Anselm Reyle / Dettaglio evento





BARRAQUE DULL ODDE (-ROMANTIC-)

Dal Sunday 01 February 2004
al Saturday 03 April 2004

Comunicato stampa evento: BARRAQUE DULL ODDE (-ROMANTIC-)

GALLERIA CONTINUA VIA DEL CASTELLO 11, SAN GIMIGNANO (SI), ITALY
tel. 390577943134 fax 390577940484 continu@tin.it www.galleriacontinua.com

BARRAQUE D’DULL ODDE (-ROMANTIC-)

a cura di GIGIOTTO DEL VECCHIO

NADER ARHIMAN
DIDIER COURBOT
KERSTIN KARTSCHER
ANSELM REYLE
LORENZO SCOTTO DI LUZIO
MARCELLO SIMEONE
DORON SOLOMONS
MONIKA SOSNOWSKA
KATIA STRUNZ

Inaugurazione domenica 1 febbraio 2004
Galleria Continua via del Castello, 11 dalle ore 12.00 alle ore 16.00
Fino al 3 aprile 2004

Tra il 1961 e il 1967 nasce un grande oggetto/scaffale, Barraque D’Dull Odde , un lavoro, per così dire, alchemico. I ripiani sono pieni di cose raccolte da Joseph Beuys, l’autore dell’opera. Torce elettriche tascabili, batterie, recipienti di vetro per le conserve, pezze di feltro, bulloni, utensili, fili metallici, ogni sorta di vasi, bottiglie, pietre, vecchie mollette per la biancheria: un tipico arsenale di arte beuysiana. “Barraque” vuol dire scaffale, “Dull” assurdo e “Odde” significa solitudine.
E’ da questo lavoro che nasce e si sviluppa il concetto della mostra. Non tanto dalla composizione fisica dell’opera in sé, anche se è interessante una simile “catalogazione”, ma dall’atmosfera che evoca e dal significato che si può ricavare dalle tre parole messe assieme in maniera così “sciamanica e misteriosa”.
Gli artisti di “Barraque D’Dull Odde (-Romantic-)”, non formalmente vicini, sono accomunabili per la capacità di fondere in sintesi un’estrema raffinatezza estetica con il suo opposto, con la “natura” più grezza. Lo straniamento esorcizzante di ciò che ci è “noto”, la riunione associativa di ciò che è distante fanno si che nascano dei lavori che recano in sé, invece della sola bella apparenza, l’affascinante aura di un pensiero ulteriore, di una nuova realtà. La mostra, che dovrebbe articolarsi dinamicamente all’interno dello spazio della galleria, passando da momenti più spettacolari a momenti più intimi e silenziosi, intende agire su tre punti concettuali precisi: l’architettura mentale quale laboratorio compositivo ed archivio intellettuale, l’occhio quale vettore assimilativo e relazionale, la struttura culturale quale fondamenta sulle quali reggere il progetto e l’azione. Con ciò si cerca di esaltare la tensione per il riappropiarsi di un’idea dell’arte che fa della relazione, del presupposto sociale -romanticamente impegnato- un possibile leit motiv dell’agire contemporaneo.
Con “Barraque D’Dull Odde (-Romantic-)” si vuole inoltre sviluppare un ragionamento profondo su alcune cose che sono particolarmente importanti: l’osservazione sociale, l’indagine e la scoperta “dei perché”, la comprensione delle motivazioni raggiunte, gli elementi di traduzione della profondità dell’opera.

Gigiotto del Vecchio è critico d’arte e curatore free lance. Ha collaborato dal 1998 al 2001 con Flash Art e con Tema Celeste dal 2001 al 2003. Attualmente è contributing editor di Boiler Magazine. Ha curato e partecipato con interventi monografici, numerose mostre in Italia e all’estero. Hallucinating Love Faundation da Maze a Torino e da Asprey Jacques a Londra. Momentum, Biennale dei Paesi Scandinavi in Norvegia. Annika Larsson al Museo d’Arte Contemporanea di Salamanca ed allo Studio Massimo De Carlo di Milano, Supersonic & Alien da sales a Roma, Dara Friedman al Kunstmuseum di Thun in Svizzera, Gabriele Di Matteo “Naked Humanity” all’Australian Center for Contemporary Art di Melbourne, Play all’Openspace di Milano. Ha curato, con Lorenzo Benedetti e Cecilia Casorati, il palinsesto di Radio Arte Mobile in occasione dell’ultima edizione della Biennale di Venezia nella sezione Utopia Station, curata da Hans Hulrich Obrist, Molly Nesbit e Rirkrit Tiravanija. Attualmente fa parte della commissione per l’Italian Studio Program al PS1/Moma di New York. E’ parte, con Marcello Simeone e Mariangela Levita, dell’Associazione culturale “Supportico Lopez” di Napoli. Vive e lavora a Napoli.

Nader Arhiman, vive e lavora a Berlino. Per quanto riguarda la critica internazionale, del suo lavoro si sono occupati, tra gli altri, critici come Daniel Birnbaum e Joerg Heiser. Birnbaum ha detto di lui:" Nader Ahriman dipinge la filosofia". La tradizione metafisica, la ricerca futuristica, l’ideale romantico ed al contempo razionale, l’analisi della struttura filosofica, fanno di Nader un pittore affascinante ed allo stesso tempo ricco di complessità. Ha esposto, tra l’altro, al Walker Art Center di Minneapolis, alla Kunstvrein di Friburgo, alla Kunsthalle di S. Gallen. Nel 1994 ha rappresentato la Germania risiedendo, in quanto vincitore dello studio program, al PS1.

Didier Courbot, francese, di Parigi, lavora con la fotografia e l’installazione. Il suo è un lavoro romantico, attento, in cui piccoli gesti poetici rappresentano la possibilità di impegnarsi per uno scatto sociale, in avanti, teso al rispetto ed alla tolleranza. Vive e lavora a Parigi.

Kerstin Kartscher lavora con il disegno. Realizza anche delle installazioni. La dimensione lisergica della Kartscher ci trasporta immediatamente in un mondo in cui il sogno, la visione, divengono gli strumenti per raccontare il proprio e l’altrui mondo. E‚ apparentemente nascosta ma invece forte la riflessione sociale ed il tentativo di proporre livelli ulteriori attraverso la scomposizione e la dilatazione della realtà. Come ha scritto Dominic Heichler in un recente saggio sull’artista pubblicato su Frieze (n° 72, Gen Feb 2003) "Kerstin Kartscher è affascinata dall’idea di trasportare lo spettatore in affascinanti mondi paralleli ed immaginari".

Anselm Reyle, lavora sfruttando molteplici possibilità tecniche, dalla scultura (ready mades), alla pittura, all’installazione, al wall painting. Forte è la componente Beuysiana nel modo di concepire l’installazione. La catalogazione di oggetti, il lavorare su strutture preesistenti modificandole attraverso piccoli interventi carichi di intensità simbolica. Per Anselm Reyle è inoltre fondamentale il rapporto con le avanguardie storiche del novecento.

Lorenzo Scotto di Luzio, napoletano, si esprime indistintamente con ogni mezzo, dalla scultura all’installazione, al video alla pittura. L’artista è quasi sempre il protagonista delle sue opere. Si traveste, si ritrae in pose strane o recita la parte di qualcun altro. Il tutto è realizzato sfruttando ed esaltando atmosfere apparentemente divertenti, ma in sostanza dense di malinconica poesia. Lorenzo Scotto ricorda uno dei clown tristi e surreali che tante volte abbiamo visto nei film di Federico Fellini. Vive e lavora a Napoli.

Marcello Simeone è nato a Napoli nel 1973. Lavora utilizzando con estrema naturalezza differenti tecniche e mezzi, dall'installazione, alla pittura, al video, alla fotografia. "Se non fossi nato a Napoli probabilmente la mia percezione e la mia vita sarebbero state profondamente differenti". Il collegamento inseparabile tra arte e vita, tra poesia e tensione quotidiana, rappresentano il filo rosso che attraversa tutto il lavoro dell'artista napoletano. Tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta ha fatto parte, con Roberto Biccari e Danilo Vigorito, dei Three imaginary boys, un gruppo techno fondamentale per avere contribuito a delineare l'ormai importante scena della musica elettronica e della club life partenopea. E la base di tutto il suo lavoro è raccontare la propria esperienza, partendo da uno sguardo diverso, notturno, insonne, che illumina il dettaglio e ci riflette circondato dal silenzio. Il lavoro di Marcello Simeone lo si potrebbe inserire al centro tra l'attenzione ossessiva per il particolare di Won Kar Wai ed il sentimentalismo coinvolgente ed impegnato di Bas Jan Ader. Ha esposto in gallerie private ed istituzioni di tutto il mondo.

Doron Solomons lavora principalmente con il video. Il suo è un lavoro che indaga la struttura sociale e la condizione di chi vive in un territorio difficile come quello israelopalestinese. Ma il suo non è un linguaggio diretto ed esplicito, anzi, è ricco di metafore e carico di sottile ed amara ironia. Ha partecipato all’ultima edizione della Biennale di Venezia, nella sezione Clandestini, curata da Francesco Bonami. Vive e lavora a Tel Aviv. La Biennale di Venezia è stata la sua unica esposizione in Italia.

Monika Sosnowska realizza installazioni in cui la prospettiva e la percezione sono alterate sino all’estremo. L’intento è quello di creare spaesamento attraverso l’utilizzo di ambienti dalla forma e dalla struttura familiari. Corridoi, sequenze ossessive di porte, prospettive dilatate. Ha esposto alla Biennale di Gwanju, a Manifesta. Ha partecipato alla Biennale di Istanbul. Sta preparando inoltre una mostra alla Kunsthalle di Amburgo. Vive e lavora a Varsavia. In Italia ha esposto alla Biennale di Venezia


Per Katia Strunz momenti topici della cultura del novecento sono quelli legati alle avanguardie storiche, alla prima astrazione oggettuale, al primo modernismo. Tale bagaglio culturale viene riportato all’interno dei suoi lavori fondendosi con una capacità poetica carica di riferimenti. Una sensibilità femminile, estremamente delicata, perde di dolcezza attraverso l’utilizzo di materiali duri quali il legno ed il ferro, a forme spigolose, veloci, nere. Romantica nel suo essere razionale. Realizza anche fotografie, collage, piccole sculture. Ha esposto in più e differenti spazi pubblici in tutto il mondo.

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