Alex Katz / Dettaglio evento





Comunicato stampa evento: Sei per Sei

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova


Mostra personale di Luisa Delle Vedove
A cura di Enzo Santese
sabato 18 Marzo 2006 ore 17,00
sala maggiore – inaugurazione
fino al 5 Aprile 2006.

Luisa Delle Vedove è nata a Cordenons ( Pordenone), dove risiede e lavora. Laureata in Pedagogia, si accosta da autodidatta alla pittura, dedicandosi a una ricerca sistematica dall'inizio degli anni novanta. Segue una stagione di presenze in importanti rassegne personali e collettive in Italia e all'estero. Ha svolto per anni, nel silenzio del proprio studio, un appassionato lavoro di sperimentazione sulle potenzialità del mezzo pittorico prima di uscire allo scoperto con una serie di rilevanti appuntamenti espositivi. In uno di questi, negli Stati Uniti, sull'onda di un favorevole riscontro di critica e di pubblico, ha rinvigorito vieppiù la sua convinzione di aderire completamente ai propri empiti interiori nella formulazione dell'immagine, senza cedere a nessuna tentazione di omologarsi con la moda conclamata dal mercato. Usa preferibilmente supporti in metacrilato, uno speciale composto plastico, su cui dispone la pellicola finissima del suo colore; zone di vibrante velatura si alternano a porzioni di corposità in uno spazio dove emerge immediata la tensione dinamica del quadro.

La pellicola cromatica è a volte appena percettibile e consta di sfumature e trasparenze che rimandano a una profondità immaginaria; qui possono prendere corpo realtà figurali diverse (appartenenti alla realtà umana, animale o vegetale) oppure segni assoluti, liberi di viaggiare nella logica dell'astrazione: questi sono sospinti a muoversi da una forza metamorfica. In tal modo la pittura lascia emergere la convinzione dell'artista in ordine ad un'energia che governa il pensiero e le sue realizzazioni.

Spesso prendono corpo presenze che fluttuano in un magma come illuminato in controluce, quasi la fonte luminosa fosse dietro al quadro. L'arte di Luisa Delle Vedove elabora segnali capaci di confluire verso esiti di pura rarefazione, come dire la forza di elevarsi fino a un distacco dalla fisicità del vissuto per correre dietro a quelle chimere dei sogni che talora si materializzano nel quotidiano. Il tutto in virtù della poesia che dispone il reale a una distanza variabile, in rapporto all'esigenza di focalizzare il positivo e mettere in sordina gli effetti sgradevoli dell'andamento esistenziale.


Mostra personale di Antonella Orlandini
A cura di Luciano Caprile
sabato 18 Marzo 2006 ore 17,00
sala prima – inaugurazione
fino al 5 Aprile 2006.

Gli acquarelli di Antonella Orlandini, nascono da un ordine progettuale e non dalla liquida libertà narrativa favorita dal seducente mezzo espressivo. Infatti l’artista genovese dipana le sue trame fantastiche (utilizzando le proprietà evocative della macchia/colore/segno sulla carta) in una calcolata progressione di ambienti geometrici o di suggestioni visive ritmane nello spazio. La Orlandini sceglie le tonalità calde del rosso, del terra di Siena, dell’amaranto, le diverse gradazioni del verde e dell’azzurro che scivolano le une verso le altre, si compenetrano e si compiacciono dell’armonia del gesto. A turbare e a inquinare questo “ordine” soprattutto emozionale intervengono frammenti di giornale che lei incolla sui suoi lavori con apparente casualità: la scelta di ritagli dalle parole incomprensibili (prevalgono i caratteri arabi, cirillici e ebraici) tende a innescare un disagio visivo che si somma al dispetto di un’intrusione traumatica nel paradiso del sogno e del desiderio. “Preziosismi cromatici secessionisti convivono con violenti contrasti espressionisti” scrive per l’appunto in catalogo Sara Fontana. Ed è proprio così: un modo di porre a confronto la fuga provvisoria di un pensiero estatico col precipizio angosciante di certe realtà del quotidiano che ci assistano, condizionando i nostri comportamenti, e che non sempre riusciamo a capire e ad accettare.


Mostra personale di Nan Sang Su
A cura di Luciano Cavallaro
sabato 18 Marzo 2006 ore 17,00
sala pozzo – inaugurazione
fino al 15 marzo 2006

La richiesta di professionalità in ogni ambito produttivo, oggi come nell'antica Grecia, e' ed era considerata uno dei requisiti necessari al corretto svolgimento di qualsiasi percorso produttivo. Anticamente la definizione AKRIBEIA stava a connotare proprio quella diligenza operativa che, intesa non solo come puro valore aggiunto, predisponeva all'apprezzamento di ogni tipo di manipolazione della materia.

E' d'altro canto innegabile che la constatazione di un'accuratezza esecutiva, in particolar modo in un 'opera d'arte, e' vissuta come un segnale estremamente positivo che predispone all'appropriazione della medesima sia sul piano stilistico che semantico. Vale a dire che induce lo spettatore a sospettare che l'opera oggetto di attenzione sottenda significati coinvolgenti a tal punto da smuovere in cui l'urgenza della loro decodificazione.

E'inoltre palese che l'"esattezza artigianale" espressa in una struttura e' portatrice di un senso di trasparenza intellettuale nonché di eleganza formale, requisiti che appartengono certamente alle opere di NAM SANG SU.

Muovendo da riflessioni che sembrano evocare gli "infiniti spazi" leopardiani, l'artista ci propone la materializzazione di miti cosmici talvolta non riducibili a interpretazioni mimetiche ma, in ogni caso, fissati di volta in volta , in configurazioni che stimolano la riflessione sui temi della creazione e il raffronto con il vasto spazio che ci pervade e ci avvolge.


Collettiva di grafiche ed opere d’autore
"MOSTRA COLLETTIVA"
A cura di Mario Napoli
sabato 25 febbraio 2006 ore 17,00
sala colonna – inaugurazione
fino al 5 Aprile 2006.

A dodici anni dall’apertura (19 febbraio 1994) SATURA, rende omaggio ai grandi maestri dell’arte contemporanea proponendo uno spazio dedicato interamente alla grafica ed alle opere d’autore con incursioni sui giovani talenti. Lo spazio dedicato, affiancherà i cinque spazi già attivi permettendo una maggiore fruibilità tra le tematiche contemporanee, gli autori affermati, i giovani talenti ed i maestri storici italiani ed internazionali. Si parte con: VALERIO ADAMI, AROLD ALTAMAN, KAREL APPEL, FERNANDEZ ARMAN, GEORGE BRAQUE, ALEXANDER CALDER, LYNN CHADWICH, GEORGES CHEMECE, CORNEILLE, PIERO DORAZIO, PAUL FLORA, KEITH HARING, ROBERT INDIANA, ALEX KATZ, FERNAND LEGER, SOL LEWITT, ROY LICHTENSTEIN, HENRY MATISSE, FRANCOIS MORELLET, ANTON ZORAN MUSIC, PAPLO PICASSO, EMILIO SCANAVINO, DANIEL SPOERRI, VICTOR VASARELY, ANTONIE TAPIES, JOE TILSON, IAN TREMEVEN.

L'arte della grafica nasce in occidente nel XV secolo dall'esigenza di produrre più esemplari di una stessa immagine, in una società dove si sta sviluppando una nuova classe mercantile e borghese che dispone di mezzi economici e conseguentemente elabora esigenze culturali e di conoscenza fino ad allora riservati esclusivamente a ristretti ceti aristocratici. La produzione di stampe, in tirature più o meno numerose, si realizza attraverso la lavorazione di una matrice, incisa manualmente al fine di poter essere utilizzata per trasportare il soggetto su un foglio attraverso l'uso di un torchio. Le tecniche di lavorazione delle matrici derivano dall'esperienza degli incisori di metalli pregiati e ricevono un impulso fondamentale dalla quasi contemporanea invenzione del libro a stampa a caratteri mobili, alla metà del XV secolo. Le prime immagini a stampa sono realizzate con la tecnica della xilografia, detta anche silografia, che presuppone l'uso di una matrice in legno, che l'incisore lavora a rilievo, cioè togliendo la parte che non deve stampare, realizzando in questo modo un supporto che presenta il disegno in rilievo. Già all'inizio del XVI secolo, alla silografia si affianca la calcografia, tecnica che utilizza il metallo, principalmente rame e zinco. In questo caso l'incisore lavora in cavo, cioè scavando nel metallo il disegno da stampare. Quando l'incisore lavora direttamente sulla lastra si parla di incisione a bulino, se lo strumento utilizzato, il bulino appunto, toglie il metallo che non serve grazie alla sua punta triangolare; oppure si parla di puntasecca, quando lo strumento a punta si limita a scalfire e spostare il metallo a lato dei solchi. Altra tecnica su metallo è quella della acquaforte, quando l'incisione avviene indirettamente, per immersione della lastra in un acido, che si chiamava aqua fortis, lastra precedentemente coperta con una vernice resistente all'acido e disegnata, eliminando la vernice, in corrispondenza della parti che devono subire la morsura dell'acido. Alla fine del XVIII secolo si scopre la possibilità di utilizzare matrici in pietra e nasce la tecnica della litografia, con la quale le matrici in pietra calcarea, precedentemente levigate e trattate in superficie con degli acidi, sono disegnate con apposite matite grasse. In fase di stampa l'inchiostro tipografico aderisce solamente alle parti disegnate, dove trova altro inchiostro, ed è invece respinto dal resto della matrice.



Mostra personale di Roberto Pilat
"DE-RELITTO"
A cura di Mario Napoli
sabato 18 Marzo 2006 ore 17,00
sala cisterna – inaugurazione
fino al 5 Aprile 2006.


La colpa (o il merito?) è da attribuire ad una immersione in apnea nel mar Rosso a Massaua in Eritrea negli anni 70, quando navigavo come ufficiale di macchina, con la Linea Messina. Durante quella bellissima avventura incappai in un piccolo relitto di un barcone di ferro posato sul fianco ormai inglobato nel corallo bianco, per caso vidi una piccola lamiera sottilissima i cui colori, che andavano dal giallo, rosso, arancio, al marrone nero e verde. .Era talmente fantastico che rimasi così abbagliato da quella sinfonia di colori da non accorgermi che il marinaio che era sugli scogli stava battendo due sassi in acqua gridando in siculo U’ SCQUALO U’ SCQUALOOOO !!!!!!.

Risalii velocemente e mi accorsi che la belva si stava allontanando, forse vedendomi bene si spaventò e fuggì…mi ributtai e recuperai quel tesoro. Ma rimasi profondamente deluso e amareggiato quando la sacra icona si asciugò, perché sparirono tutti i colori, così gettai a malincuore quella lamiera che ormai aveva un color ruggine uniforme, nel luogo in cui quel tesoro “colorifero” si era formato. Ma quei colori mi rimasero impressi nella mente per sempre. Qualche tempo dopo con la Transoceanica Mario rimanemmo a Kobe in Giappone circa un mese per lavori in bacino. Una sera vidi in una vetrina di un lussuoso negozio, accanto ad una antica armatura di samurai, una ciotola color marrone che sembrava metallica…entrai e chiesi informazione a gesti, perché quelli non parlavano inglese, ma capii che era una ciotola di ceramica raku.

Per farmi capire, che era ceramica quel gentile commesso prese una normale tazzina da thè e aggiunse RAKU. Disegnai su un foglio la figura di un torniante che faceva quella ciotola e mi scrissero sul foglio stesso l’indirizzo del ceramista. Riuscii a scovarlo e questo fu il primo impatto con la ceramica, perché allora dipingevo ad olio, abitavo a Genova e nulla sapevo su quella materia. Nel 1977 mi sposai e smisi di navigare, ma il destino volle che la mia sposa risiedesse, guarda caso ad Albisola dove la ceramica la praticano da secoli e così mi gettai a capofitto in questa perigliosa avventura solitaria, feci migliaia di esperimenti tutto da solo, senza l’aiuto di nessuno, sforando tutte le regole della ceramica normale. Se avessi seguito i consueti canoni non sarei riuscito a fare il fiore del ferro…



Mostra personale di Giuseppe Colombo
"COMPUTER PRINTS"
A cura di Mario Napoli
sabato 18 Marzo 2006 ore 17,00
sala portico – inaugurazione
fino al 5 Aprile 2006.


Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s’inaugura, nella sede dell’Associazione Culturale Satura (Piazza Stella 5/1), sabato 18 Marzo 2006 alle ore 17.00, la mostra personale di Giuseppe Colombo.

" ...tagliando, ricucendo, vivisezionando da esperto patologo bicipiti, lombari, pettorali, dorsali aveva cominciato a costruire le iperboli di un nuovo esercito di titani. Venati di marmo, sezionati per lungo, quasi a dimostrare che all'interno non avessero visceri ne sangue ma solo quella barocca carrozzeria superficiale.
La dimensione onirica delle autopsie aveva dato a quelle rappresentazioni la dignità del racconto favolistico trasfigurandole dalla banale realtà del fenomeno da baraccone.

Nella crisi profonda della grafica italiana, nell'accidia perpetua in cui versa da oltre trent'anni, per anemia culturale nelle classi dirigenti e nella politica, Giuseppe non poteva piangere sul latte ormai versato, ed ha preferito impegnarsi in una ricerca ironica, un divertssement arguto e inoffensivamente violento, ma che é una riflessione importante sulla rotta di collisione di questa società".

Così Mimmo Castellano uno dei maggiori graphic designer, autore anche di volumi dedicati alla grafica e alla fotografia, sottolineava tempo fa il lavoro di JOS scorgendovi ispirazioni e interpretazioni sociologiche anche possibili ma che invece l'intenzionale enfasi scultorea dei nudi rappresentati spesso sorvola per cogliere altri obbiettivi. Per esempio il piacere dell'espressività delle forme in se stesse, dei colori, dei riflessi, dei pieni e dei vuoti secondo un ironica, quella sì, riproposizione di una certa statuaria sia barocca che neoclassica, riveduta e corretta e con risultati talvolta surreali.



Associazione Culturale Satura
Piazza Stella 51/a
Genova
Tel 0102468284 - 010662917
satura@aliceposta.it
http://www.saturarte.it