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“IN SERIES_artist’s multiples for a multiple show”. Intervista ad Anna Guillot
Data: 07.10.2014

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Cristina Costanzo: Lo scorso 10 settembre si è inaugurata, presso il Palazzo della Cultura di Catania, la mostra da te ideata e curata “IN SERIES_artist's multiples for a multiple show”, un progetto ambizioso dedicato ai multipli d’artista, “libri, dischi, cartoline, pieghevoli, oggetti e prodotti editoriali ibridi”. Puoi spiegare ai non addetti ai lavori cosa si intende con la definizione di multiplo d’artista?
Anna Guillot:
Nel corso del Novecento, una buona fetta di artisti e operatori si è orientata verso posizioni che rispondono alla volontà di “democratizzare” l’arte, di renderla accessibile su larga scala. Nella produzione seriale dell’opera si è vista una buona “formula” (uso un termine assolutamente pragmatico, volutamente) che potesse contribuire alla familiarizzazione con l’arte da parte della gente e non a “stabilire distanze”, il che rende la cultura élitaria. Dunque il multiplo d’artista non è altro che un’opera d’arte, in genere di piccolo formato e di costo più o meno accessibile, realizzata “in serie”. Su questo concetto hanno scritto filosofi e teorici dell’arte, sociologi e analisti del costume, artisti e designers. Circa il principio e le modalità attuative di una simile idea, si è parlato di “piccola” o “grande utopia”, di “sogno” e di “crollo”. Ma la disamina che rimane ferma nella storia è il saggio di Walter Benjamin, “L’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” del 1936, dove il filosofo pone l’accento sul problema della perdita dell’unicità dell’“opera” che apre alla possibilità di una fruizione diffusa, rispondendo alla accresciuta domanda di partecipazione culturale della società moderna.

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Michelangelo Pistoletto
Progetto tartaruga felice, 1994-’95
Tartaruga in bronzo e serigrafia su tavola
31 x 23 x 1 cm
Esemplare firmato n. 21/ 80
Carte d’Arte, Messina
Courtesy KoobookArchive


C.C.: In che modo la serialità ha influenzato l’arte del XX secolo e come si pongono gli artisti rispetto al concetto di multiplo?
A.G.:
Sin dalle Avanguardie storiche la riproduzione seriale dell’opera risponde all’istanza di una divulgazione di valori estetico-sociali. Ricostruire l’universo, concorrere alla trasformazione della società (Futurismo e avanguardia russa), oscillando tra l’idea di “cultura bassa” e “alta” (Bauhaus e De Stijl, Dada, Surrealismo). Il rapporto tra arte e produzione trova il suo momento cruciale nella Pop art. Un punto focale determinante lo ha segnato Andy Warhol (con “Brillo box” l’edizione d’arte si connette con la grande distribuzione), non soltanto per le proprie produzioni materiali quanto per aver fornito attraverso il suo comportamento un diverso modello di artista che traduceva una visione disinibita e agile, nonché trasversale e interattiva – prerogative queste fino ad allora reputate incongruenti. Nello spazio e nel tempo si è proiettata così una figura in grado d’introdurre modalità dinamiche e pragmatiche di conduzione della sfera gestionale del proprio lavoro.
Oggi vale la pena di riflettere su artisti come Olafur Eliasson, Keith Haring, Damien Hirst, Yoko Ono, Julian Opie, Michelangelo Pistoletto in quanto, per motivi distinti e di dissimile portata, connessi sempre ad una visione personale, estendono il proprio specifico progetto e compiono l’esperienza intellettuale quasi secondo il modello di un pattern aziendale, senza nulla togliere alla qualità e alla dignità della propria missione, accrescendone anzi il valore, così come può accadere nelle migliori – great o small che siano – "utopie possibili”.

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Jenny Holzer
Abuse of Power Comes as No Surprise
Stampa serigrafica su compensato
14 x 9 x 1 cm
multiplo, tiratura sconosciuta,
non firmato,non numerato
Fotofolio/Artpost Publisher
Collezione privata


C.C.: “IN SERIES_artist's multiples for a multiple show” si avvale di collaborazioni importanti e conta la presenza di trentasei artisti nazionali ed internazionali: Adalberto Abbate, Francesco Arena, Matthew Barney, Mario Consiglio, Tiziana Contino, Roberto D’Agostino, Jeremy Deller, Olafur Eliasson, Antonio Freiles, Eva Gerd, Alice Grassi, Anna Guillot, Keith Haring, Damien Hirst, Jenny Holzer, Jasper Johns, Filippo La Vaccara, Loredana Longo, Vittorio Messina, Eugenio Miccini, Mariko Mori, Carmelo Nicosia, Yoko Ono, Julian Opie, Paolo Parisi, Michelangelo Pistoletto, Maurizio Ruggiano, Joe Tilson, Franco Troiani, Lawrence Weiner, Peter Wüthrich, Ampelio Zappalorto, e i giovani artisti Laura Cantale, Irene Catania, Giuseppe Mendolia Calella, Yole Villaggio. Come nasce il progetto e quali saranno i suoi sviluppi?
A.G.:
IN SERIES_artist’s multiples for a multiple show” è dunque il segno di una posizione precisa. È un progetto maturato nel tempo, teso a esprimere l’istanza imprescindibile di una possibile divulgazione della cultura. Riflettere sul senso dell’arte – dei suoi annessi e connessi – in quanto ricercatrice nelle arti visive e docente in una Accademia di Belle Arti, è una necessità e un dovere. Ne conseguono l’attività di ricerca e la proposizione di progetti mirati, personali e collettivi, nel caso specifico collegando artisti giovani con i meno giovani e con gli studenti. Il tutto fa capo alla fondazione – da parte mia, a Catania alcuni anni fa – di un archivio-laboratorio, il KoobookArchive/Lab_KA, impegnato nella raccolta e nella promozione del multiplo e del libro d’artista, come attività parallela alla personale operatività nel settore e alla didattica. Nato per motivi di studio come raccolta di esemplari, si è spostato in direzione laboratoriale proponendosi ad un giro di artisti come occasione di coinvolgimento ideativo-progettuale. L’archivio-laboratorio si pone peraltro con la mentalità di un network collegandosi anche con realtà analoghe sparse per il mondo attraverso progetti ed eventi.
Il discorso, dunque, in senso stretto e lato, parte da lontano. Gli sviluppi del progetto IN SERIES, come quelli dell’archivio-laboratorio, si estenderanno nella direzione della ricerca, della sperimentazione e del confronto.
A breve un segmento della mostra – precisamente quello relativo al libro d’artista e agli “ibridi” cartacei, intesi come prototipi o come tirature autoprodotte o editate – costituirà un evento all’interno della rassegna “Cantieri del Design”, nella sezione a cura di Cinzia Ferrara (prodotta dal Dipartimento di Architettura, Scuola Politecnica Università degli Studi di Palermo).

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Keith Haring
Luna Luna, a Poetic Extravaganza, 1986
Pop-up, cartoncino stampato
30.3 x 30 x 0.2 cm
2.000 esemplari
Freizeitanlagen GmbH, Amburgo
Courtesy KoobookArchive


C.C.: Tra i lavori in mostra vi sono opere di artisti di fama internazionale come Matthew Barney, Keith Haring, Olafur Eliasson, Damien Hirst, Jenny Holzer, Jasper Johns, Yoko Ono e Michelangelo Pistoletto ma anche di autori più giovani ed emergenti. In che modo è stato possibile far dialogare queste diverse esperienze?
A.G.:
Come dicevo, appunto attraverso l’apertura verso la dimensione collettiva dell’archivio Koobook e il coinvolgimento di artisti come Vittorio Messina, Antonio Freiles, Ampelio Zappalorto, estimatori e amici, ma anche in Accademia, come operatività progettuale e di ricerca nella Scuola di Progettazione artistica per l’impresa, perseguendo ostinatamente la qualità. Nuove generazioni di artisti come Tiziana Contino, Giuseppe Mendolia Calella e Irene Catania, o appena meno come Filippo La Vaccara e Loredana Longo, presenti nel progetto “IN SERIES”, sono uscite dall’Accademia di Belle Arti di Catania.  

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Veduta della Mostra “IN SERIES_artist's multiples for a multiple show” con le opere di Ampelio Zappalorto, Julian Opie, Anna Guillot, Yoko Ono


In copertina:
Keith Haring
Luna Luna, a Poetic Extravaganza, 1986
Pop-up, cartoncino stampato
30.3 x 30 x 0.2 cm
2.000 esemplari
Freizeitanlagen GmbH, Amburgo
Courtesy KoobookArchive






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