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LO SCHERMO DELL’ARTE: FOTOGRAFIA DI UN SUCCESSO. IL SESTO
Data: 19.11.2013

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Il pubblico dello Schermo dell’Arte, Festival diretto da Silvia Lucchesi che ha calato il sipario domenica scorsa al cinema Odeon di Firenze sulla sesta edizione, è il vero vincitore di questa bella iniziativa di livello internazionale. L’enorme interesse che si è registrato nei vari luoghi della rassegna - Villa Romana, il Rettorato, il Museo Marino Marini, l’Accademia di Belle Arti, fornisce lo spunto per riflettere su quanto la cultura si riprenda lo spazio come il fiume il letto quando gli viene strappato con la forza. La crisi editoriale che mette in ginocchio istituzioni, castrando lo spirito d’iniziativa di molti, vede trasferire nelle platee e nei salotti il confronto che prima si scriveva con l’inchiostro. La voce corre come le parole scritte e in un attimo lo Schermo dell’arte conquista altro pubblico oltre gli habitué, come i giovani studenti stranieri, i rimpatriati dopo anni di esperienza all’estero in cerca di un seguito culturale, signori e signore di una certa età che escono solo in occasione dell’evento che sia degno di questo titolo.

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VI ED LO SCHERMO DELL'ARTE 12 - 17 NOV 2013

La ricca programmazione che ha riempito le 5 giornate del Festival ha visto circa 3.700 presenze con una media di 740 spettatori al giorno, un record se si pensa che i dati del 2012 della vicina Strozzina (CCCS), pur indicando un aumento del 70% dell’affluenza, hanno avuto per la mostra di Francis Bacon (la più riuscita) una media di 400 visitatori per die. Il cinema e l’arte contemporanea insieme sono dunque una formula vincente, realizzando quel miracolo che vuole la gente seguire il concetto oltre che la materia. Prende sempre più piede il bisogno di riflettere sulle riflessioni altrui, in un gioco di rimandi che possono far combaciare persino le motivazioni d’artista con quelle di chi ne osserva i lavori. Il film della giovane e già pluripremiata artista iraniana Mitra Farahani ne è un esempio. Fifi Howls From Happiness dedicato allo scultore e pittore iraniano Bahman Mohassess, mette a nudo l’anima dell’autore scomparso nel 2010 proprio sul set del documentario, fatto che tra l’altro lascia ancora aperta la questione sull’etica dei media e sulla legittimità di proiettare immagini del genere. Il punto di vista critico di Mohasses ha tale forza che finisce per ribaltare il contenuto con il soggetto: l’autore diventa il regista della propria vita e della relativa confezione cinematografica. “Quando monti la scena ci voglio il mare e una musica in sottofondo (il Requiem di Mozart), ma non troppo forte perché si deve sentire il rumore del mare e poi ci metti la parola FINE”. Provocatorio come Bacon, il maestro iraniano era capace di piegarsi alle sole visioni dell’intelletto, non anche a quelle del regime che lo voleva in sintonia con i dettami della morale islamica. Il futuro in cui non credeva Mohassess, e al quale non ha destinato gran parte delle opere, preventivamente distrutte perché i posteri non ne godessero, arriva sotto lo stesso cielo che osserviamo noi pur senza il giogo della censura politica (le statue nude dell’artista non erano compatibili con gli standards di “decenza” del dopo rivoluzione). Ci rendiamo conto che lo sbarazzarsi delle tele, così delle sculture - “la vuoi? Eh, mi spiace, non esiste più” - non ci priva di un elemento di indagine sulla società o meglio ancora di un patrimonio, ma ci fa dono paradossalmente di un’opera più grande, la consapevolezza cioè che se non c’è reale desiderio di conoscenza, di condivisione, allora a cosa vale l’arte? L’espressione tangibile di un’idea non può attecchire dove la cultura non sia sinonimo di pensiero aggregante e di civilizzazione. L’arte non va sprecata, a maggior ragione se è partorita da un uomo conscio del proprio valore – “io sono qualcuno” – e dei propri convincimenti. In questo senso la rassegna è stata una vetrina per uomini e donne di grande personalità.

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© Diego Bocchino FSM,Adriana Paci, Silvia Lucchesi SDA 14 nov 2013

Il fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto, ultimo custode della pratica fotografica tradizionale (quotatissimo alle aste), strega il pubblico con la sua metodica, lenta, elegante, meditativa, che produce immagini apparentemente atemporali. Autore cui piace sperimentare la propria arte a vari livelli – sculture, installazioni, architettura, teatro tradizionale del suo paese natale – Sugimoto ci regala una bella prospettiva proprio in occasione del Festival. “Ho deciso di riaprire la serie di foto dei cinema storici dopo 15 anni, perché grazie all'invito dello Schermo dell'arte ho avuto l'occasione di vedere il cinema Odeon, magnifico esempio di architettura art Nouveau, e me ne sono subito innamorato”. “Oggi ho trascorso tutta la giornata chiuso nella sala vuota e durante la proiezione a porte chiuse del film a me dedicato ho eseguito alcuni scatti e solo ora, dopo aver visto i risultati nella mia camera d'albergo qui a Firenze, posso annunciare che il progetto può riprendere. Sono immensamente felice ed eccitato all'idea”.

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© pietro_viti_ FSM SDA 15 nov_Simon Starlin e Silvia Lucchesi

Ma il cinema, come avevamo anticipato, è uscito dalla sala per farsi anche confronto vis à vis: oltre 1.000 i partecipanti agli incontri con Adrian Paci, Simon Starling e Deimantas Narkevicius nell'Aula Magna del Rettorato, nella Sala Minerva dell'Accademia di Belle Arti, al Museo Marino Marini, e per i 3 giorni di proiezioni del film-omaggio a Sol Lewitt al Centro Pecci di Prato. Vince infine la gioventù, linfa di VISIO, il progetto curato da Leonardo Bigazzi strutturato in una serie di proiezioni, seminari e incontri dedicati ad approfondire la visione e le tematiche degli artisti che utilizzano le immagini in movimento nei loro lavori. I partecipanti, 12 in tutto, sono stati selezionati attraverso una open call e in collaborazione con alcune delle più importanti accademie, scuole d’arte e residenze per artisti europee. 

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© pietro_viti_ FSM_16112013_schermodellarte Andrea Viliani, Deimantas Narkevicius, alberto Salvadori-33

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© pietro_viti_ FSM HIROSHI SUGIMOTO e silvia Lucchesi a lo SDA 2013


In copertina: © Lorenzo Bertini FSM LO SCHERMO DELL'ARTE 2013 - proiezione Black Drop di Simon Starling (38)





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