Andrea Pochetti / Dettaglio evento





Videomatic 3.1

Dal venerdì 28 ottobre 2005
al sabato 29 ottobre 2005

Comunicato stampa evento: Videomatic 3.1

VIDEOMATIC 3.1

S’inaugura a Roma la terza edizione di Drumbamatic everybody drums, polo di sperimentazione, strutturato in eventi mensili, dove la musica, la filosofia, le arti visive e performative convivono nella risonanze di genere. Un’etica del suono per entrare in contatto con le novità che approdano sulla scena elettronica contemporanea.
Il primo appuntamento Videomatic 3.1 dedicato al video e musica elettronica si propone di verificare lo stato dell’opera che si dirà “elettronico”, prima che per caratteristiche tecniche e di supporto, per una sua più basilare “attinenza all’elettrone” e al suo movimento diatopico, così come studiati dalla fisica delle particelle nei suoi indirizzi quantistici. Dalle ore 19 vengono presentati video di 5 giovani artisti in cui l’incontro di diversi tessuti temporali, con le sue inesauribili pieghe
e deformazioni, produce una condizione di continua indecidibilità sulle reciproche posizioni di chi guarda e di ciò che si guarda.


Scritti VIDEOMATIC 3.1

Per un’etica acusmatica (Ilari Valbonesi)

Quando cogliamo un’immagine o ci balena un’idea o riascoltiamo una canzone che ci appartiene siamo trasportati letteralmente in un altro mondo perché ci piace e ci ricorda sempre e comunque un altrove. Il movimento originale che ci distrae e sopravviene in ogni forma di attenzione, meglio
descritto nella peculiare espressione mi ritorna in mente è il preciso segno di un corpo interessato da una pulsione (in quanto colpito da una passione) che lo agita e lo abita al limite tra il somatico e lo psichico. Un moto del limite si potrebbe dire, al cui istinto di meta manca però una meta istintiva, poiché la sorgente della provocazione è propriamente altrove. Ogni inizio infatti appare alla stregua di un miracolo.
La cronicizzazione di questo altrove è, ad esempio, esperibile quotidianamente con l’ascolto di un
programma alla radio o di una registrazione che restituisce all’udito la responsabilità della percezione poiché, isolando il suono dal complesso audiovisivo con cui normalmente riconosciamo la sorgente, rivolgiamo l’attenzione sul fenomeno dell’ascolto senza vederne la fonte. Questa rivolgimento dei sensi è propriamente diacronico e rinnova il modo d’intendere l’oggetto (sonoro).
Un modo consenziente che in sé risponde qui e ora di un originario prestare attenzione, a sua volta messo in scena a partire da un altrove che non è fissabile in un luogo ma proviene da una certa direzione. Relazione acusmatica ed eco paradigmatica che non vincola gli ambiti che costituisce ma
li struttura autonomamente nell’intervallo. Nel mezzo abita l’eccesso ossia l’arte. Arte come relazione etica - eccessiva - dove la consonanza delle forme sono traccia unica di quel sé che messo in forma risuona sempre altrove.

Se un’etica appare e si può dare in formato elettronico allora siamo in presenza di un’etica della distanza: un’etica propriamente acusmatica. Il video di Sebastiano Mauri, The song I love to, incarna il senso elettronico della distanza come supporto cronotopico. I soggetti immersi nel sonoro diventano corpo suono e, ritratti nella loro canzone preferita, sfilano sotto i nostri occhi in successione. Si sottraggono appunto perché, preferendo la canzone, risuonano e così prendono le distanze dal mondo in cui sono (Buenos Aires, Parigi, Milano) e da cui vengono osservati.
Dipartono e si ritraggono ritagliandosi un luogo che è ancora mondo (dove l’accento può variare senza dissolvere il fenomeno) ma che appare, a secondo del punto di vista, distante sfondo. Questa sospensione del volto che appare e risuona sulla scena del mondo elettronico è proprio quella presa di distanza che avviene in sé e consegna il ritratto umano al destino sonoro di ogni passione. La stessa che risuona nel video Senza Titolo di Luca Favella, dove l’immagine, presa nella distanza ravvicinata e speculare della vista e del volto, si rincorre negli organi di senso dell’autore. La distanza realizzata da Giuseppe Moscatello assume invece le sembianze di un essere in ritardo percettivo fino a visualizzare il fibrillio della dilatazione sensoriale. Distanza eticamente compresa anche nella costante e virtuosa ripercussione more geometrico dei pattern ricorsivi di Andrea Pochetti. Ed infine la distanza etica si compie nel video Inner trip del giovane Pagnini come cronotopia del senso interno. E dove l’esterno risuona perfettamente in sé. Così come l’arte del pensare.


Dell’arte allo stato elettronico (Alessio Fransoni)

La questione dell’elettronico nelle arti non è riducibile alle caratteristiche tecniche e di supporto. Il
termine “elettronico” in prima istanza dovrebbe richiamare una basilare “attinenza all’elettrone” e al suo movimento, così come studiati dalla fisica delle particelle nei suoi indirizzi quantistici.
Apparirebbe così chiaro che la rivoluzione epistemologia innescata da questi studi costituisce un portato per l’arte di importanza ancor più decisiva e cruciale della semplice evoluzione dei mezzi multimediali legata alle applicazioni industriali dell’elettronica. Lo scenario dell’arte elettronica dal punto di vista strettamente tecnico, verrebbe a essere compreso in un più ampio stato
elettronico dell’arte in generale.
Lo stato elettronico corrisponde alla consapevolezza della non omogeneità del tempo di chi osserva e di quello dell’oggetto osservato, quindi che le condizioni di osservazione sono sottoposte al regime dell’incontro di diverse temporalità. Rispetto al regime dell’incontro, osservatore e osservato si espongono ognuno all’impatto con la temporalità dell’altro, senza subirne però la dittatura, senza che una temporalità si riduca all’altra. Nell’arte allo stato elettronico l’esperienza estetica ha carattere eventuale, o meglio: riconosce pienamente il suo carattere eventuale.
“Eventuale” nel senso del darsi come condizione sempre insieme spaziale e temporale; eventuale nel senso che può ugualmente verificarsi o non verificarsi, secondo gli eventi. Nell’arte ci si imbatte, tutt’al più ci si imbatte. L’esito dell’incontro non è scontato. Ad ogni incontro ad essere in gioco non è solo l’effetto dell’oggetto, ma anche il suo riconoscimento. Specularmente si potrebbe dire che persista come arte solo ciò che per qualche virtù conserva ad ogni incontro il carattere di ciò in cui ci si imbatte.
Di conseguenza ogni assetto tra gli elementi canonici del discorso artistico – autore, spettatore, opera, contesto – è sottoposto nell’incontro a un continuo spiazzamento, a una continua delocalizzazione. Per ogni tentativo di presa che cerca di afferrare l’oggetto riportandolo allo spazio e al tempo dello sguardo, l’oggetto subisce una sorta di spostamento e produce uno spostamento. Ogni assetto ha quindi natura propriamente eventuale.
In questo passaggio cambia lo stato e l’esperienza estetica di tutta l’arte. Lo stato elettronico riguarda ogni attività artistica, anche se alcune tecniche verificano più esemplarmente la condizione generale di delocalizzazione. Lo spettatore dell’arte allo stato elettronico è uno spettatore dell’arte delocalizzata e delocalizzante e dell’incontro eventuale. E’ uno spettatore che non può definirsi come tale con certezza e a priori. Può tutt’al più essere nello stato di chi può imbattersi. Nello stato dell’ascolto.
Musica e video dimostrano una certa parentela spazio-temporale sotto il segno dell’eventualità: opera delocalizzata e predisposizione all’ascolto come requisito comunque mai sufficiente per il suo realizzarsi come evento. In questo senso lo stato elettronico dell’arte si manifesta
esemplarmente nella musica e nel video. Se è il video a traghettare nell’arte visiva, nelle forma di video arte, una certa condizione elettronica della percezione, questa condizione trova le sue migliori metafore nel suono come esperienza primordiale.
In questo scenario perde pregnanza tutta una serie di categorie. Si dissolve qualsiasi classificazione legata al supporto, prevalenza sensoriale, divisione tra generi, e contesto: il darsi eventuale dell’arte non rispetta le regole dell’allestimento, può avvenire o non avvenire in qualsiasi luogo. Ci coglie, come ci coglie lo sguardo di un passante, o un odore familiare, nella confusione della folla.


Luca Favella (Roma 1978)
Senza titolo, 2002. DVD, colore, sonoro. Durata 5’11’’
Attacco, 2003. DVD, colore, sonoro. Durata 5’27’’
Washing, 2004. DVD, colore, sonoro. Durata 4’53’’

Sebastiano Mauri (Milano 1972)
The song I love to, 2004-2005. DVD, colore, sonoro. Durata 89’50’’

Giuseppe Moscatello (Poggiardo – Lecce 1979)
Banda, 2005. DVD, colore, sonoro. Durata 1’6’’
Senza titolo (Memoria), 2002. DVD, colore, sonoro. Durata 2’5’’
Matrimonio, 2005. DVD, colore, sonoro. Durata 2’5’’

Giampiero Pagnini (Pescara 1982)
Sfericamente, 2003. DVD, colore, sonoro. Durata 5’18’’
Inner trip, 2002. DVD, colore, sonoro. Durata 6’9’’

Andrea Pochetti (Roma 1967)
Oneiric blue, 2005. DVD, colore, sonoro. Durata 3’38’’



Titolo: Videomatic 3.1
Artisti: Luca Favella, Sebastiano Mauri, Giuseppe Moscatello, Giampiero Pagnini, Andrea Pochetti
Live: Claudio Iacono, Gilvia, Claudio Passamonti, Gianluca Zambelli
Curatori: Alessio Fransoni, Ilari Valbonesi
Luogo: Galleria dei Serpenti
Indirizzo: Via dei Serpenti, 32 - Roma
Date e orario: 28 ottobre, dalle 19.00 alle 5 del giorno dopo
Ingresso: (4/10 euro con consumazione)
Ufficio stampa: Calamaro Agency – tel. 338/2213671
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