Annalisa Cattani / Documentazione
Nato a: Imola
Italia
VISIONI DALL’INTERNO: SCHEDE SULLE ARTISTE
A cura di Emanuela De Cecco
ANNALISA CATTANI (1 aprile)
Annalisa Cattani, è nata a Imola nel 1968 dove vive. Uno dei nuclei centrali attorno al quale si sviluppa il suo lavoro, è la costante esplorazione dei modi e degli effetti imprevedibili secondo cui si articola il gioco della comunicazione interpersonale. Nei suoi lavori l’artista spesso riesce a coinvolgere persone a svolgere un ruolo attivo, tra i mezzi privilegiati dall’artista il video, la fotografia, il suono.
Tra le mostre più recenti alla Work art tv N.0 alla Galleria Civica di Trento (2003), Premio Maretti Giovani Artisti Italiani alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (2003), Unisci i punti all’Atelier des Artistes di Marsiglia (2002) e alla Whitechapel Gallery di Londra (Red Shoes, 2001). Sin dagli esordi Annalisa Cattani porta avanti un percorso di ricerca nell’ambito degli studi di retorica che si intreccia, in un dialogo fluido e significativo, con la pratica artistica. Dal 2000 ad oggi è stata invitata a tenere relazioni in diversi convegni internazionali dedicati alla retorica e alla comunicazione, attualmente sta seguendo un post dottorato di ricerca all’Università di Bologna.
“Il mio lavoro è incentrato sul concetto di relazione. Di solito si sviluppa attraverso progetti che possono durare anche alcuni anni. Gran parte del processo si incentra sul “cambiamento del punto di vista”, sia fisico che mentale. Il meccanismo che fa partire un progetto è spesso un pretesto creato per incontrare le persone e potere ascoltare le loro storie o documentare attimi della loro vita. Si tratta di una sorta di presa di coscienza di sé attraverso il contatto e il confronto con gli altri”. In uno dei miei primi lavori, ad esempio, chiedevo alle persone incontrate per caso di farsi fotografare con una mia bambola, un oggetto piuttosto strano, a metà strada tra un angelo e un alieno, percorrendo nel tempo i diversi quartieri di Berlino, Londra, Bologna, Firenze, Roma, Kassel e New York. (Benvenuto e Addio 1995-2002). Si venivano cosi’ a creare microstorie attraverso lo scatto fotografico, una carrellata di “personaggi in cerca d’autore”, per i quali l’incontro era stato troppo breve al fine di raccontarsi. Negli ultimi progetti invece ho cercato di trasformare questo contatto in qualcosa di più profondo, in una vera e propria collaborazione interdisciplinare che portasse il prodotto finale ad essere un lavoro a più mani come, per esempio in Once Upon a Time, un video di favole irachene realizzato nel maggio 2002 con i frequentatori abituali di un caffè di Baghdad. Sempre a proposito di relazione, la prima versione della performance Inside apparentemente pare la negazione dell’interazione ovvero una sorta di celebrazione dell’incomunicabilità. Qui, infatti, io stessa entravo dentro ad un pallone meteorologico compiendo al suo interno, per circa quaranta minuti, azioni di vario genere come fare la maglia ai ferri, mangiare, leggere il Fedro di Platone. Separata dal mondo, riprendevo coscienza di me attraverso le mie autorappresentazioni e le mie scelte autonome fino a che, pronta ad un nuovo contatto, rinascevo al mondo reale. Nella versione che ho realizzato nel 2003 i protagonisti sono cinque ed entrano all’interno del pallone per abitare la distanza che separa le persone nella normale interazione. Come ha giustamente sottolineato T.Hall sembra che il nostro corpo sia circondato da una bolla di sapone che ne estende i confini di azione e di vulnerabilità, alcuni la chiamano aura, altri soglia dell’imbarazzo. La distanza così materializzata dà luogo ad attraversamenti di luce creati attraverso un dialogo “morse” circondato dal sottofondo di “rumore bianco”. I microcosmi di lattice evidenziano uno stato di vulnerabilità che viene esteticamente esaltato come diritto alla debolezza. Annalisa Cattani
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