Alexander Calder / Dettaglio evento





Comunicato stampa evento: Sei vernissage a Satura

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, sono sei le mostre che s’inaugurano , nella sede dell’Associazione Culturale Satura (piazza Stella 5/1), sabato 30 settembre 2006 alle ore 17:00



AGNESE MARCHITTO mostra personale
a cura di Beba Marsano
sala maggiore – inaugurazione
sabato 30 settembre 2006 ore 17:00
aperta fino al 18 ottobre 2006

Agnese Marchitto non è una pittrice. Ma una cantastorie, una fabulatrice, una sacerdotessa di quelle regioni incantate della fantasia capace di fare prodigi. Come trasformare i pensieri in immagini e vestire a festa i sogni per farne fiabe, parabole, racconti destinati ad accendere gli occhi e a commuovere il cuore.
Fate, angeli e saltimbanchi – nelle forme tipiche della fabula, di animali e bambini – affollano le sue storie per immagini la cui trama è intessuta dalle leggi anarchiche del fantastico e del meraviglioso. Ogni quadro una narrazione, iniziatica e metaforica, preziosa per la fascinosa ricchezza del colore e per l’abilità della realizzazione.
La Marchitto da vita a scenografie in bilico tra teatro e poesia, combinando cartoncino e carta di riso, strass e paillettes, fondi oro e pietre colorate, pigne e conchiglie affinché le dita possano sfiorare la superficie del sogno e questo, quasi per magia, diventare realtà.
Non è una speranza, bensì l’assoluta certezza che per gli uomini di buona volontà la felicità sia molto spesso qualcosa a portata di mano



LIDIA KALY mostra personale
a cura di Paolo Minetti
sala prima – inaugurazione
sabato 30 settembre 2006 ore 17:00
aperta fino al 18 ottobre 2006

…Appare chiaro, osservando le sculture di Lidia Kaly, che l’artista usa liberamente, senza più inibizioni, tutti i materiali che il suo occhio organizzato e la sua emotività controllata ritrova lungo il suo percorso esistenziale, inventando tecniche e nuove formalità del processo esecutivo. Il linguaggio artistico, come ben si conosce, si è fortemente essenzializzato e grandemente velocizzato.
Nel lavoro di Lidia Kaly c’è il tentativo di realizzare un passaggio, un superamento di civiltà mediante la trasmutazione della materia manipolata con un intervento, suo malgrado, di ordine concettuale.
La creatività consente all’uomo di superare ogni genere di ostacolo e soprattutto gli impedisce di rimanere vittima dell’esperienza storica. Lo libera dall’incombenza del presente proiettandolo verso il futuro.
“Fragmenta sculturea” è l’indicazione che Lidia Kaly annuncia all’anagrafe del suo operare. Una scultura frammentata, una composità in un assemblaggio evocativo ed esoterico come ogni buon creatore tenta di trasmetterci nell’illusione di ritrovare, con la padronanza del linguaggio, se stesso e di converso tutti noi.



CHOI JIHOAN mostra personale
a cura di Mario Napoli
sala pozzo – inaugurazione
Sabato 30 settembre 2006 ore 17:00
aperta fino al 18 ottobre 2006

Mi appare di buon augurio scrivere questa presentazione per l’amico scultore Choi JiHoan, proprio in questi compressi giorni del settembre carrarino che vedono raccolti nella nostra piccola città di marmo sotto le apuane, un gran numero di intellettuali, tutti ugualmente impegnati nelle discussioni di con-vivere infatti la filosofia, la cultura (la multicultura) e la integrazione che sono alla base del grande convegno internazionale e sono rappresentate in modo perfetto dal ventennale rapporto di amicizia, collaborazione e studio che gli scultori coreani e carraresi e la sua Accademia hanno da tanto tempo instaurato.
Le opere di Choi JiHoan hanno titoli decisi e determinati a significare, io credo, unione di paesi e culture. Nel blocco di marmo finemente lavorato, due mani, significativamente, si uniscono con delicatezza, intenti a sostenere una piccolissima e simbolica tartaruga.
L’inconscio citato da Choi, che non nasconde una predilezione per lo studio della consapevole interiorità, si espleta in queste sculture raccolte e compiute, scolpite con attenzione e tecnica squisita, ma calibrate attentamente a non offrire niente al “troppo“, così che la raffinata ricerca formale sia il giusto tramite per la lettura dell’opera.
Ricordo i colori intensi dei luoghi vicino a Pusan, il mare che sfiorava i passi di molti scultori amici… e saluto con stima ed affetto il giovane scultore che da Jin Ju ha scelto di venire qui a Carrara, tra amici appunto, per raccontarci i suoi sogni incantati.



L’ALBERO DELLA VITA mostra personale di Alfonso Gaeta
testo di Miriam Cristaldi
sala cisterna – inaugurazione
sabato 30 settembre 2006 ore 17:00
aperta fino al 18 ottobre 2006

La materia "viva" del legno ha sempre interessato e affascinato gli artisti. Quale inconfondibile simbolo della vita dinamica e del femminile (albero come ventre della Grande Madre), il legno - con le sue venature, la sua morbidità tattile e il "calore" della sua anima – riesce a creare affetti di tenera carnalità. Una sorta di carne vegetale che sprigiona delicate sensazioni epidermiche, suscitando in chi osserva emozioni ancestrali legate al contesto antropologico. Dalla storia dei tempi ad oggi, infinite sono le produzioni artistiche che si sono avvalse di questa materia fibrosa: dai totem africani alle effigi etrusche, dagli scranni delle chiese alle statue votive, dalle sculture cinquecentesche alle sagome degli artisti contemporanei. In primis il romano Mario Ceroli che con le sue notorie silhouette in legno ha creato un inconfondibile linguaggio "povero". Anche il levantino Alfonso Gaeta, personalità schiva e difficilmente inquadrabile in codici linguistici - lontanamente accostabile ad esperienze di suggestione informale - punta tutto su questo materiale; in particolare insistendo sull'essenzialità e naturalezza del risultato estetico. Minore (anzi nullo) è l'intervento manuale, maggiore è l'effetto di rustica naturalezza. Evitando perciò qualunque azione dello scalpello ed affidandosi esclusivamente al taglio della sega elettrica con cui ridurre il legno in sottili e lunghi listelli o in grandi forme sferiche. Per poi incollare i frammenti lignei l'uno sull'altro e dare avvio a sculture personalissime. Ovviamente seguendo i ritmi delle nervature, delle strozzature dei nodi, rispettando l' ordine delle cromie (dalle più chiare alle più scure) - attraverso un complesso gioco di simmetrie e di combinazioni a carattere speculare. L'artista riesce così a sagomare strutture fortemente immaginative, ricche di tracce e rimandi, capaci di suggerire significati che vanno oltre il semplice dato oggettivo. Questo, proprio in virtù dei segni naturali come le striature, la concentricità delle forme anellari, i tagli, le falle, o di quelli artificiali: ad esempio gli effetti caleidoscopici dovuti a ricercate specularità, rese attraverso difficili e misuratissimi accostamenti delle sezioni lignee. Allora una voluminosa sfera d'ulivo (o castagno), trafitta da fori naturali o da profonde cavità connaturate al legno, può apparire come un possibile mappamondo, una specie di libera geografia attraversata dal flusso delle nervature lignee. Nervature simili a filamenti ondosi che assumono il sembiante di probabili reti fluviali, fantastici "paralleli" o articolate dune sabbiose. Ma potrebbe anche suggerire la pericolosa idea di un ordigno atomico pronto a esplodere (Giò Pomodoro insegna). Questo in adesione alla crudezza del panorama contemporaneo. Allo stesso tempo prendono corpo forme totemiche (in eucalipto, ulivo o paduk africano) che s'innalzano sinuose seguendo ritmi spiraliformi, in successione dinamica, simulando l'andamento rotatorio a lisca di pesce. Oppure si slanciano in verticale (od orizzontale) a guisa di steli frontali, entro cui zone centrali impallidiscono visibilmente: naturali effetti di chiaroscuro dovuti al succedersi di differenti zone anellari (ossatura che denuncia il tempo). E ancora, una grossa radice, tagliata e ricomposta, può proporsi come corpo vivente in esposizione su lastra di cristallo. Alla percezione visiva l'oggetto si carica di significati inesauribili. Così come per l'Albero della vita: una fantasiosa e inusuale struttura ottenuta con sezioni d'albero d'ulivo. Frammenti di legno ricurvo e nodoso vengono accostati magistralmente in modo da ottenere effetti speculari e allo stesso tempo di profilare il caratteristico perimetro arcuato a chioma d'albero. Le sfilacciature della materia stessa contribuiscono a indicare quegli effetti nocchiosi tipici del tronco. E allora una linfa energetica sembra scorrere impetuosa nelle vene del legno mentre un filo di brillante smalto pare assumere l'effetto di rugiada splendente. Diceva Claudio Costa: "Il mio lavoro è difficile, antiestetico, a volte brutale. E' impensabile che possa entrare nelle raffinate strategie di mercato. ma io continuo, continuo a muovermi nella ricerca, quando scopro qualche verità non mi fermo, cerco ancora.". Natura e cultura si tendono la mano. Come per Alfonso Gaeta. Anch'egli personalità in cammino.



GABRIELLA SOLDATINI mostra personale
a cura di Valentina Perasso
sala portico – inaugurazione
sabato 30 settembre 2006 ore 17:00
aperta fino al 18 ottobre 2006

Dopo un lungo periodo di pausa la pittrice ritorna in scena: i suoi quadri evocano diversi e molteplici percorsi. Da un lato ci immergiamo in un forte realismo, rappresentato da immagini di natura incontaminata come boschi e borghi marinari, dove le vele emergono sempre come costati, quasi un richiamo anancastico alla città natale, Genova. Un realismo spesso dettato dalla istantaneità, un modo di scaricare le proprie emozioni, le più immediate. Dall’altro ci tuffiamo in un astrattismo alla continua ricerca di un’identità non facilmente traducibile, che spesso sfocia in visioni oniriche personali, solari. Un’arte spogliata dai lacci inibitori della forma, in grado di esprimere l’inesprimibile, un pulsante lavoro dell’inconscio. Lo spettatore percepisce una molteplicità di punti e forme geometriche colorate collegate da segmenti bianchi che creano una spazialità stranita, forse frutto di un’esplosione o di un processo generativo che tracima sulla superficie dipinte ed esprime una grande sensibilità. Viviamo una sensazione continua di paraeidolia, tendenza istintiva e automatica a trovare forme familiari in immagini solo apparentemente amorfe. Un viaggio verso le continua ricerca di una definizione delle forma nel tempo: astratta, onirica o reale che sia, comunque parte dello spirito vivo della pittrice



SATURA D’AUTORE collettiva di grafiche ed opere d’autore
Claudio Costa, Mario Napoli, Emilio Scanalino, Daniel Spoerri, Victor Vasarely.
sala colonna – inaugurazione
sabato 30 settembre 2006 ore 17:00
aperta fino al 18 ottobre 2006

A dodici anni dall’apertura (19 febbraio 1994) SATURA, rende omaggio ai grandi maestri dell’arte contemporanea proponendo uno spazio dedicato interamente alla grafica ed alle opere d’autore con incursioni sui giovani talenti. Lo spazio dedicato, affiancherà i cinque spazi già attivi permettendo una maggiore fruibilità tra le tematiche contemporanee, gli autori affermati, i giovani talenti ed i maestri storici italiani ed internazionali.
In questa occasione verranno proposte opere uniche e grafiche di Claudio Costa, Mario Napoli, Emilio Scanalino, Daniel Spoerri, Victor Vasarely.
In permanenza grafiche di: Valerio Adami, Arold Alatman, Karel Appel, Fernandez Arman, George Braque, Alexander Calder, Lynn Chadwich, Georges Chemece, Corneille, Piero Dorazio, Paul Flora, Keith Haring, Robert Indiana, Alex Katz, Fernand Leger, Sol Lewitt, Roy Lichtenstein, Henry Matisse, Francois Morellet, Anton Zoran Music, Pablo Picasso, Emilio Scanavino, Daniel Spoerri, Victor Vasarely, Antonie Tapies, Joe Tilson, Ian Tremeven.



Inaugurazioni: sabato 30 settembre 2006 ore 17.00
30 settembre - 18 ottobre 2006



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