Alberta Cuccia / Dettaglio evento





scout

Dal giovedì 29 settembre 2005
al venerdì 14 ottobre 2005

Comunicato stampa evento: scout

scout
Alberta Cuccia Giovanni Ficetola Manuel Labbate Luca Pozzi Michele Tocca

a cura di raffaella guidobono

Opening 29 settembre 2005 7pm -9 pm

in mostra fino al 14 ottobre 2005
info:k@wadadaw.com
www.wadadaw.com

Curiosamente poco attratti dalla scena digitale (dentro cui al contrario confluisce gran parte della produzione delle giovani leve) gli artisti in mostra presentano invece un lavoro corposo e materico, stratificato e profondo.
Il punto di vista è inaspettato. Una cinquina di artisti nati tra l¹83 el¹85 e provenienti dall¹Accademia di Brera e dalla St. Martin¹s School presenta una serie di lavori che pur nella loro freschezza stabiliscono una sorta di archeologia del contemporaneo: fotografie in pellicola, video immersi nel segno pittorico, colore e materia sulla tela e una performance ambientale meditata, ritratta e solo in un secondo tempo trattata in photoshop da Luca Pozzi, la cui figura è sdraiata tra gli strati geologici di un paesaggio nel nord della Francia e appare soltanto dopo un¹acuta osservazione del lavoro, stampato in un lungo rullo, come fosse materiale di studio delle faglie del pianeta, del nostro substrato, del nostro passato e conseguentemente del nostro futuro.
Il video di Giovanni Ficetola si serve nel titolo di una citazione tratta da Doom generation ³Penso alle mie braccia come fatte di mercurio² ed è il risultato di quattro anni di sperimentazione tecnica, alla ricerca di fusione formale tra l¹immagine video e la luce e la texture della pittura.Nella genesi del lavoro confluiscono le illustrazioni di Ashley Wood e i film di Hong Kong, la musica elettronica e l¹uomo macchina. Il ripetersi dell¹azione, il killer perfetto ( eppure cieco) l¹impossibilità di vedere il bersaglio e il momento dell¹azione, impone allo spettatore di ipotizzare ciò che è fuori della tela, oltre la camera, lascia un personaggio in pura potenza, senza permettergli mai di compiere ciò che deve. Una debole luce filtra attraverso nubi di colore sfilacciato, il tratto pittorico permette di trasfigurare la periferia nello scheletro di una città coperta di polvere e ruggine. La cecità del protagonista e l¹impossibilità di vedere dello spettatore, rivelano la contraddizione di due figure che in realtà devono per forza di cose essere dotate del senso della vista e semmai acutizzarlo, esercitarlo. Alberta Cuccia presenta tre trittici che equivalgono ad un unico ritratto di architetture osservate a lungo, durante un soggiorno inglese, benché il carattere astratto non le identifichi con un luogo specifico. L¹idea di spazi-contenitore invita a percorrere a ritroso il momento in cui viene realizzata l¹edificazione. La costruzione del trittico tende a esaltare l¹aspetto poetico della mano dell¹uomo sull¹architettura, solo apparentemente fredda ed estranea a chi la attraversa. La ricerca del particolare sottolinea l¹importanza corale di tutti gli elementi, l¹attrazione per saldature bulloni superfici specchiate e riflessioni indica un pensiero quasi animista e arcaico. La luce viene ricercata e blandita prima durante e dopo lo scatto, per poi ottenere stampe calde e sature attraverso lo sviluppo E6 in C41 ovvero il cross process, il processo di inversione dei bagni di sviluppo della diapositiva che da positivo diventa negativo, quindi senza protezione, con il conseguente aumento della grana. Un procedimento errato che in realtà è un effetto e che restituisce la labilità del divenire .Il ritratto di Manuel Labbate è una osservazione sul proprio aspetto del tutto straniante rispetto alla reale fisionomia, mentre I fantasmi dell¹opera di Michele Tocca muovono dalla riflessione sulla possibilità di permanenza della bellezza. Un¹entità adulta e una infantile lottano per evolvere certamente, ma in qualche modo per restare sempre così.
Di buon auspicio, direi.
Raffaella Guidobono

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