ArsKey Magazine | Articolo


Le candide metope dopo il restauro, “ultimo capolavoro” di Canova
Data: 13.01.2014

vai alla pagina
Vai all'evento: Canova. L’ultimo capolavoro. Le metope del Tempio

Vai alla sede: GALLERIE D’ITALIA - Polo Museale di Intesa Sanpaolo

Gli artisti correlati: Antonio Canova


Ora a Milano, presto a New York i bassorilievi con episodi dai testi sacri


Di straordinaria plasticità il corpo chino di Isacco, un ginocchio appoggiato tra i rami sull’altare di pietra, morbido il panno che lascia intravedere le giovani forme dei muscoli, le braccia legate dietro la schiena, la mano sinistra del padre tra i riccioli del ragazzo così costretto e rassegnato a morire per volontà superiore, quel Dio che dall’alto, dopo aver dato tale sconvolgente ordine - terribile prova d’obbedienza - ferma con il suo gesto, all’ultimo istante, il braccio di Abramo che impugna la spada che sta per scendere sul tenero collo del figlio. Una pecora dal candido vello si sta intanto avvicinando di lato, nuova creatura destinata al sacrificio, a prendere il posto di quella innocente vittima umana. Un soggetto della narrazione sacra che ritorna frequentemente, qui una ricerca formale, stilistica, con echi da Brunelleschi e Ghiberti. Ma la commozione nasce in particolare al pensiero che a quel candido bassorilievo aveva lavorato, estremo impegno, un grande artista: “Il sacrificio di Isacco” è una delle metope del Tempio di Possagno che vanno a comporre la mostra milanese, in piazza della Scala, “Canova. L'ultimo capolavoro”.

1__luccisione_di_abele_prima_del_restauro_400
Antonio Canova, L’uccisione di Abele, 1822, gesso, Venezia, Gallerie dell’Accademia, prima del restauro Foto: Cristian Ceccanti – foto d’arte Firenze

Assai complesso il lavoro di restauro, ben illustrato da Daniele Angellotto nell’ultima parte dell’utile catalogo, anche con foto che mostrano la rimozione dei ferri dell’armatura o l’inserimento dei nuovi perni in vetroresina, con pulitura mediante lattice di gomma, ricomposizioni e incollaggi. E di grande fascino la vicinanza con altri bassorilievi del Canova, Collezione Fondazione Cariplo, un vero incanto i diversi ritmi spaziali, di movimento, in opere come “Briseide consegnata da Achille agli araldi di Agamennone”, o “Ecuba e le donne troiane offrono il peplo a Pallade”, oppure ancora “Danza dei figli di Alcinoo” e “Ritorno di Telemaco a Itaca e incontro con Penelope”, tante presenze anche con scansioni, micro azioni, direzioni di sguardi differenti in passaggi di suprema eleganza e bellezza.

Le sei Metope (la settima è andata perduta: è però possibile vederne una copia, eseguita a posteriori), provenienti dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, sono i modelli originali delle trentadue metope che Canova avrebbe voluto realizzare per il Tempio di Possagno, che avvicina architettonicamente i caratteri del Partenone e del Pantheon. Questi gessi - davvero “l’ultimo capolavoro”, come ricorda il titolo della mostra - andranno quindi a New York, esposti al Metropolitan Museum. Nello scritto introduttivo “Dal Pantheon al Tempio. Le metope e l’ultima produzione religiosa di Canova” Fernando Mazzocca sottolinea la “straordinaria essenzialità” del linguaggio di Canova in queste opere, citando diversi studiosi, anche per la “mirabile semplicità e la commovente ingenuità delle metope”, ricordando in particolare i rilievi del Cicognora “nell’dentificare il ritmo essenziale, quasi astratto, di quel linguaggio dalle suggestioni primordiali, dove lo scultore di opere memorabili sembrava volersi rimettere in gioco compitando un nuovo elementare alfabeto plastico”.

2__luccisione_di_abele_dopo_il_restauro_400
Antonio Canova, L’uccisione di Abele, 1822, gesso, Venezia, Gallerie dell’Accademia, dopo il restauro Foto: Cristian Ceccanti – foto d’arte Firenze

E’ in una sorta di rotolante vortice di nuvole che Dio, ne “La creazione dell’uomo”, il mantello che pare sollevarsi al vento, la sua figura circondata da raggi, tocca il capo di Adamo per infondergli la vita: quella prima creatura, adulto, uomo con barba, pare come ritrarsi, intimorito. Magnifica la composizione dei corpi, azione trattenuta, una limpida misura ne “L’uccisione di Abele”, con Caino che tiene con forza nelle due mani il bastone che si sta abbattendo sul fratello implorante; di fianco, sull’altare, un piccolo animale già sacrificato, un agnellino, la testa abbandonata, quasi a ricordare simbolicamente il parallelismo con chi sta per essere immolato innocente. Elena Catra in “Canova come Fidia: le metope e i fregi del tempio di Possagno” racconta l’avventura di queste opere, che l’artista aveva terminato in gesso, ricordando anche la loro spedizione da Roma a Venezia “perché fossero scolpite in pietra da sette scultori legati all’Accademia di Belle Arti e poi trasportate a Possagno per collocarle sulla trabeazione del Tempio”.

Tre le metope dedicate a Maria, “L’Annunciazione”, di particolare delicatezza, “La visitazione”, con il vivace movimento di Santa Elisabetta, sottolineata con verità e garbo la differenza d’età, d’emozione che si coglie anche nella tensione dei gesti, nel movimento del corpo, dei gesti, e “La presentazione di Gesù al Tempio”. Matteo Ceriana, direttore dei restauri, racconta quindi le peripezie veneziane in “Da un taccuino di lavoro: note per una sala canoviana alle Gallerie dell’Accademia”, il primo capitolo intitolato, non casualmente, ”Sfortuna dei gessi”. E Giovanna Damiani, sovrintendente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia, ringraziando proprio per il “recente, accurato e impegnativo restauro” anche Intesa Sanpaolo, sottolinea come l’ala palladiana dell’Accademia ospiterà infine l’esposizione delle sei metope originali, i bassorilievi in gesso con le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, che Canova aveva inviato dallo studio di Roma all’Accademia di Venezia.



6_tempio_di_possagno_400
Tempio di Possagno (TV), 1819-1830 Foto: Pino Pianta - Concreta, Padova


In copertina: Antonio Canova, Creazione dell’uomo (particolare), 1822, gesso, Venezia, Gallerie dell’Accademia dopo il restauro Foto: Cristian Ceccanti - foto d’arte Firenze





© ArsValue srl - P.I. 01252700057