Assadour

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Assadour / Dettaglio evento

Assadour

Museo Pericle Fazzini

Sede Palazzo del Capitano del Perdono - Piazza Garibald, Assisi 06081
Altre informazioni Tel +39 075 8044586 | info@periclefazzini.it | http;//museo.periclefazzini.it/

Data di apertura sabato 19 aprile 2008
Data di chiusura venerdì 06 giugno 2008

Orari:
h. 10.00/13.00 - 16.00/19.00; lun chiuso
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Comunicato della mostra : Assadour

Due Fondazioni, la Fondazione Fazzini che gestisce il Museo Fazzini, aperto dal 2006 nel cinquecentesco Palazzo del Capitano del Perdono di Assisi, e la Fondazione Tito Balestra di Longiano che, dal 1980, gestisce l’omonimo Museo aperto nel Castello Malatestiano dedicato al poeta romagnolo, uniscono le proprie forze e rendono omaggio ad Assadour, amico di Fazzini e di Balestra e grande estimatore del loro lavoro.
La mostra di Assisi, che accoglie 46 opere tra dipinti, acquarelli e incisioni datati 1995-2008, si inaugura alle ore 17.30 di sabato 19 aprile 2008. Quella di Longiano, che fa da corollario a un seminario sull’acquaforte, presenta 45 opere tra acquarelli, disegni e incisioni datati 1967-2008 e si inaugura il 30 aprile 2008 alle ore 17,30.
La mostra di Assisi è a cura da Fabrizio D’Amico, che nel catalogo pubblicato da De Luca Editori d’Arte, settimo della Collana Laboratorio, scrive: “Pensando ad Assadour, a questo soteriologico, afrodisiaco induttore fuori generazione che sarebbe piaciuto a Emilio Villa (piacque infatti a Libero De Libero, che scrisse, villianamente, di sue ‘visioni tra il pieno e il vuoto d’una solitudine’), non si può immaginarlo altro che circonfuso di ‘se’: di ipotesi, di interrogativi. Semmai destinati a non aver risposta. L’ha spiegato molto bene, anni fa, Enzo Bilardello: che fra le fonti infinite che servirebbe rammentare per lui, distese dal deserto al Mediterraneo alla sua Parigi, dagli egizi ai romani agli arabi fino ai due ‘contuberni Klee e Kandinsky’, la tentazione è di buttare all’aria le carte, rimescolarle tutte e infine, in ottica critica, ‘alzare bandiera bianca’. O forse si può fare l’inverso: dire di quel che – mi pare – si sia lasciato indietro, Assadour-le-Métèque, libano-afgano-francese, nel corso degli anni, e in particolare in quest’ultimo decennio, il cui fitto lavoro si raccoglie oggi ad Assisi – acquarelli e tempere in serie prestigiosa, e le prodigiose acquaforti-acquatinte. Prima fra tutte – fra quanto Assadour ha lasciato alle spalle – sta certamente quella vocazione che è pur stata sua, e che molta esegesi su di lui ha confermato, a ordinare le sue visioni all’interno d’una gabbia prospettica che scende da Leon Battista Alberti, da Piero della Francesca, da Luca Pacioli. Sull’adozione della quale, per certo, hanno inciso gli anni della formazione italiana, spesi fruttuosamente all’Accademia Vannucci di Perugia. Ma che oggi è interamente elusa, in favore di uno spazio tutto di superficie, che sulla prima pelle del dipinto rigetta e affastella tutti gli elementi della ‘storia’. È lì che si danno convegno, gli ‘oggetti’ di Assadour: semiassi e rotelline, lune, lettere e numeri, ingranaggi, machineries, sfere e semisfere, cinghie rotanti, cupole rovesciate, nastri trasportatori (debitori del futurismo, di dada, o di Chaplin?; o forse un po’ di tutto questo insieme?), e adesso persino quei personaggi coloratissimi (che, ripensando le poupées di suoi anni lontani, sono fatti di quell’arcobaleno di colori che stupiva un Melotti ammirato e voglioso) visti talvolta attraverso – sembra – l’oblò di una lavatrice in modalità centrifugante. Lì, sul piano. Specchiati sulla superficie dove, senz’ordine e disciplina, senza nemmeno un grano residuo di gerarchia, convivono: dandosi semmai l’un l’altro qualche spintarella per entrare nel cuore dell’immagine”.
Assadour è nato a Beirut, in Libano, nel 1943. Ha studiato all’Accademia Vannucci di Perugia e all’Ecole Nationale des Beaus-Arts di Parigi dove vive dal 1964. Ha tenuto, dal 1968 ad oggi, mostre personali in tutto il mondo (Parigi, Bruxelles, Roma, Pesaro, Trieste, Lione, Amsterdam, Novara, Bari, Firenze, Pisa, Grenoble, Tokyo, Ferrara, Lima, Taipei, Metz, Vicenza, Matera, Spoleto, Seoul, Reggio Emilia, Osaka, ecc.) e ha partecipato a tutte le grandi mostre e biennali internazionali (Cracovia, Parigi, Epinal, Firenze, Venezia, Katowice, Buenos Aires, Bradford, Toulon, Lijubljana, Belgrado), ricevendo numerosi premi di prestigio tra i quali, nel 1984, il Grand Prix des Arts de la Ville de Paris.

Longiano, inoltre, per mettere in evidenza la stima reciproca esistente tra l’artista libanese spesso a Roma, tanto da essere invitato nella “Quadriennale degli stranieri” (Palazzo delle Esposizioni, 1977), e il grande scultore di origini marchigiane, presenta, sempre il 30 aprile 2008, per la prima volta in Emilia Romagna, nella Chiesa Madonna di Loreto, annessa al Castello Malatestiano di Longiano. una preziosa antologica di Pericle Fazzini. La mostra, a cura di Giuseppe Appella, presenta 58 sculture in cera, bronzo, oro e argento, datate 1948-1986 e 20 disegni datati 1930-1970. È lo stesso artista a parlarne, nel 1984: “Queste piccole sculture sono state molto importanti per me. Durante la guerra e subito dopo mi aiutarono a sopravvivere, le vendevo agli americani anche per cinquantamila Lire. Oggi mi ci dedico costantemente, tornando spesso su figure che ho fatto molti anni fa, perché il mio lavoro è un continuo tornare alle radici. Non sono meno importanti per le dimensioni. […] lavoro cercando di risolvere ogni volta un problema nuovo, e lo spazio che vedo a poco diventa infinito”. Sperimentare, cercare, tornare alle radici. Sono parole ribadite di continuo nei discorsi di Fazzini che, senza cedere a qualsiasi sirena, seguita ad esprimersi attraverso la figura umana riconoscendo al disegno, praticato quotidianamente, col fervore dei primi anni, un’importanza verificabile sull’istante nella scultura realizzata, soprattutto nei piccoli bronzi, di altezza non superiore ai venti centimetri.
Pericle Fazzini nasce a Grottammare nel 1913. La sua è una famiglia che discende da generazioni di artigiani. Si stabilisce definitivamente a Roma nel 1930. Frequenta i corsi della Scuola Libera del Nudo all’Accademia. Nel 1932 partecipa al Concorso per il Pensionato Artistico Nazionale e lo vince. Lo stesso anno è presente alla V Triennale di Milano. Seguiranno, negli anni, le partecipazioni a mostre di rilievo internazionale (Parigi, Londra, New York, Monaco, Anversa, San Paolo del Brasile, Atene, Tokyo, Madrid, Darmstadt, L’Aia, ecc.), alle Quadriennali di Roma, alle Biennali di Venezia. Nel 1950 realizza il complesso scultoreo della Cappella dedicata alla Santa Cabrini nella Chiesa di Sant’Eugenio a Roma; nel 1951 vince il Premio Einaudi per la scultura e nel 1954 quello della Biennale di Venezia; nel 1964 realizza la porta principale della Chiesa di San Giovanni Battista sull’Autostrada del Sole e nel 1977 Paolo VI inaugura la grande scultura del Cristo risorto nella sala delle udienze in Vaticano. Muore a Roma nel 1987.

ASSADOUR, METECO DEL MONDO
Assisi e Longiano espongono le sue opere in un’importante mostra

L’impegno di Assadour (Beirut, 1943), è stato da sempre orientato a non irrigidirsi nelle strettoie di un formale accademismo, cui invece sembra tendere, in generale, l’incisione di oggi; il suo progredire nella ricerca iniziata sui banchi dell’Accademia Pietro Vannucci di Perugia e dell’Ecole de Beaux-Artes di Parigi, dove vive dal 1964, frutto di una serie illimitata ed instancabile di studi, esperimenti, citazioni e rimandi, correzioni e aggiunte, offre nei suoi lavori una sorta di palcoscenico in cui si svolge uno spettacolo nel quale ogni elemento concorre a creare, in un labirinto inestricabile, una vera goduria per lo sguardo ed una forte emozione nell’anima. In una specie di sintesi di tutte le espressioni artistiche, e delle indagini contemporanee, le sue opere, proiettandosi fuori dei suoi materiali confini, allargano all’infinito lo sguardo di chi vi si pone davanti e si lascia “rapire” in una sorta di caleidoscopica fantasmagoria di segni e di luci, densa di una inattesa e misteriosa malinconia.
A questo vero mago del colore, inventore e dispensatore per il suo pubblico di “viaggi” affascinanti e ricchi di suggestione, apprezzato in tutto il mondo per l’inesauribile fantasia da cui nascono le sue opere (ha esposto in prestigiose sedi dislocate nei più lontani angoli del pianeta, da Parigi a Osaka, da Bruixelles a Roma, da Grenoble a Tokyo, da Matera a Lima, da Taipei a Spoleto, da Tolentino ad Amsterdam, da Reggio Emilia a Lione), che ha partecipato alle più importanti Biennali (Venezia, Cracovia, Buenos Aires, Toulon, Belgrado), ricevendo tantissimi premi di prestigio, come, nell’ormai lontano 1984, il Grand Prix des Artes de la Ville de Paris, la Fondazione Pericle Fazzini e la Fondazione Tito Balestra dedicano un’importante mostra dislocata negli splendidi spazi delle rispettive sedi, e cioè nel Museo Fazzini di Assisi e nel Museo Balestra nel Castello Malatestiano di Longiano (Forlì Cesena), volendo con questa iniziativa congiunta rendere omaggio ad un artista che fu amico apprezzatissimo sia dal grande scultore marchigiano (al quale peraltro la Fondazione di Longiano dedica una mostra di disegni e piccole sculture) che dal raffinato e colto poeta romagnolo
La mostra di Assisi accoglie quarantasei opere tra dipinti, acquarelli e incisioni datati 1995-2008; quella di Longiano, che fa da corollario a un seminario sull’acquaforte, presenta quarantacinque opere tra acquarelli, disegni e incisioni datati 1967-2008 e si inaugura il 30 aprile. Per l’occasione, nella raffinata collana “Laboratorio” (giunta così all’ottavo titolo) di De Luca Editori d’Arte, esce il catalogo curato, come la mostra assisiate, da Fabrizio D’Amico, il quale, ricordando l’apprezzamento che di lui ebbe Libero De Libero, che nelle sue prodigiose acquetinte suggestivamente intuiva e scopriva “visioni tra il pieno e il vuoto d’una solitudine”, tra l’altro, scrive: “Pensando ad Assadour, a questo soteriologico, afrodisiaco induttore fuori generazione … non si può immaginarlo altro che circonfuso di ‘se’: di ipotesi, di interrogativi. Semmai destinati a non aver risposta. L’ha spiegato molto bene, anni fa, Enzo Bilardello: che fra le fonti infinite che servirebbe rammentare per lui, distese dal deserto al Mediterraneo alla sua Parigi, dagli egizi ai romani agli arabi fino ai due ‘contuberni Klee e Kandinsky’, la tentazione è di buttare all’aria le carte, rimescolarle tutte e infine, in ottica critica, ‘alzare bandiera bianca’. O forse si può fare l’inverso – continua D’Amico -: dire di quel che – mi pare – si sia lasciato indietro, Assadour-le-Métèque, libano-afgano-francese, nel corso degli anni, e in particolare in quest’ultimo decennio, il cui fitto lavoro si raccoglie oggi ad Assisi – acquarelli e tempere in serie prestigiosa, e le prodigiose acquaforti-acquatinte. Prima fra tutte – fra quanto Assadour ha lasciato alle spalle – sta certamente quella vocazione che è pur stata sua, e che molta esegesi su di lui ha confermato, a ordinare le sue visioni all’interno d’una gabbia prospettica che scende da Leon Battista Alberti, da Piero della Francesca, da Luca Pacioli. Sull’adozione della quale, per certo, hanno inciso gli anni della formazione italiana, spesi fruttuosamente all’Accademia Vannucci di Perugia. Ma che oggi è interamente elusa, in favore di uno spazio tutto di superficie, che sulla prima pelle del dipinto rigetta e affastella tutti gli elementi della ‘storia’. È lì che si danno convegno, gli ‘oggetti’ di Assadour: semiassi e rotelline, lune, lettere e numeri, ingranaggi, machineries, sfere e semisfere, cinghie rotanti, cupole rovesciate, nastri trasportatori (debitori del futurismo, di dada, o di Chaplin?; o forse un po’ di tutto questo insieme?), e adesso persino quei personaggi coloratissimi (che, ripensando le poupées di suoi anni lontani, sono fatti di quell’arcobaleno di colori che stupiva un Melotti ammirato e voglioso) visti talvolta attraverso – sembra – l’oblò di una lavatrice in modalità centrifugante. Lì, sul piano. Specchiati sulla superficie dove, senz’ordine e disciplina, senza nemmeno un grano residuo di gerarchia, convivono: dandosi semmai l’un l’altro qualche spintarella per entrare nel cuore dell’immagine”.
E’ stata spesso evocata, riguardo ad Assadour, l’ombra feconda del Pictor Optimus; ma – come fa notare il curatore della mostra - l’artista di oggi, nelle sue espressioni più mature di un’incontenibile ed insaziabile ricerca, appare “troppo carico, rigoglioso, felice” per essere avvicinato all’attesa carica d’ansia e alla malinconica metafisica dechirichiana. Può forse più appropriatamente parlarsi per lui di un’eredità dada-surrealista, che lo porta a sfiorare l’iperbole e l’azzardo inventivo, mentre sciorina, per la gioia di chi ami davanti ai suoi lavori, come diceva Pessoa, “perdersi a guardare”, tutto un repertorio di segni e folgori cromatiche che rimandano inevitabilmente a Kandinsky.

Assadour - 19 aprile / 6 giugno 2008
Museo Pericle Fazzini
Piazza Garibaldi 1/c
06081 ASSISI (Perugia)
tel/fax 075/8044586
http;//museo.periclefazzini.it
info@periclefazzini.it
Orario
h. 10.00/13.00 - 16.00/19.00; lun chiuso
Ingresso (Museo e mostra) euro 5,00 - ridotto euro 3,00

Fondazione Pericle Fazzini
Via Margutta 61
00186 Roma
tel/fax 06 3207763

Assadour - Pericle Fazzini - 30 aprile / 29 maggio 2008
Castello Malatestiano di Longiano ed ex Chiesa Madonna di Loreto
Sede della Fondazione Tito Balestra Onlus
Piazza Malatestiana 1
47020 LONGIANO (FC)
www.fondazionetitobalestra.org
Tel 0547 665850 – 665420
fax 667007
info@fondazionetitobalestra.org
Orario
h. 10.00/12.00 - 15.00/19.00; lun chiuso
Ingresso euro 3,00 - ridotto euro 2,00

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