Paradoxe Freundschaft: hier & dort
CHI
ICH
artisti in Italia (I):
Kristine Alksne (Milano/Lettonia)
Tarin Gartner (Milano/Israele)
Armin Linke (Milano/Germania)
artisti in Svizzera (CH):
Tatjana Marusic (Zurigo/Croazia)
Loredana Sperini (Zurigo/Italia)
Costa Vece (Zurigo/Italia)
O’artoteca inaugura lunedì 16 gennaio, qui & là, ultima tappa del del ciclo espositivo Paradossi dell'Amicizia, un progetto ideato e curato da Paolo Bianchi e Barbara Fässler, una coproduzione Istituto Svizzero di Roma - Centro Culturale Svizzero di Milano e Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia di Zurigo
Il progetto Paradossi dell’amicizia si costituisce partendo dall’osservazione di come gli italiani e gli svizzeri si percepiscono a vicenda e di come si sviluppa il rapporto tra i due vicini a livello estetico, esistenziale e sociologico.
Gli spazi espositivi coinvolti sono luoghi pubblici e privati che promuovono la ricerca artistica contemporanea e che, da anni, costituiscono importanti punti di riferimento culturale per Milano e per l’Italia.
Ogni mostra vive di un concetto tematico proprio, all’interno del quale si rispecchia il principio della duplicità del progetto complessivo Paradossi dell’amicizia: rumore & silenzio, arte & vita, io & te, qui & là.
qui & là
L’aura dell’arte si articola in paradossi: migrare implica una vita tra qui & là, in quel nomansland tra due realtà, oscillando tra due sistemi di codici culturali e linguistici che rende più difficile mettere a fuoco significati e referenze. L’esposizione qui & là presenta opere di artisti stranieri di varie nazionalità che vivono in Svizzera o in Italia e indaga sulle conseguenze della loro doppia identità e di come questo dualismo si rispecchi nella loro produzione artistica. La cultura acquisita convive con quella di provenienza o la sostituisce man mano? Lo spostamento da un paese all‘altro crea uno shock culturale e un disorientamento, oppure libera energie vitali e curiosità? Le radici risultano deboli e spezzate o rinforzate e raddoppiate? Le difficoltà d’integrazione aumentano le pene esistenziali oppure hanno un effetto di allenamento e rendono più capaci di superare delle crisi? La lotta perpetua per la sopravvivenza rende la percezione sensibile più acuta e diventa un motore per la creazione? La conoscenza di diverse situazioni politiche raffina i sensi e aiuta a riconoscere in altri contesti schemi e meccanismi simili?
La mostra mantiene appositamente la forma interrogativa come forma aperta che indica l’impossibilità di risposte definitive: l’esistenza tra qui & là pone continuamente nuove problematiche e provoca una ricerca perpetua nelle sfumature e nelle pieghe dell’esserci – dell’essere qui & là.
GLI ARTISTI E I PROGETTI IN MOSTRA
KRISTINE ALKSNE
Kristine Alksne è nata e cresciuta a Riga, con una mamma russa e un papà lettone e quindi fin dalla sua infanzia è stata abituata ad un’esistenza che comprende due culture e lingue. Il fatto che il suo lavoro si muova tra due realtà, tra qui & là, è visibile nel suo modo di procedere per trasposizioni di forme e di significati loro impliciti, da una situazione ad un’altra. Kristine individua ed estrapola di seguito delle informazioni visive e significative dal loro contesto originario, per riinserirle in un ambito diverso. Non solo la forma trasposta cambia di senso, comunicando con l’ambientazione nuova che la ospita, ma ugualmente il luogo dell’intervento si apre ad’interpretazioni diverse, ora arricchite da ulteriori significati. Il procedimento di Kristine Alksne avanza per analogie, ed’esse presuppongono una percezione acuta e un’osservazione precisa, che porta ad una conoscenza approfondita dei due elementi poi avvicinati e paragonati.
Ad’esempio nell’installazione Muluna del 2004 a Palermo, dove l’artista ha ritagliato le forme dei mimetici militari dalle carte da palati siciliane, per poi applicarle sui cocomeri disposti per tutto lo spazio. I disegni amorfi dei mimetici dimostrano un’analogia formale con i disegni naturali della buce dei cocomeri e vi s’integrano perfettamente. Così facendo, i cocomeri mutano in un esercito astratto, che invade lo spazio espositivo.
In un’installazione in Lettonia nel 2003, ha seccato delle foglie di felce e le ha disposte sui muri di un piccolo bunker, in forma di stelle a quattro direzioni. Applicandole a distanze regolari e riga dopo riga, esse finiscono per formare dei quadrati ed evocano delle piastrelle di un’abitazione.
Nel lavoro Jurmala invece, Kristine ha trasposto la forma di un’ombra, proveniente da una foresta in Lettonia, sul tetto di un box milanese, creando una confusione percettiva soprattutto al tramonto, quando quest’ombra sembra arrivare dal nulla, perché ha perso l’oggetto che l’ha causata. L’ombra della natura si trova così inserita nell’ambiente urbano, estraniata e allienata dal suo senso originario.
Nell’installazione Transitory Reality, ideata per la mostra qui & là, Kristine Alksne parte ugualmente da documenti fotografici rilevati in precedenza: foto scattate dall’aereo tra Milano e Riga, in mezzo fra le sue due realtà pregnanti. Le immagini aeree delle alpi danno luogo ad’un basso relievo di feltro che si sviluppa lungo il pavimento, riproducendo la visuale dei profili montagnosi, simulando le sensazioni di chi è sempre in movimento tra un qui & un là.
Opere esposte: Transitory Reality, 2005, installazione, feltro, dimensione ambiente; Nighttrip Sequence, Krizantemas, 2005, DVD, 8’48‘‘.
Kristine Alksne (Riga, 1980), laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, vive a Milano e a Riga. Ha svolto esposizioni personali alla Not Gallery (Napoli); alla Galleria Autori Cambi (Roma) e alla Galleria 404 Arte Contemporanea (Napoli); mostre collettive alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea (Città di Castel San Pietro Terme); al Palazzo della Ragione (Milano), alla Galleria Continua (San Gimignano); ad Assab one (Milano); a Viafarini (Milano); al Corso Superiore di Arti Visive, Fondazione Antonio Ratti (Como) tenutasi a Viafarini (Milano)
TARIN GARTNER
Nel caso di Tarin Gartner, il tentativo instancabile di superare la distanza tra due mondi qui & là, si concretizza con una spaccata di acrobazia da circo, visibile paradigmaticamente nella foto Gesher del 2003, dove l’autrice crea con il suo corpo un ponte tra due rocce divise da un solco profondo. Tarin è nata a Gerusalemme ed è cresciuta in un‘ambiente scosso violentemente dai conflitti sanguinari tra le sue popolazioni. La giovane artista riesce ad’elaborare il lutto di questa situazione di scontri permanenti e delle sue eruzioni suicide e assassine in metafore forti che evitano un partito preso e analizzano gli avvenimenti con distacco mentale. La constatazione della situazione israeliana da luogo, proprio per le sue manifestazioni estreme, ad uno schema simbolico per le problematiche di convivenza interculturale e di esistenze in movimento tra due culture. Parlandoci del vissuto nel suo paese d‘origine, Tarin ci racconta allo stesso tempo la sua esperienza da immigrata e riesce ad evidenziare il fenomeno universale di conflitto e di migrazione. Tarin crea un terzo mondo a partire del primo e del secondo, occupando una posizione intermedia che ci invita a guardare e a riflettere e che tuttavia non è sempre priva di pericoli: nel Haifa Museum of Art, l’artista ha installato dei trampolini che non riposano stabilmente sul pavimento come al solito, ma sono montati su delle rotelle. Chi volesse divertirsi a saltarci, compierebbe un’atto suicida e si trasformerebbe in un proiettile umano a caduta libera.
Nella foto Middle Street, in mostra a qui & là, Tarin si è accovacciata sulla striscia bianca che divide le due direzioni di guida in una strada deserta, esponendosi ad un alto rischio di essere sfracellata da una machina veloce che taglia la curva. Se poi la fotina calamita, integrata nell’opera, indica in ebraico e inglese le direzioni da prendere per giungere ad‘Amman e a Bagdad, due destinazioni nemiche che portano a frontiere impraticabili, il quadro si completa ad’absurdum. L’artista si trova sulla creta tra due abissi in mezzo di una strada che non porta da nessuna parte o per lo meno in zone di massima tensione.
Nella stampa inkjet Senza titolo di dimensioni sovrumane, Tarin Gartner si allontana, un po‘ persa, in un immenso bosco profondo che fa pensare alle scenografie delle fiabe che ci spaventarono da piccoli. Il sottotitolo blu bianco nero rosso e verde non allude ad un esercizio di stile pittorico, ma indica i colori del vestito avvolto attorno al corpo dell’artista. L’abito è composto dalle due bandiere – quella israeliana e quella palestinese – cucite insieme e allude con ciò al desiderio di convivenza pacifica e rispettosa, contraddicendo diametralmente la cornice ostile e spaventosa.
Opere esposte: Senza titolo (blu bianco nero rosso e verde), 2004, inkjet su pvc, 300x500 cm con integrato foto calamite, inkjet e disegno su alluminio; Middle Street, 2003, stampa lambda su alluminio, 100x70 cm con foto calamite integrata.
Tarin Gartner (Gerusalemme, 1974) vive a Milano. Ha tenuto mostre personali all’Istituto Italiano di Cultura (Haifa); alla Nachshon Gallery, al Kibuz Nachshon (Israele); alla Galleria Artopia (Milano) e alla Galleria Inga Pin (Milano); mostre collettive allo Studio la Città (Verona); alla Galleria Ermanno Tedeschi (Milano e Torino); ad‘Assab One (Milano); al Haifa Museum of Art (Haifa, Israele); al Castello di San Pietro in Cerro (Piacenza); al Palazzo della Borsa (Genova); alla Galleria Caterina Gualco (Genova); al Ferrohotel, Fuoriuso (Pescara); all’Openspace (Milano); all’Artandgallery (Milano); alla Galleria del Credito Valtellinese, Periscopio 2002 (Milano); a Viafarini (Milano); a Care/of (Milano), al Trevi Flash Art Museum (Trevi); alla Galleria Giò Marconi (Milano); al Tel Aviv Artists Studio (Tel Aviv); all’Academy of Fine Arts, Bet Berl (Tel Aviv). Nel 2005 ha vinto la partecipazione alla residence del Nifca Nordic Institute for Contemporary Art (Helsinki).
ARMIN LINKE
Armin Linke si muove tra tanti mondi – da vero globetrotter gira il pianeta con una funzione ben precisa: quella di trovare, viaggiando, il suo mondo e di archiviare le immagini dei suoi percorsi. Il suo archivio che ha superato 15000 fotografie e dal quale si dice ossessionato è in progressiva crescita. Il filo logico della sua ricerca attraverso l’obiettivo è guidato dall’aspetto antropologico: come interagiscono uomo e spazio e quali modifiche risultano da queste azioni. Linke documenta il rapporto tra l‘uomo e il suo ambiente di vita e di lavoro e come l’essere umano si adatta continuamente alle modifiche circostanti. Armin ha scelto la fotografia per poter cambiare la realtà – rappresentandola: nelle sue fotografie, essa diviene una messinscena che segue la drammaturgia dello sguardo del suo autore. Gli immagini si danno aperte e seguono molteplici angoli di visuale alla caccia perpetua di un punto di vista impossibile, ispirato da un concetto zen: quello del soggetto fotografato. Con altre parole, l’artista cerca di creare diversi livelli di lettura: le sue immagini non vogliono dare certezze, ma rimangono appositamente ambigue e indeterminate per dare l’opportunità allo spettatore di rielaborare l’informazione e di trovare la sua storia.
L’indagine sulla fruizione non si ferma all’immagine stessa, ma prosegue nell’ideazione di sistemi interattivi e aperti. Sul sito
www.arminlinke.com l’acquirente può comporre il suo libro scegliendo 16 foto da un’archivio di 5000 e riceve per posta tre settimane dopo il prodotto al costo di produzione. Per la Triennale di Milano Linke ha ideato insieme al gruppo Stalker delle ruote gigantesche sulle quali sono applicate delle sequenze di fotografie. Per vedere le immagini bisogna girare fisicamente le ruote – la fruizione acquisisce così un’aspetto ludico che include spazio e tempo e diventa per via del movimento uno spettacolo cinematografico.
Per la mostra qui & là Armin ci propone una serie di 8 fotografie inedite, scattate a Davos, cittadina nelle montagne svizzere. Le immagini ci mostrano apparentemente delle composizioni paesaggistiche idealizzanti e romantiche, degli chalet sprofondati nella neve fresca davanti al profilo della catena alpina. Osservando più precisamente, scopriamo delle linee che si aggirano a forma di spirale attraverso lo spazio bianco e dei muretti di neve che dividono il quadro. La neve polverosa e morbida, ci accorgiamo allora, copre una trappola crudele: il filo spinato delle barriere militari contro i „no-global“ che si riuniscono ogni anno a Davos, opponendosi al „World Economic Forum“. Secondo le loro critiche, il WEF, nel quale s‘incontrano i 2000 leader più potenti del mondo, avrebbe lo scopo di proteggere la proprietà e di aumentare il profitto, piuttosto che di cercare a risolvere problemi come la povertà e l‘inquinamento. Fatto stà che vi accede soltanto chi fattura minimo 8 milliardi di Dollari annui e ciò esclude automaticamente la partecipazione dei paesi più poveri.
Nelle foto di Armin Linke, la violenza rimane sottostante, ambigua e ineffabile: l’artista scova accuratamente le minime tracce nascoste nell’ambiente, senza mai metterci il dito sopra. Non vediamo mai né le teste coperte dei manifestanti o gli schermi della polizia, né i sassi o i gas lacrimogeni – chi crede di vederli, se le immagina soltanto, prendendo spunto proprio lì, in quei paesaggi che fingono pace, tranquillità e natura innoqua e dove le spine invisibili in agguato aspettano pazientemente che qualcuno per sbaglio le sfiori.
Opere esposte: ReN_004605_2; ReN_004607_14; ReN_004604_30; ReN_004603_5; ReN_004605_12; ReN_004605_15, ReN_004608_33; ReN_004609_2, tutti: World Economic Forum, Davos Switzerland, 2005, stampe fotografiche, ciascuna 50x60 cm
Armin Linke (Milano, 1966), vive a Milano. Mostre personali a: Galleria Marabini (Bologna); Storefront (New York); Vitamin Creative Space (Guangzhou); Cultural Transmission Center (Beijing); Klosterfelde (Berlin); Galleria Civica (Modena); Studio Massimo De Carlo (Milano); Magazzino d’Arte Moderna (Roma); Deitch Projects (New York); Galleria Sozzani (Milano). Mostre collettive selezionate: Tate Gallery (London); ZKM Center for Art and Media (Karslruhe); Centre Culturel Suisse (Paris); Rotonda della Besana (Milano); Art Public Contemporain (Paris); Galleria Luisa Strina (Sao Paulo); Mostra Internazionale di Architettura, Biennale di Venezia; Haus der Kunst (Merano); 50a Esposizione Internazionale d'Arte, Biennale di Venezia; Witte de With (Rotterdam); Kunstwerke (Berlin); Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo (Roma); Generali Foundation (Wien); Museo Cantonale d’Arte (Lugano); Triennale di Milano; 25th Bienal de São Paulo; Bienal de Valencia; Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris; Hayward Gallery (London); Louisiana Museum, (Humlebæk); CAPC Musée d’Art Contemporain (Bordeaux); PSI (New York); Berlin Biennale
COSTA VECE
Costa Vece, artista svizzero di origine italiana, ha concentrato recentemente la sua ricerca sui problemi relativi alle popolazioni straniere che vivono in Svizzera, progettando una risposta-resistenza alle posizioni di intolleranza dei circoli politici estremisti, in forma di protesta architettonico-visuale. Il progetto Revolucion/Patriotismo, avviato nella mostra presso Attitudes di Ginevra nel 2005 e sviluppato nella mostra personale presso la Galleria Franco Noero a Torino giunge ora a Milano assumendo la forma di installazione ambientale. Partendo dal concetto che J. Howard Kunstler ha definito come geografia del non luogo in risposta alle sempre più strette posizioni politiche della Confederazione Elvetica nei confronti degli immigrati, Costa Vece realizza con l'utilizzo di vestiti dismessi ritrovati nei mercatini svizzeri (magliette, pantaloni, jeans, mutande, calzini, etc.) bandiere, appese a fili da bucato. Lo spettatore si confronta con una situazione spaziale che ricrea, con la leggerezza di bandiere sospese in aria, un luogo multietnico in cui ritrovarsi o ritrovare un'identità che consente di sentire la differenza. Le installazioni di Costa Vece si distinguono per l'intensità del dialogo tra questioni esistenziali ed emotive con una percezione di malinconia; un messaggio iconografico tra memoria collettiva e trasgressione culturale.
Costa Vece (Herisau, 1969) vive a Zurigo e Berlino. Ha tenuto diverse mostre personali in Italia e all'estero ad esempio alla Galleria Franco Noero, Torino; a Attitudes (Ginevra); alla Kunsthalle Schirn (Francoforte); al Centre d’Art Santa Monica (Barcelona) e alla Galerie Peter Kilchmann (Zurigo) e ha partecipato a mostre collettive tra altre Works from the Hauser & Wirth Collection al Museum Amstelven (Amsterdam); al Musée Suisse (Schwyz); Spread in Prato; al Museion (Bolzano); al Migros Museum für Gegenwartskunst (Zurigo); alla 48° Biennale Internazionale d’arte di Venezia.
LOREDANA SPERINI
Loredana Sperini è Svizzera orientale con radici italiane. I suoi disegni ricamati su stoffa di cotone riescono a stupire per la forza del loro linguaggio espressivo e della loro atmosfera densa. Nelle sue opere si uniscono dei personaggi femminili con delle figure vegetali, dei rami attraversano le teste costituendo un sistema venoso e le foglie formano uno spazio protettivo per i personaggi. Tutti i sui ricami su tovaglioli o federe sono lavorati conseguenzialmente a mano. L’artista si spinge avanti da un punto all‘altro senza sosta e quando ha raggiunto il punto in cui abbandona il fruitore ad uno stato di tensione precaria, conclude la sua lavorazione. I quadri riescono così a trovare vari tipi di espressione: o sono marcati da una densità fortissima o in altri casi dimostrano un economia notevole. I contenuti delle opere brillano con una grande ricchezza e l’eseguzione particolare le rende concretamente percettibili. Delle forme disgustanti ricordano vomito o sangue e le linee che sembrano esplodere evocano delle figure che si disintegrano nel caos. La stoffa bianca acquisisce tramite il filo nero una forza d’attrazione concreta. Sentimenti di disperazione, lutto e rabbia si lasciano toccare in modo misterioso. Loredana Sperini riesce a fissare le espressioni e gli abissi della nostra esistenza estetica in maniera inimitabile.
Loredana Sperini (Wattwil, 1970), vive a Zurigo e ha studiato alle Scuole d’Arte di Zurigo e di Lucerna. Ha esposto tra altro a Galerie Art Magazin (Zurigo); a Dina4 Projekte (Monaco di Baviera); al Helmhaus (Zurigo); al Kunstmuseum Solothurn; al o.T. Raum für aktuelle Kunst (Lucerna); al Kunsthaus Thun; al Kunstpanorama Lucerna e ha partecipato alla mostra della borsa federale per l’arte a Basilea.
TATJANA MARUSIC
Nei suoi lavori video, Tatjana Marusic rielabora sia del materiale trovato, sia del materiale prodotto da lei. L’artista osserva accuratamente questa materia prima che consta d’immagini e di suoni e di seguito la registra, monta o la elabora in modo differenziato con tecniche digitali. Nei video di Tatjana, le questioni di patria, di provenienza e d’identità oltrepassano largamente l‘orizzonte personale e si pongono come problematiche di valore universale. L’artista crea in maniera ibrida un’idea di patria attraverso il processo d’appropriazione artistica del ricordo. Nel video transfusija, transfusija in mostra a qui & là partecipiamo al canto di canzoni popolari in un’atmosfera imbevuta di nostalgia. L’artista ha posto la videocamera davanti a lei e sua mamma mentre recuperano canzoni croati dalle profondità della loro memoria. Nonostante la sua spontaneità naturale, questa performance risulta al contempo comica e marcata di una tristezza infinita, poiché vi traspare una sensazione profonda di nostalgia e di sradicamento. Con la sua maniera immediata e diretta, la Marusic ci dimostra com’è possibile fare apparire tramite ricordi e emozioni, una cosa ormai fuori moda: la bellezza. Il vissuto della giovane artista come essere multiculturale forma la sorgente che sta alla base della sua ricerca. Migrazione, identità, famiglia e radici sono termini che, nel caso di Tatjana Marusic, non stanno per esotismo entnologico, ma per la volontà di un’artista che si muove con grazia tra le culture.
Tatjana Marusic (Croazia, 1971), vive e lavora a Zurigo. Attualmente è docente di video all’Accademia di Belle Arti (HGK) a Lucerna e fa parte della commissione d’arte comunale della città Lucerna. Nel 2002 ha passato sei mesi alla Cité International des Arts a Parigi e dal 1996 al 1998 ha partecipato a dei progetti di ricostruzione in Bosnia e Herzegowina. Mostre al Kunstmuseum Lucerna; al Kunstverein Sciaffusa; alla Plattform für zeitgenössische Kunst (Lucerna); alla VIPER (Basilea); alla Biennale de l´image en Mouvement (Ginevra); al Centre Culturel Suisse (Parigi); al Dina4 Projekte (Monaco in Baviera) e al Helmhaus (Zurigo).
PARADOSSI DELL’AMICIZIA
Il concetto delle quattro mostre
La qualità della vita richiede delle virtù. Una delle virtù più importanti è saper coltivare l‘amicizia, e questo vale anche per i sentimenti di simpatia tra cittadini di diversa provenienza. Sembra quasi che ogni italiano abbia legami con uno svizzero tramite una conoscenza comune. È indiscutibile che la Svizzera moderna non sarebbe pensabile senza i suoi concittadini italiani: i bambini degli immigrati si definiscono fieramente «secondos» e «secondas». D’altra parte l’Italia non è immaginabile senza i cittadini nordici sulle sue spiagge. Italianità e Swissness: un’amicizia paradossale!
«Per metà paese di sporcizia, per metà paese degli dei», disse il filosofo Jacob Burckhardt della «sua» Italia: una contraddizione in sé. Ancora oggi il vicino meridionale della Svizzera appare come un paradosso. L’Italia è la legge-rezza dell’essere in un’estate senza fine. Ma l‘Italia è ugualmente associa-ta a una burocrazia di piombo, alla corruzione e alla mafia. Il marmo dei palazzi e delle chiese è altrettanto Italia quanto le case popolari a Napoli. Mentre il nord brilla di high-tech e haute couture, sembra persistere un’ombra sul meridione maltrattato. L’Italia è sciopero, fascismo, fantasia; ma è anche un’antica e grande cultura che oggi manda in onda programmi televisivi di pessimo livello.
Il rapporto dello scrittore Robert Walser con la Svizzera non era ingenuo, ma ironico, a volte derisorio: «La sua astinenza è la sua stabilità, la sua modestia il suo ideale incomparabile», scrisse Walser sulla piccola, coraggiosa Svizzera. Anche la Svizzera sembra a tanti osservatori come un paese stranamente contraddittorio: dinamico e competitivo nella concorrenza economica internazionale; grossolano, prudentissimo e pieno di risentimenti nella politica estera. Qui si trovano orologi, fonduta e cioccolato, Heidi e segreto bancario: facciate eleganti e affari oscuri.
Gli artisti sono gli inventori di quei modi di vedere che ci fanno intuire un mondo diverso. L’arte si trova sempre un po’ a sud della ragione, purché il mondo diventi più consapevole. L’arte contiene diversi aspetti paradossali: può essere utile o non servire a niente, può essere piena di desideri, ricca di significati e di valori.
I concetti delle quattro mostre si codificano attorno al paradosso: rumore & silenzio, arte & vita, io & te, qui & là. Il dialogo tra contrasti e apparenti contraddizioni costituisce la qualità dell‘arte. Rumore & silenzio dipinge immagini sonore. Nello spazio intermedio tra arte & vita si sviluppa l’estensione di preoccupazioni artistiche verso la società. Il dialogo tra io & te si basa su contrasti fertili. Qui & là indaga la dualità dell‘identità.
LE QUATTRO MOSTRE:
rumore & silenzio
CCS - Centro Culturale Svizzero, Milano - dal 12 maggio al 25 giugno 2005
La mostra presenta incroci tra immagine e suono
Artisti CH: Anton Bruhin (Schübelbach), Maria Dundakova (Aarau), Luisa Figini (Ticino)
I: Emilio Fantin (Bologna), Daniele Pario Perra (Bologna), Steve Piccolo & Gak Sato (Milano)
arte & vita
Galleria del Credito Valtellinese, Milano - dal 15 settembre al 29 ottobre 2005
L’esposizione documenta delle opere d’arte della vita
Artisti CH: Jean Odermatt & La Claustra sul Gottardo; Daniel Spoerri & Giardino a Seggiano (GR),
I: Michelangelo Pistoletto & Cittadellarte a Biella; Bert Theis & OUT = Office for Urban Transformation a Milano.
io & te
Viafarini, Milano - dal 24 novembre al 22 dicembre 2005
L’evento presenta l’operare delle coppie di artisti
Artisti CH: Simone Eberli & Andrea Mantel (Düsseldorf), Claudia & Julia Müller (Basilea), Zeljka Marusic & Andreas Helbling (Zurigo)
I: Andrea Caretto & Raffaella Spagna (Torino), Ottonella Mocellin & Nicola Pellegrini (Milano), Giancarlo Norese (Milano) & Cesare Pietroiusti (Roma)
qui & là
O’artoteca, Milano – dal 16 gennaio al 4 marzo 2006
Una mostra con lavori di artisti immigrati
Artisti CH: Tatjana Marusic (Menziken AG/Croazia), Loredana Sperini (Zurigo/Italia), Costa Vece (Zurigo/Italia)
I: Kristine Alksne (Milano/Lettonia), Tarin Gartner (Milano/Israele), Armin Linke (Milano/Germania)
L‘ORGANIZZAZIONE
Il progetto Paradossi dell’amicizia è una coproduzione dell’Istituto Svizzero di Roma (ISR) - Centro Culturale Svizzero di Milano e della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia di Zurigo, in collaborazione con gli spazi espositivi Credito Valtellinese, Viafarini e O’artoteca di Milano. Con il sostegno del Migros Percento culturale e Driade Milano.
I CURATORI
Paolo Bianchi, nato nel 1960 a Jesolo (I), vive a Baden (CH), è critico d’arte e curatore indipendente. È stato Senior Curator all’O.K Centrum für Gegenwartskunst a Linz (Austria) e Guest professor per prassi curatoriale all’Università d’Arte a Linz. È Guest editor della rivista d’arte Kunstforum International.
Barbara Fässler, nata nel 1963 a Zurigo (CH), vive a Milano (I), artista, lavora con fotografia, video e installazioni. Espone dal 1990. È stata co-curatrice nel ProjektRaum, artist-run space a Zurigo.
inaugurazione lunedì 16 gennaio 2006 h.19.00
la mostra prosegue fino a sabato 4 marzo 2006
In collaborazione con:
Galleria del Credito Valtellinese, Viafarini, O’artoteca
Con il sostegno di:
Migros Percento Culturale,
Angelo Colombo – fotografia e servizi per l’arte contemporanea, Milano
per informazioni
ISR- Centro Culturale Svizzero Milano
Via Vecchio Politecnico 3
I-20121 Milano
Tel +39 0276016118
Fax +39 0276016245
ccs@ccsmilano.it
milano@istitutosvizzero.it
http://www.istitutosvizzero.it
O’artoteca - associazione non profit per la promozione delle ricerche artistiche
via pastrengo 12
20159 milano I
tel (0039) 02 6682 3357
fax 02 3931 3654
o.artoteca@uovodicolombo.com