Agostino Tulumello / Dettaglio evento

Nato a: Italia



Derive

Dal Monday 31 March 2003
al Wednesday 16 April 2003

Comunicato stampa evento: Derive

opere di:Barba,Giuliana,Lambo,Riggi, Salamone, Tulumello
a cura di
FRANCO SPENA

Dal 31 Marzo al 16 Aprile 2003
Inaugurazione Lunedì 31 Marzo 2003 ore 18,30

La Scuola di Caltanissetta al Centro Luigi Di Sarro di Roma, come dire un gruppo di artisti che operano nel nisseno e che si contraddistinguono, nel panorama artistico Italiano, per avere dato al loro lavoro un caratteristico indirizzo di ricerca.
Il termine "Scuola" assume un carattere particolare, poiché gli artisti del gruppo di Caltanissetta non aderiscono ad un atto costitutivo, a un manifesto secondo il quale articolano il loro incontrarsi o il loro riconoscersi, ma è proprio il loro continuo mettersi in relazione che ha permesso il formarsi di presupposti comuni che si sono costruiti in cammino e permettono di individuare nelle loro opere dei segni, degli a priori, delle poetiche, dei modi di fare arte che li caratterizzano
Tra questi un grande sentimento di appartenenza che li lega a un territorio fortemente sentito e nel quale si muovono come operatori culturali; nello stesso tempo l'adesione ad una forma dell'arte che cerca nel segno-scrittura valori estetici e formali.
Il lavoro di Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone e Agostino Tulumello è sospeso tra una matrice antropologica che ricerca elementi di linguaggio nell'ambito della cultura materiale e la scrittura visiva che utilizza la parola come immagine elaborando modi di scrivere che divengono pittura , scultura, materia, assumendo considerevoli valori oggettuali.
Questi artisti traducono così nelle loro opere l'esperienza visiva di una terra nella quale domina la luce e il colore, utilizzando materiali antropologici - provenienti dalla cultura contadina come da quella industriale - che divengono artefatti sentiti per il loro richiamo culturale, ma anche per essere traslati sul piano dell'estetico e per divenire elementi duttili, manipolabili, materia che si scompone e si ricompone nelle loro mani per una "scrittura" che non è solo del tempo, ma è scrittura di emozioni.Appare, pertanto, esemplificativa, ai fini di quanto detto, la produzione di Salvatore Salomone, la cui spoglia riproposizione della scrittura cuneiforme, tipica delle antiche culture mesopotamiche e mediorientali, filologicamente tracciata su semplici superfici argillose, sottolinea e rimarca l'evocativa forza visuale della scrittura. Di più, dà l'idea di come i semplici segni, anche se recuperati da antichità remote, ancor prima del loro compiuto articolarsi fonetico e grammaticale, si pongano come codice visivo fortemente straniante nella sua palese e ieratica totemicità.
Esaltare il valore "iconico" del segno, dunque, ben al di là e al di fuori di ogni ortodossa e convenuta proposizione semantica del rapporto fra significati e significanti, è l'oggetto prioritario della comune ricerca dei nostri artisti nisseni. Ridotto a simbolo, il segno recupera così la sua primaria valenza ideografica, racchiudendo e comprimendo in sé ampie elaborazioni concettuali. Si spiega in questi termini la scarna rarefazione che connota lo spiccato totemismo di Michele Lambo. La marcata plasticità, rafforzata dalla pervasiva intensità dei monocromi, conferisce infatti alle sue opere un'aura sacrale, da idoli antichi (ma dall'eloquio moderno), assolutizzandone la poliedricità concettuale in un impianto formale coerentemente polisemico e alludente.
Nell'approcciare le stesse tematiche, Calogero Barba opta invece per un impianto ipertestuale, incardinando la simultaneità panottica dei suoi freddi cifrari digitali e delle immagini seriali in una griglia cartesiana e razionale il cui rigore è però interrotto da improvvise escrescenze ceree e da chiodi che rimandano a un ineludibile dato antropologico e quindi a una residuale traccia di comunicatività concreta e materiale, in un mondo che pare disumanizzato da soffocanti codici informatici.
Una tendenza alla liberazione del gesto artistico, e quindi alla espressione delle infinite potenzialità di significazione psico-emotiva ad esso sottese, che trova nei dipinti di Giuseppina Riggi la sua massima evidenza; e ciò in virtù di una scrittura ridotta a grafema schizzato con una trance quasi espressionistica, che va ben al di là di qualsiasi steccato o schema razionale in favore d'una resa puramente emozionale.
In contrapposizione, quasi in antinomia, colpisce invece l'ordinata e ossessiva acribia da aracnide, con la quale Agostino Tulumello pare tessere la superficie delle sue tele, giungendo ad occuparne l'intero campo visuale con un grafismo esasperato, fatto di precisissimi tocchi di colore, che scandiscono implacabilmente ogni frazione del tempo intercorrente in quella comunicazione per immagini posta in essere fra artista e osservatore. Lillo Giuliana insiste sulla geometria della forma, non tanto come scansione di ritmi, ma come successione di cammini che possono condurre lo sguardo verso l'interno della scultura, in modo da stimolare la percezione di un itinerario visivo che faccia leggere l'opera per gradi. Soprattutto per porre al centro dell'osservazione ciò che più gli interessa: aprire uno squarcio che interrompa la linearità dell'opera e la consistenza stessa della materia.


Orario d'apertura: 17.00 - 20.00
Chiuso. Domenica e Lunedì

Email: disarrocentr@ciaoweb.it

© ArsValue srl - P.I. 01252700057