Alberto Grifi / Dettaglio evento





RETENTIVA

Dal venerdì 09 aprile 2004
al domenica 25 aprile 2004

Comunicato stampa evento: RETENTIVA

provocazione
una “circostanza” di immagini

Il mondo è troppo vecchio per riconoscere il nuovo nel vecchio. Federico Fellini

Provocazione. Se non fosse una “parola” – usata spesso in modo improprio – sarebbe quasi un acronimo.
Pro. A favore di. Dell’artista? Di chi guarda con fare distratto? Di chi compra e “possiede” l’opera? Vocazione. La vocazione dell’essere,specifico. Del fare. Di scelte attuate. Di e-vocare qualcosa, o qualcuno, attraverso il proprio operare, frutto dell’intelletto e di tecnica.
Azione. Il “fare” significante, quello che determina comportamenti: “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Da sempre, ancor prima di scoprire la terza legge della dinamica. Provocazione. Ecco l’acronimo che somma – e modifica – significati. Parola forse abusata, dalle Avanguardie artistiche a scuotere l’indifferenza sedimentata e dai conservatori a giustificare, appunto, re-azioni – non uguali – sicuramente contrarie.
Otto artisti – guai a chiamarli fotografi – Claudio Abate, Gianfranco Baruchello, Luca Campigotto, Isabella Gherardi, Alberto Grifi, Raffaela Mariniello, Paolo Mussat Sartor, Gianni Volpi che, Pro: si fanno pubblici singolarmente, uno ad uno, non si intercettano – non è una collettiva,
è una circostanza –.
Vocazione: otto percorsi professionali, di vita intimamente legata al mestiere, di scelte intimamente legate alla
vita. Azione: “scatti”, immagini che si innescano in continuo, racconti, spazi di ricerche che sono mondi di significato, non categorie.
Provocazione: è quella del pubblico – qui il transito è inverso – che vuole decifrare le immagini sparse, che vuole assemblare con albagia una piccola storia, forse anche personale, molto privata, o “leggere” nelle opere esposte, pratiche in uso, simulacri di costumi comuni, abitudini collettive, attraversando, indenne, il campo dell’esperienza altrui.
Ecco, forse l’emblema della nostra epoca è la preservazione di un boschetto caro a Goethe all’interno di un campo di concentramento, a dirla con Steiner.
Alex Donadio – curatore veneziaimmagine 2004