Andrea Abati
Dal sabato 01 marzo 2003
al venerdì 18 aprile 2003
Comunicato stampa evento: Andrea Abati
Orari
da martedì a sabato, ore 16-20
Chiuso domenica e festivi
La prossima mostra organizzata da Dryphoto arte contemporanea è dedicata alle opere che Andrea Abati ha realizzato a Prato sul paesaggio industriale contemporaneo e sui mutamenti della realtà sociale. Le fotografie della serie "I Luoghi del Mutamento" sono presentate per la prima volta al pubblico pratese. Abati ha voluto come luogo di indagine proprio la sua città natale, nella quale l'intrusione dell'industria nel contesto cittadino è forte e evidente. La rapidità, che le necessità della società contemporanea impongono alla produzione e al ritmo del lavoro, fa sì che la realtà industriale sia uno specchio fedele dei cambiamenti in atto. Abati ha fotografato una serie di ex fabbriche in fase di demolizione. Gli stabilimenti, colti nella dimensione di cantieri aperti o di architetture allo stato di abbandono, acquistano in tal senso una valenza particolare, sono espressione di uno stato in fieri, nel quale velocemente passato, presente e futuro si intrecciano e velocemente si danno il passo. Fissare con la magia dell'obiettivo fotografico il processo del mutamento permette di cogliere atmosfere, elementi naturali e non, che sarebbero altrimenti negate alle nostre possibilità percettive.
Del resto nelle fasi di cambiamento le epifanie del mondo acquistano forme inedite, si danno per ciò che di solito nell'apparenza non esiste. Abati fotografa i luoghi del mutamento di notte, creando immagini dai colori stridenti, che fanno emergere i contrasti dei volumi e danno nuova linfa agli spazi industriali.
A "I Luoghi del Mutamento" appartiene anche una serie di immagini, volta a individuare i cambiamenti in atto nel tessuto sociale. Abati ha fotografato alcune persone appartenenti alla comunità del Corno d'Africa; la loro particolarità è che sono contemporaneamente italiani e non italiani, nati ovvero all'estero ma da genitori italiani, frutto di matrimoni misti o della loro discendenza, e che si sono stabiliti a Prato o nei dintorni. Spesso la ragione del loro vivere in Italia è legata alla perenne guerra tra Eritrea ed Etiopia, una guerra inutile e crudele, spesso dimenticata. Le persone ritratte sono quasi a voler suggerire i movimenti di oggi e di ieri degli uomini sul territorio e aprono la visione emozionale su ambiti che spesso ci rimangono estranei e incomprensibili. Le immagini ci parlano di emigranti o meglio di uomini alla ricerca delle proprie radici, di un pezzo lontano da sé.
Nel video in mostra viene affrontato il tema della guerra nella sua accezione più ampia ma non scevra da riferimenti a quanto succede attualmente nel mondo. Attraverso lo scandire del ritmo dell'azione in immagini in movimento, l'artista rende palese il meccanismo di distruzione e invita il fruitore a domandarsi della necessità della guerra. A confermare la volontà di interpellarsi sullo stato delle cose, in relazione alla propria ricerca di artista e in relazione alle scelte della realtà contemporanea, in mostra si dipanerà su di una parete uno statement dello stesso Abati ispirato ai "Cahiers" di Simone Weil: «La realtà non è mai data. Qualcosa è dato, ma ciò che è dato non è reale. Ciò che è reale non è dato: Tuttavia, anche ciò che fabbrico non è reale, è ciò che un certo rapporto con ciò che è dato. Sì, ma quale rapporto? » Abati relaziona la sua ricerca all'anelito di definire la complessità del mondo, dell'idea che di esso abbiamo; pur se dotati di strumenti che rasentano la perfezione tecnologica, è sempre difficile carpire la consistenza della realtà fenomenologica, anche quando se ne conserva il segno attraverso l'immagine.
Andrea Abati è nato a Prato nel 1952, dove vive e lavora. Si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta, dando vita ad una fotografia attenta al mutarsi del paesaggio, al tentativo dell'essere umano di cercare un equilibrio, spesso interrotto, con il naturale.
Tra le numerose mostre cui ha partecipato si ricordano: Da Guarene all'Etna (2002), a cura di F.Maggia, Padiglione Italia della Biennale di Venezia; Paesaggi (2001) a cura di W. Guadagnini e F. La Rosa, Galleria Arte e Arte, Bologna; Luoghi come paesaggi (2001), a cura del Ministero Beni e Attività Culturali, Linea di Confine; Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsano, Milano; Young art (2001) Finarte, Milano; Paesaggi Italiani (1998) a cura di N. Leonardi, Galleria degli Uffizi, Firenze. Abati ha esposto inoltre in vari paesi esteri, tra cui Francia, Belgio, Germania, Austria, Stati Uniti, Canada.
Inaugurazione: sabato 1 Marzo, ore 18
Ingresso: gratuito
DRYPHOTO arte contemporanea
Via Pugliesi 23 I-59100 Prato
Tel. +390574604939 - Fax +390574444508