A cura di Patrizia Bottallo
Di seguito breve biografia per conoscere gli artisti in esposizione. Per una descrizione più approfondita potrete richiedere informazioni alla curatrice dell’evento, Patrizia Bottallo, o al nostro Ufficio Stampa (info su tutti i materiali inviati).
Zadok Ben David
Nato nel 1949 nello Yemen, inizia la sua carriera artistica studiando all’Accademia di Arte e Design di Gerusalemme, dove perfeziona la sua formazione orientale.
Nel 1976 si trasferisce in Europa, a Londra, ed inizia a seguire i corsi di scultura presso la St. Martin’s School of Art, occasione che gli dà la possibilità di integrare la propria formazione orientale con i canoni artistici occidentali. Le sue prime esposizioni risalgono al 1980 alla Air Gallery di Londra, punto d’inizio per un susseguirsi di eventi in Europa e nel mondo.
Nei suoi lavori principali compaiono uomini e donne che si muovono vicino ed insieme ad uccelli di varie specie ma, al contrario di ciò che si può essere portati a pensare, l’opera vuole rappresentare la natura umana, la relazione dell’uomo con gli animali, la sua attitudine animalesca, a volte anche bestiale. Amore-odio, attrazione-repulsione, indifferenza-sorpresa, aspetti umani comuni riflessi attraverso gli animali.
Cracking Art Group
Gruppo italiano formato da sei artisti internazionali, ognuno con la propria identità ma uniti da una filosofia condivisa, danno vita, nel 1993, ad un vero e proprio movimento artistico, suggellato con la mostra “Epocale Cracking Art”.
Il gruppo si distingue e caratterizza per il forte impegno in campo sociale ed ambientale, a cui accosta l’uso innovativo e fortemente contemporaneo del polietilene, materiale plastico considerato simbolo del nuovo millennio. Tra i soggetti elaborati, non si possono non menzionare i “Pinguini luminosi” apparsi sui balconi di molte città per testimoniare il cambiamento climatico, oppure le “Tartarughe dorate” che escono dal mare per richiamare l’attenzione sugli animali in via d’estinzione, o ancora il “Grande Coniglio”, simbolo di fiducia, riproduzione, rinascita e ripresa, cose di cui oggi la società ha fortemente bisogno.
Molte delle loro opere si distinguono perché collegate alla frase: “Polvere siamo e polvere torneremo”, a testimonianza che i lavori in plastica, al termine delle esposizioni, vengono frantumati in modo tale che il materiale possa essere riutilizzato per lavori successivi.
Dal 1993, i loro lavori hanno fatto il giro della Nazione e sono stati oggetto di molte esposizioni all’interno del panorama artistico europeo.
Arnold Mario Dall’O
Nato nel 1960, italiano e con una formazione artistica di tipo non convenzionale; infatti, dopo gli studi presso la scuola commerciale, inizia un apprendistato presso una tipografia in cui impara la composizione col piombo, esperienza che considera come propria iniziazione alla scultura. In seguito studia pittura all’Accademia di Venezia da Emilio Vedova, esperienza fondamentale per aumentare le proprie conoscenze ed acquisirne di nuove. Dal 1998 al 2002 è docente di Dsign all’Accademia di Design di Bolzano.
Le sue opere sono una fusione tra stili di epoche diverse; nei soggetti, nella composizione e nei colori dei suoi lavori convivono con singolare armonia influenze legate all’iconografia tradizionale, suggestioni barocche e richiami Pop. Il suo gusto contemporaneo, invece, emerge nella scelta dei materiali utilizzati, che spesso sono estratti di riviste di moda, poliuretano espanso e argento galvanizzato.
Tra i suoi lavori, ricordiamo i Conigli, soggetti dalle fattezze animali ma caratterizzati da pose umane. Esempio emblematico per sintetizzare uno dei principali fili conduttori della produzione di questo artista, ovvero la continua ricerca dell’ironia, considerata arma sottile e poetica in risposta ad una politica volgare.
David Mach
Nasce nel 1956 in Scozia. La sua formazione inizia nel 1974 presso il Duncam Jordanstone College of Art. Dal 1979 al 1982 studia presso il Royal College di Londra in cui perfeziona ed incrementa le proprie conoscenze artistiche, fino alla sua prima esposizione alla Tate Gallery di Londra nel 1988.
Le sue installazioni, cariche di connotazioni simboliche, voglio rappresentare la ribellione animale all’oppressione subita dall’uomo. Il mondo animale che prende il sopravvento su quello umano, tramutandosi da vittima a carnefice.
Nicolas Hicks
Dal 1978 al 1982 frequenta la Chelsea School of Art, perfezionandosi poi dal 1982 al 1985 presso il Royal College.
Oltre che per i suoi disegni su carta, la fama di Hicks si propaga grazie alla scultura, i cui lavori catturano e rappresentano l’intimità spirituale, le qualità intrinseche e le movenze tipiche degli animali ritratti. Si nota una ricercata assenza di perfezione che pare stia a significare un volontario allontanamento dalla tradizionalità accademica, che conferisce all’immagine una forte carica di vitalità. I personaggi rappresentati sono una fusione di corpi umani e animali, forme ibride che diventano una sorta di mitologia personale proposta dall’artista.
Pascal Bernier
Nato nel 1960 a Brussels, dove ancora oggi vive e lavora, espone per la prima volta, in gruppo, nel 1986/87 presso il Centro d’Arte Contemporanea della sua città. Questo è stato l’inizio di un susseguirsi di partecipazioni che, dal 1990, lo hanno visto anche impegnato in vere e proprie “personali” in tutta Europa.
All’interno della sua vasta produzione artistica, spicca “Accidents de chasse”, una ricca ed articolata ricerca intrapresa dal 1994 al 2000, in cui l’artista crea ciò che potrebbe quasi essere definito uno zoo di animali imbalsamati, le cui ferite, causa della loro morte, sono state messe in evidenza da garze mediche. Questi animali, destinanti a diventare trofei obsoleti, decorazioni simbolo di successo e potere, sono stati utilizzati da Bernier come rappresentazione della crudeltà umana tipica dei nostri giorni. Con questa opera e quindi tramite l’utilizzo della tassidermia, l’artista si colloca nella tradizione della Natura Morta e contemporaneamente nella “pop art” secondo le avanguardie e il post-modernismo.
All’interno delle sue opere ricordiamo anche la serie WWF (1996-2000), insetti volanti organizzati in squadriglie, che richiamano aerei militari di guerre passate, caratterizzati dagli emblemi delle forze armate della nazione di appartenenza.
È però interessante sottolineare come in realtà l’artista non cerchi di trasmettere concetti morali, quanto più invece il suo interesse consiste nel capire e rappresentare il rapporto umano con la realtà. Concetti semplici come la morte, il desiderio, la natura o la paura non cambiano attraverso i secoli e rimangono le tematiche più interessanti da affrontare, i quesiti più intriganti da porsi e a cui è sempre difficile dare una risposta.
Alana Lake
Artista inglese, frequenta un corso di fotografia alla scuola di Bournemouth, in cui studia dal 2001 al 2004, per poi passare l’anno seguente al “Centre for Freudian Analysis and Research”. Le sue capacità artistiche e figurative vengono ulteriormente perfezionate quando inizia a frequentare, nel 2006, la “Royal Academy School of Arts” di Londra, dove il suo percorso continua ancora fino al 2009.
Le sue opere dal 2007 entrano a fare parte di numerosi eventi d’arte contemporanea in cui giovani artisti espongono accanto ad artisti già saldamente affermati.
Alana propone fotografie di animali imbalsamati esposti all’interno di teche trasparenti, al museo delle Scienze Naturali di Londra. La particolarità degli scatti è data dalla combinazione di più elementi. Innanzitutto gli scatti mostrano spesso il riflesso dei visitatori del museo che diventano la “preda attesa” dall’artista al momento della foto. Gli animali nonostante il contesto sembrano essere animati e per questa ragione il visitatore fatica a mantenere lo sguardo fisso nei loro occhi. E’questo uno dei particolari che emergono dai lavori di Alana Lake.
Ogni partecipante diventa uno spettro; una presenza simile ad un fantasma con uno sguardo inquietante, ossessionante che osserva l’altro. Ed è così, ed attraverso altre opere, che l’artista basa la sua produzione su soggetti appartenenti al mondo animale, evocandone forme, qualità e peculiarità.
Derek Curtis
Nasce nel 1967 a Slough, in Inghilterra, dove dal 1997 al 2000 studia presso il Fine Art, Surrey Institute of Art and Design. Nel 2002, 2004 e ancora nel 2006 viene premiato per le proprie opere e ciò fa notevolmente aumentare la sua notorietà all’interno del mondo artistico contemporaneo. Fino ad oggi può vantare, oltre a numerose mostre collettive, anche due “personali” (2004 e 2008).
Pittore e scultore, dopo un breve periodo di produzioni con uno stile di base tradizionale, sente la necessità, per riuscire ad esprimere al meglio le sue idee, di stravolgere i canoni utilizzati fino a quel momento. Inizia così a creare opere mediante la ricerca e l’utilizzo di materiali provenienti dalla quotidianità, sia per le sculture, sia per la produzione pittorica, in cui oltre al colore acrilico spesso aggiunge tessuti, stampe e materiali di vario tipo in grado di rendere il dipinto maggiormente vivo, capace di trasportare l’osservatore nell’opera stessa ( esempio emblematico l’uso di carta d’alluminio).
Emerge, pertanto, un approccio artistico contemporaneamente scientifico, teorico e spontaneo, accostato ad un senso del gioco e dell’umorismo volti ad enfatizzare concetti come cultura, politica e storia, argomenti trattati spesso nelle opere di Curtis.
Hannah Dougherty
Giovane artista americana, nata nel 1980 a Philadelphia, dal 2002 frequenta il College of Art di Baltimora, per poi specializzarsi ulteriormente con il Master di Arte del Royal College of Art di Londra.
La sua carriera in giro per l’Europa inizia però già nel 2004, con esposizioni “personali” in Francia, Austria, Germania, Italia e Spagna.
Nelle sue opere Hannah ritrae (fotografa) animali di vario genere, li toglie dall’ambiente cui appartengono per poi inserirli su di un nuovo sfondo fatto con materiali di recupero, appartenente ad un contesto totalmente differente da quello del mondo animale. Alla base di tale scelte di realizzazione vi è la volontà di far emergere l’artificialità dello scatto fotografico, che posto in un secondo momento su supporti di recupero regala, secondo il pensiero di Hannah, un senso di familiarità, seppur stridente ed in contrasto con la realtà, che però è ciò che influisce e determina le scelte dei soggetti rappresentati e le modalità di espressione simbolica.
James Jessop
Nato a Bletchely (UK) nel 1967, vive e lavora a Londra. Dal 1997 al 1999 approfondisce i suoi studi presso il Fine Art Painting Royal College of Art di Londra.
Oltre a numerose mostre collettive, vanta nel suo curriculum anche numerose esposizioni personali (dal 2002 ad oggi) oltre a tre collezioni.
I suoi lavori contengono elementi propri di un pittore, attraverso costanti riferimenti a periodi come quello Rinascimentale o Barocco, accostati al graffito tipico dei “writers” della street-art. Tale impostazione artistica pone le proprie radici nei gusti musicali della gioventù di Jessop, per cui nel momento in cui i lavori vengono tolti al loro contesto esterno, dove ha avuto luogo l’azione del “writer”, per essere esposti su tela in un ambiente chiuso e quindi estraneo, hanno la capacità di mutare notevolmente il proprio significato.
I soggetti che raffigura rappresentano tutto ciò che piace all’artista e vengono modificati e riprodotti con l’obiettivo di attirare l’attenzione e provocare una reazione nell’osservatore.
Kate Groobey
Nata in Inghilterra, dal 1997 al 2000 studia Arte all’università di Oxford, per poi successivamente perfezionarsi in pittura al Royal College di Londra.
Pittrice di vocazione, le sue opere rappresentano il tentativo di dare risposte ai quesiti che spesso aleggiano sulla pittura, nella pittura e che anche scaturiscono da essa.
L’attuale scelta di raffigurare animali rappresenta la volontà di creare una risposta a quello che l’autore chiama: “Il richiamo del selvaggio”, ovvero la richiesta di avvicinarsi all’animale/altro rivolta all’uomo, che però non deve causarne la scomparsa. Dal punto di vista di Kate tale impresa è pressoché impossibile, in quanto sperimentare l’altro ne comporta inevitabilmente la scomparsa. Così approcciare l’animale/altro risulta sperimentare l’impossibile. Inoltre nei dipinti, gli animali sono rappresentati senza alcun contesto, perché l’artista considera “aggressivo” deciderne una contestualizzazione che non sarebbe comunque quella reale.
Pepe Fotografia
Gruppo artistico fotografico fondato nel 2006 da Andrea Ferrari e Giorgia Mannavola, vanta nel proprio curriculum numerose collaborazioni fotografiche per la Regione del Piemonte, nonché partecipazione ad esposizioni collettive nazionali ed internazionali. Inoltre la sorprendente abilità fotografica, ha permesso al gruppo di collaborare ancora oggi con riviste italiane del calibro di “Gioia”, a livello nazionale, ed “Extratorino” nell’ambito regionale.
Le immagini proposte rivelano corpi femminili accostati a elementi naturali come rami, giunchi e foglie, che svelano la sinuosità del corpo mentre pare abbandonarsi in una danza animalesca. Lo sfondo nero fa si che lo sguardo dell’osservatore venga immediatamente attirato e catturato dal soggetto, così la metamorfosi che sta per compiersi di fronte all’obiettivo e che è stata “imprigionata” nell’immagine, diventa stimolo di inaspettate emozioni.
La realizzazione di queste opere (“Eclissi”) è stata possibile grazie alla magistrale combinazione di diversi linguaggi artistici: l’interpretazione delle ballerine Stefania Lo Maglio e Nadia Surreni, gli abiti - scultura creati da Silvia Beccaria, oltre che alla produzione video, che ha reso questo lavoro un’opera davvero multisensoriale. Tutto questo per testimoniare ancora una volta come il gruppo creda fortemente nella collaborazione artistica con ambiti differenti da quello fotografico, considerando queste opportunità come fonti di crescita oltre che di creatività sempre più all’avanguardia.
Inaugurazione sabato 17 ottobre 2008 ore 18.00 (aperta al pubblico)
17 ottobre - 15 novembre 2008
Ingresso libero
Organizzazione:
martin - Martini Arte Internazionale
Nave Gallery - Parco Culturale Le Serre
Via T. Lanza 31
10095 Grugliasco (TO)
Ufficio Stampa:
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www.martinart.it (Press corner sul sito)