SATURA Associazione Culturale
Piazza Stella 5/1, 16123 Genova.
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Sabato 15 novembre 2003 ore 17.00
inaugurazione
< Il corpo come metafora esistenziale >
mostra personale di Adolfo Angelucci
a cura di Luciano Caprile
aperta fino al 3 dicembre 2003
dal martedì al sabato ore 16.30 - 19.00
chiuso lunedì e festivo
Con il Patrocinio di Provincia di Genova e Comune di Genova, s’inaugura nella sede dell’Associazione Culturale SATURA (Piazza Stella 5/1, Genova), Sabato 15 novembre 2003 alle ore 17.00, la mostra personale < Il corpo come metafora esistenziale > di Adolfo Angelucci. A cura di Luciano Caprile.
Per l’artista il confronto con la figura umana, e col nudo in particolare, rinnova ogni volta una sfida che ha radici profonde e significati nascosti: fermare l’immagine sulla carta o sulla tela è un gesto di grande responsabilità soprattutto quando evidenzia il desiderio di catturare non solo il corpo ma anche l’anima. Lo sanno bene soprattutto quegli autori che non si sono fermati all’esteriorità ma sono penetrati nei pensieri più reconditi degli effigiati avvalendosi proprio del veicolo della carne. Gli esempi più significativi in merito ci provengono dall’espressionismo e dalle sue derivazioni e ramificazioni che hanno attraversato e interpretato i travagli esistenziali del Novecento.
Entrati nel nuovo secolo e nel nuovo millennio, è ancora artisticamente opportuno e/o corretto insistere su tale tema? Lo è, se si vuol leggere attraverso le opere quei problemi del nostro tempo assorbiti e macerati nello spirito, riflessi in un’atmosfera che circonda e sottolinea un comportamento. Lo è soprattutto in un tempo come il nostro che ha accantonato gli sperimentalismi per confrontarsi ancora in varia misura con la vita, con le sue seduzioni, con le sue contraddizioni, con i suoi problemi. Adolfo Angelucci entra efficacemente in tale contesto grazie a una pittura che si avvale di una tecnica sperimentata dalla tradizione per piegarla agli impulsi, alle sollecitazioni anche timbriche dettate dalle occasioni. I suoi personaggi espongono le loro nudità come un debito di espiazione, i ritratti a mezzo busto si infrangono nello smarrimento di uno sguardo o si sciolgono in una deriva accelerata di percezioni. I corpi, trattati in modo da far risaltare la materia, non nascono con intento descrittivo ma si effondono nello spazio cercando i propri limiti, la propria intima misura. Lo vediamo nel “Nudo sdraiato” immerso nell’azzurro metafisico di un drappo proiettato contro la notturna assenza del fondo: la modella si abbandona mollemente al sonno e forse al sogno costruito sull’inconsistenza aerea o liquida del giagiglio. I pensieri viaggiano altrove dietro gli occhi chiusi mentre l’evidenza palpabile del corpo si protende e si espande verso di noi, al di là del limite fisico del quadro. Tranquillità e preoccupazione, manifestazione e mistero giocano coi toni allusivi e con la dichiarata consistenza delle immagini. Il concetto si ripropone con “Nudo di donna”, nell’intenso primo piano del volto, in un riposo provvisorio che sa di attesa, di sospensione (quel braccio vicino al viso così simile nell’intenzione al braccio abbandonato contro il nero dell’opera precedente)…
Sabato 15 novembre 2003 ore 17.00
inaugurazione
< Il corpo come metafora esistenziale >
mostra personale di Umberto Marangoni
a cura di Luciano Caprile
aperta fino al 3 dicembre 2003
dal martedì al sabato ore 16.30 - 19.00
chiuso lunedì e festivo
Con il Patrocinio di Provincia di Genova e Comune di Genova, s’inaugura nella sede dell’Associazione Culturale SATURA (Piazza Stella 5/1, Genova), Sabato 15 novembre 2003 alle ore 17.00, la mostra personale < Il corpo come metafora esistenziale > di Umberto Marangoni. A cura di Luciano Caprile.
La figura umana ha subito nel Novecento numerose accelerazioni di interesse e di indagine accompagnate o intervallate da battute d’arresto o da moti di negazione o di rifiuto. Le pulsioni, le sensazioni, le intenzioni si possono manifestare anche attraverso un gesto informale, un calcolo astratto o un disegno concettuale. Sono comunque i comportamenti a svelare da sempre lo stato d’animo delle persone, il clima che le circonda e le condiziona. I tempi che cambiano possono mutare nell’approccio pittorico, non la sostanza delle cose. Dal momento che un certo tipo di figurazione ha riconquistato negli ultimi lustri la ribalta artistica internazionale, occorre accostarsi con occhio partecipe e con rinnovato interesse d’indagine a quanto viene oggi proposto su tale versante. Umberto Marangoni affronta il suo colloquio con i colori avvalendosi delle lezioni del passato ma l’attenzione è rivolta alla contemporaneità o, più precisamente, alle sollecitazioni emozionali che condizionano o determinano i gesti quotidiani. Sono gesti che ritroviamo riflessi negli sguardi. Egli infatti trasferisce e condensa nei ritratti quelle contraddizioni esistenziali che ci appartengono e che possono essere allegoricamente sottolineate da un particolare taglio dell’immagine che può fornire all’osservatore anche un certo disagio visivo, nel senso che l’equilibrio della composizione pare in alcune circostanze sostituito e bilanciato dall’aggressività dei toni. L’artista non si offre al più facile compiacimento giocato esclusivamente sulla tecnica ma sceglie la via della dichiarazione d’intenti che non rifiuta , all’occasione, il confronto di una pittura dai timbri seducenti. Come si diceva, è una questione di approccio e di determinazione esecutiva. Prendiamo come primo esempio un “Autoritratto” del 1998 concepito all’Accademia Ligustica di Belle Arti dove ha conseguito il diploma. I segni rapidi, e pure calcolati nella loro determinazione espressiva, innestano una frattura umorale tra il volto acceso, la camicia plumbea e il fondo evanescente: gli occhi rispondono alla pelle nella decisa trafittura della tela. Possiamo recepire la stessa forza allegorica in “Daniela in verde” del 2000 e in “Daniela”. Nella prima occasione il vestito è una macchia che allaga la scena a contrastare il profilo della modella; nella seconda circostanza è il maglione declinato sulle varianti del viola a esaltare una certa asprezza del viso, a corroborare la malinconica inquietudine dello sguardo. Sono dunque i toni a dettare gli umori a costruire il clima in cui va immersa la figura. ..
Sabato 15 novembre 2003 ore 17.00
inaugurazione
< Realta & Musica >
mostra personale di Concetta Pisano
a cura di Giuseppe Mortara
aperta fino al 3 dicembre 2003
dal martedì al sabato ore 16.30 - 19.00
chiuso lunedì e festivo
Con il Patrocinio di Provincia di Genova e Comune di Genova, s’inaugura nella sede dell’Associazione Culturale SATURA (Piazza Stella 5/1, Genova), Sabato 15 novembre 2003 alle ore 17.00, la mostra personale < Realtà & Musica > di Concetta Pisano. A cura di Giuseppe Mortara.
La “Realtà” che Concetta Pisano espone con le sue opere, si apre come un sipario innanzi alle visioni che oggi affliggono e tormentano sia l’umanità che la natura che ci circonda.
L’artista avverte un legame profondo già a partire dall’individuo stesso, sia con il proprio sé che con un mondo sempre più deturpato dagli squilibri che l’ entità del male avvolge e condiziona cose e azioni. Quasi una correlazione tra una umanità che non sa reagire alle tentazione del potere e la depauperazione e rovina sempre più incombente dei nostri patrimoni naturali . Sembra che la terra avverte questi fenomeni causati dall’uomo e ne soffra con calamità di ogni genere. Nelle opere sulla realtà che la Pisano ci propone, la visione di umani, a volte impercettibile, a volte più esposta, mantiene ancora un rapporto che non ha abbandonato la speranza; accanto a un buco nero, c’è un astro ancora pronto a donarci la vita, un vento, seppure di sfuggita, ancora pronto verso un futuro migliore, così i ricordi con i loro valori.
Le opere dell’artista filtrano sullo spazio della tela tutte queste sensazioni, oscillanti come in una pendolo, dove forme e contenuto si confrontano e si amalgamano in una tautologia visiva attenta e con forme alla sua creatività.
Il passaggio all’interpretazione delle restante opere ,quelle che Concetta Pisano definisce “Musica”.
Musica come elemento che accomuna tutti i giovani del mondo nei grandi concerti.
E’ basata su una tonalità, una modulazione cromatico sonora, che da prima nasce da un grande boato o urlo, e lentamente si propaga d’incanto in un ritmo dove musica e gioventù si uniscono .Da qui il fiorire e il ritrovare quei valori come l’amore, la fratellanza, la pace, la libertà in un grande dialogo che tutto avvolge.
E’non è un’utopia,
L’artista ha voluto non solo sognarla, ma viverla in una realtà che già esiste, e il suo afflato pittorico si armonizza in questa sua presentazione
Sabato 15 novembre 2003 ore 17.00
mostra numero otto. inaugurazione
< SORITE > IMMAGINI AL PORTICO
Fotografie e video
Ideazione e cura di: Gabriele Perretta
aperta fino al 3 dicembre 2003
dal martedì al sabato ore 16.30 - 19.00
chiuso lunedì e festivo.
Con il patrocinio di Provincia di Genova e Comune di Genova s’inaugura nella sede dell’Associazione Culturale SATURA (Piazza Stella 5/1, Genova), Sabato 15 ottobre 2003, alle ore 17.00, la rassegna d’arte
Immagini al Portico: Stoà poikilè. Fotografie e video. Ideazione e cura di Gabriele Perretta.
Zenone produsse l’immagine del “se allora”.
Paradosso :
Consideriamo un mucchio di sabbia.
Ci si chiede: “È un mucchio?”. La risposta è “Sì”.
Togliamo un granello di sabbia e il mucchio è ancora un mucchio? Sì.
Ma se togliamo abbastanza granelli di sabbia, il mucchio cessa di essere un mucchio oppure cambia solo il volume e l’immagine del mucchio? Allora, qual è il granello che trasforma A in non-A?
Togliendo quale granello non potremo più definire il mucchio come tale?
Poniamo che esista una società mediale! Le sue immagini sono come un mucchio di grano, un mucchio di icone prodotte da un mucchio di lavoratori dell’immagine. Se sottraiamo da esso un chicco (un’immagine…) dopo l’altro, si avrà il mucchio finale al momento in cui si potrà dire, tirando via un ennesimo chicco, che quello che resta non è più un mucchio, ammettendo così che quello che “fa essere” il mucchio è un elemento singolo di esso.
Proviamo a pensare che per togliere un’icona bisogna esporla, essendo questa una maniera per toglierla dal mucchio. Ma in questo modo abbiamo eliminato il mucchio o esso rimane sempre?
Sulla falsariga di un’accettazione non passiva dell’eco e dell’affollamento dell’immagine mediale, la rassegna vuole ridisegnare un potenziale orizzonte di mucchio (nel senso di addomesticato o selvaggio). In esso, ovvero sempre e solo nell’ammasso, l’immagine - potendo apparire solo mediale - tenta di ribellarsi al cerchio del destino assegnatole dalla società del consumo e, per non farsi governare dal mucchio, prova a sottrarsi ad esso, non già per mettersi in evidenza, ma piuttosto per trasformarsi in immagine critica.
Da mucchio anonimo si diventa Posse, anonima Posse?
Gli artisti invitati da Gabriele Perretta si susseguiranno da gennaio a dicembre, muovendosi in un contesto generale da cui emergerà una situazione contaminativa tra quelle tecniche che mirano a creare nel contemporaneo un’immagine ben definita degli oggetti della realtà. La rassegna vuole scandagliare l’universo dell’immagine contemporanea a partire dal suo orizzonte concettuale. In questo panorama così ampio si susseguiranno elementi estetici e politici che connotano l’immagine della città, del paesaggio naturale, del ritratto e dell’autoritratto, della natura morta e della natura viva, dell’azione col corpo e mediante la sparizione di esso, con la folla, con lo spettacolo e via di seguito. Le tecniche impiegate dagli artisti saranno principalmente quelle che passano attraverso la fotografia e il video e si qualificheranno per la ricerca di una visione particolarmente definita della realtà. Saranno presenti artisti che lavorano individualmente o anche in collettivo, formula che l’onda medialista, ormai già da qualche decennio, sta adottando sempre più frequentemente.
SATURA Associazione Culturale
Piazza Stella 5/1, 16123 Genova.
Tel/Fax: 010.246.82.84 // 010.66.29.17 cell. 338.291.62.43
E-mail: saturarte@libero.it http:// web.quipo.it/satura/
Con il Patrocinio di Provincia di Genova e Comune di Genova s’inaugura nella sede dell’Associazione Culturale SATURA (Piazza Stella 5/1, Genova), Sabato 15 novembre 2003, alle ore 17.00, la mostra personale < Intrecci > di Lorenza Roncallo. A cura di Giuseppe Mortara.
INTRECCI
Intreccio di capelli
di nastri di frange
di linee ondulate
di legni di cesti
di fiori d’estate
Intrecci di rime
cantate in sonetti
intrecci di voci
di gesti di passi
Intrecci di linee
di vite e confini
Intrecci di fili
che tessono lini
Intrecci di steli
di erbe di prato
Intrecci di canti
di chi ha ben cantato
Intrecci di ragno
di bave argentate
di strisce di gocce
su rocce bagnate
Intreccio di volo
di belle farfalle
di dolci correnti
che trascinano foglie
Intrecci di creste
di onde di mare
che il sole brillante
fa poi luccicare
Intreccio di rami
nel bosco incantato
la luna d’argento
i suoi raggi ha intrecciato
Intreccia la trama
di un gioco felice
annoda le cose
allaccia le cime
è tutto un intreccio
Intreccia le rime
Lorenza Roncallo
Titolo: Intrecci
Tecnica: tecnica mista
Misure: cm 90 x 90
Da questa “filastrocca”- come Lorenza Roncallo definisce la sua lirica ritmata –
Il tema delle sue opere canta un linguaggio dove il collage
s’intreccia dal pensiero alla vibrazione, dalla cromia al simbolo.
La materia si fa presenza, la natura trova respiro nella sensazione ;una libertà che l’artista, prima raccoglie, poi espande dal profondo del suo essere.
27 /10 /2003 Giuseppe Mortara
Lorenza Roncallo nasce a Genova 1951 vive ed ha lo studio ad Arenano.
La sua formazione si delinea e si sviluppa negli anni 1971 /1974 presso il laboratorio di ceramica del Maestro Dell’Anese .
Nel 1984 apre a Genova il laboratorio Hidra dove lavora e tiene corsi di ceramica e instaura un rapporto di collaborazione con numerosi artisti.
Tale arricchimento le consente di creare composizioni personali per emergere come artista conseguendo riconoscimenti di pubblico e di critica ,sia in esposizione collettive che personali. Le sue opere figurano in collezioni private e pubbliche.