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Frammenti del mito nel mondo. Le fotografie di Giuliana Mariniello per il bel volume “Marilyn Forever”
Data: 12.09.2013

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“La creazione artistica dialoga inevitabilmente con le icone del proprio tempo, condivisioni d’immagini della mente che perdurano, che continuano a farsi narrazione”: così si scriveva qualche mese fa - http://www.teknemedia.net/magazine_detail.html?mId=9603 - per la mostra “Forever Marilyn. Bye-Bye Cinquantenario, 1962-2012”, con opere di Warhol, Rotella, Nespolo, Barney, Marra, il volto luminoso dell’attrice acceso variamente di colore, reso puzzle, “strappato”, truccato, sfumato..., in copertina - lo stesso autore a sua volta figura simbolo - una Marilyn di Andy Warhol dai capelli gialli, le palpebre rosa come lo sfondo.

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Marilyn Forever - Roma

Ora il bel libro fotografico di Giuliana Mariniello, “Marilyn Forever”, Gangemi Editore, pare come completare un percorso di dimostrazione/ riflessione visiva: perché non è solo il mondo della creazione artistica ad aver bisogno di Marilyn, in un dialogo che si rinnova costantemente, ma anche la vita reale nella sua quotidianità, l’immagine-mito rimodellata, reinventata “pop” ma anche concretamente popolare nella sua diffusione, ovunque e in modalità attese (come T-shirt, poster, tazze e posacenere), ma anche insolite, curiose (come calze, sedili da bar, pantofole). Perché Marilyn Monroe, che sapeva offrirsi con tanto luminoso splendore alla cinepresa, alla macchina fotografica, pare voglia continuare a concedersi al pubblico - lei, così misteriosa nella sua essenza privata - ancora con aperto divertimento a chiunque la desideri, in un’appropriazione/ manipolazione che è insieme originaria e già trasformata dallo sguardo, dall’azione artistica. Perché l’eccellente lavoro della Mariniello svela anche questo: a volte i simboli si confermano, si propagano, si rinnovano ricordando la fonte, il principio (che per Marilyn è sin dall’inizio visione riprodotta, icona assoluta), ma più spesso mescolando “spudoratamente”, con ironica audacia, le sue tante metamorfosi artistiche, fotografiche, pittoriche.

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Marilyn Forever - Parigi

Nella colta e fresca presentazione della stessa Mariniello - che, dopo l’indispensabile quesito, perché proprio lei, Marilyn, sia diventato simbolo femminile par excellence, ricorda le innumerevoli biografie dell’attrice, le tante opere di scrittori e poeti, magica ispirazione per molti fotografi, e tra i più grandi - sottolinea come questa sua ricerca sia “una ulteriore riflessione sulla scissione del femminile tra realtà e rappresentazione...Marilyn ha espresso in maniera macroscopica la dicotomia fra anima e corpo, fra l’immagine sullo schermo o nelle foto e la realtà interiore”. E il raffinato lavoro di questa fotografa dalle esperienze internazionali (ha esposto anche a Parigi, Arles, New York, Los Angeles, Tel Aviv), dalla vasta cultura (ha insegnato letteratura inglese all’università, cura mostre, scrive saggi proprio anche di fotografia), mette coerentemente in luce, con “Marilyn Forever”, quei “simulacri - rappresentati dalla persona Marilyn - mentre non conosciamo il mondo della donna reale - quello di Norma Jeane - di cui possiamo solo intuire la parte profonda, nascosta, segreta”.

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Marilyn Forever - Trieste

Felicemente affiancati dunque - sono le prime immagini del volume - i piani di due alti sgabelli con le immagini di Marilyn e del Che, due icone ugualmente utilizzate, “sfruttate” con echi diversi, perso forse, e per entrambi, il senso originario della loro mitizzazione, volti resi semplicemente familiari col tempo, con onde di fascinazione che comunque persistono, resistono. Ed è stata scattata a Parigi anche la fotografia con Marylin cartonata  in abito rosso, rigida sagoma ad altezza naturale “morbidamente” appoggiata ad un albero tra cartoline in vendita. “Ella contribuì in maniera consapevole alla creazione della propria immagine mitica - scrive John-Raphael Staude in uno dei saggi d’apertura per la Mariniello   - si impegnò attivamente a mantenerla e poi cercò invano di liberarsene. Alla fine lo stereotipo si dimostrò molto più forte di lei”. Così in una vetrina di New York Marilyn appare ancora in rosso moltiplicata più e più volte, anche in mini sculture.

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Marilyn Forever - Croazia

E in copertina c’è proprio una statuetta, con la Marilyn di “Quando la moglie è in vacanza” ripresa nell’atto di controllare la gonna che va sollevandosi con le onde calde che salgono sul marciapiede, l’abito bianco divenuto però qui rosso acceso, colore fortemente simbolico di passione, sangue e fuoco vitale. “A sex symbol becomes a thing/ I just hate to be a thing”: questi i versi che accompagnano l’immagine, firmati, come gli altri nel volume della Mariniello, da Silvio Raffo. Una corrente che può trasformarsi in vento notturno, ormai già oltre la soglia della vita: “Proserpina smarrita, il tuo Plutone/ aspetti che dal baratro silente / la magnifica preda a sé richiami”. A Trieste il volto dall’attrice, gli occhi chiusi, la mano sulla bocca per mandare un bacio, si mostra in trasparenza: come sfondo un’ampia via della città. Fotografate invece a Roma le morbide pantofoline con lo chiffon candido ad evocare ancora la scena del soffio di vento tra le gambe dal film di Billy Wilder.

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Marilyn Forever - Siena

“Come tutte le icone, anche Marilyn Monroe è oramai diventato un elemento del paesaggio, sia esso domestico (sotto forma  di poster) o urbano (manifesto). E’ un simbolo del femminino eternamente riproducibile...”: così ricorda Bruno Di Marino riflettendo sul lavoro della Mariniello, che, sottolinea lo studioso, “ha voluto innanzitutto operare una profonda riflessione sulla fotografia stessa”. In un succedersi di visioni moltiplicate, le immagini ne evocano altre che, appartenenti all’immaginario collettivo, riemergono così diffuse in continue, buffe, commuoventi, giocose, metamorfosi, citazioni spesso kitsch, rivelando forse anche - nel lasciar trapelare insieme l’intramontabile sensualità di Marilyn e la voglia di ricordarla, commemorarla in ogni forma, senza pudore, con gentile divertimento - il desiderio di appropriarsi di un pezzo della vita di Marilyn, frantumare un mito nella quotidianità, che però proprio così viene riproposto, rilanciato pubblicamente. Essenze sparse per il mondo, che la fotografia - soggetto e oggetto - non ricompone, e che la Mariniello ripropone come bellezza prismatica, dall’unità definitivamente sfuggente Una tenda con l’attrice in bianco e nero a coprire parte del salotto, o come réclame, oppure, già rielaborata da Warhol, in colori vivacissimi per un paio di lunghe calze femminili. Ma le ultime immagini del volume “Marilyn forever” svelano il volto dell’attrice dietro una sorta di grata su una parete di assi rovinate, lo sguardo/ obiettivo fotografico sempre più vicino, uno strappo infine, con i versi di Raffo che paiono rievocare le parole di Marilyn poste in apertura, “...all I want is to die” (1961).

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Marilyn Forever - Palermo

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Marilyn Forever - New York


In copertina: Marilyn Forever - Parigi





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