedocle Restivo con seduta del Consiglio Comunale del 28 marzo 1906 ed inaugurata il 24 maggio 1910, alla presenza di Vittorio Emanuele III, nella sede dell’elegante ridotto del Teatro Politeama Garibaldi, importante simbolo della città che a fine Ottocento mutava la propria fisionomia allineandosi al gusto europeo. Trasferitasi nel 2006 presso il Complesso Monumentale di Sant’Anna, costituito dal quattrocentesco Palazzo Bonet e dall’attiguo ex Convento francescano della Chiesa di Sant’Anna la Misericordia, oggi la GAM di Palermo offre un rinnovato allestimento capace di dare ampio respiro alle opere in esposizione, dipinti e sculture che testimoniano un’epoca particolarmente importante per l’arte in Sicilia.

2_400_273
Giacomo Favretto, Il cardellino, 1884-1885, olio su tavola © D’Aguanno/Civita Sicilia

Ma non è tutto, anche i depositi della galleria infatti custodiscono opere meritevoli di essere conosciute e apprezzate dal pubblico. L’Obiettivo della mostra “Il Museo tra storia e costume: Opere dai depositi”, a cura di Antonella Purpura e Fernando Mazzocca, consiste dunque nel portare alla conoscenza di appassionati e studiosi un ricco corpus di opere dell’Ottocento e Novecento siciliano e non solo. Tra gli artisti anche G. Grosso e G. Favretto, tra i protagonisti dell’Esposizione d’Arte di Venezia che sul finire dell’Ottocento contribuiva a rilanciare, attraverso la cultura, l’Italia a livello internazionale.

La Mostra, ospitata nelle belle sale del museo destinate alle mostre temporanee, è suddivisa nelle sezioni del Ritratto, della Pittura storica e allegorica, della Pittura di genere e del Paesaggio, ciascuna delle quali rivela piccoli capolavori dell’epoca.

3_400_223
Eleonora Ragusa (Kyohara O'Tama), Paesaggio giapponese, 1880 circa, olio su tela © D’Aguanno/Civita Sicilia

È il caso di due splendidi ritratti femminili “Ritratto di Gerta Galati di Riella Lambrecht”, pastello su carta eseguito nel 1916 da Ettore Ximenes e “Ritratto della Signora Alù vedova Bartoli” di Giacomo Grosso del 1919. Andando indietro nel tempo possiamo citare anche un pregevole quadretto di Anna Turrisi Colonna “Giovani donne (autoritratto con la sorella)”, olio su lamina datato ante 1842, e “La scena di battaglia” eseguita intorno al 1800 da Luigi Lojacono, padre e maestro di Francesco Lojacono a sua volta maestro di generazioni di artisti come Ettore De Maria Bergler che eccelsero nella pittura di paesaggio rendendo la scuola pittorica siciliana una delle più apprezzate tra le scuole regionali d’Italia. Tra gli esponenti della pittura di paesaggio non possiamo fare a meno di citare Antonino Leto, protagonista dell’interessante excursus proposto dalla GAM di Palermo con piccoli oli su tela dalle atmosfere mediterranee come “Case di Anacapri” del 1910.

Pregevole l’opera di Kyohara O’Tama, conosciuta anche come Eleonora Ragusa, “Paesaggio giapponese”, delicatissimo olio su tela del 1880 circa che consente di fare incursione nel “japonisme”, e nell’orientalismo in senso lato, come fenomeno determinante per le correnti artistiche di là da venire.

In mostra tanti altri i maestri dell’arte siciliana come gli scultori Antonio Ugo, Domenico Trentacoste, Mario Rutelli. Non poteva mancare Pippo Rizzo, straordinario interprete del Futurismo in Sicilia al quale si deve l’aggiornamento europeo dell’arte siciliana del Novecento, di cui sono esposte le opere “Carabinieri”, “Pesci rossi” e “Reti in riposo”.

In mostra anche opere degli anni ’30 come “Pugilatori”, olio su tela del 1934 di A. Bevilacqua, e “La moglie del pescatore”, bronzo eseguito da Benedetto Delisi jr. nel 1935. Interessanti anche le opere più recenti di Corrado Cagli, come “Gea” del 1964, e Pietro Consagra come “Quattro immagini su sfondo grigio”, tecnica mista su faesite del 1972.

5_400_97
Ettore Ximenes, Ritratto di Gerta Galati di Riella Lambrecht, 1916, Pastello su carta © D’Aguanno/Civita Sicilia

A dimostrazione che iniziative di questo tipo sono occasione di nuovi spunti di riflessione e scoperte inaspettate il caso del “Ritratto di Domenico Galati di Riella”, opera pittorica attribuita a Federico Zandomeneghi, restaurata per l’occasione da Franco Fazzio e attualmente oggetto di indagini da parte della società di servizi diagnostici per l’arte S.T.Art-Test al fine di stabilire con certezza la paternità del dipinto.

E sono ancora molte altre le opere che fanno parte del percorso ricco ed interessante proposto dalla mostra, parallelo a quello più noto che la galleria abitualmente propone, ma forse per questo particolarmente intrigante. La mostra “Il Museo tra storia e costume. Opere dai depositi” non invade né espropria la collezione permanente del museo, ma anzi ad essa si accosta con armonia per restituire al fruitore una visione d’insieme più ampia e completa in un esperimento felicemente riuscito.

4._400
Antonino Leto, Case di Anacapri, 1910, olio su tela © D’Aguanno/Civita Sicilia


In copertina: Pippo Rizzo, Pesci rossi - particolare, (1925) 1950 circa, olio su tavola © D’Aguanno/Civita Sicilia





© ArsValue srl - P.I. 01252700057