Barbara De Ponti / Dettaglio evento





Smart_art. Precisione e leggerezza

Dal lunedì 18 giugno 2007
al lunedì 18 giugno 2007

Orari:
18.00/22.00
Curatori Roberto Borghi

Comunicato stampa evento: Smart_art. Precisione e leggerezza

A cura di Roberto Borghi

ARTISTI PARTECIPANTI: Fabrizio Musa, Ferdinando Sacco, Barbara DePonti, Enzo Santambrogio, Francesco Candeloro, Maurizio Rabino, Thomas Berra

Ideata in occasione del lancio del nuovo modello della Smart fortwo, la mostra si focalizza su due aspetti caratteristici sia del design di questa automobile che della nuova generazione artistica.

La leggerezza, intesa come sottrazione di tutto ciò che è ridondante e superfluo, e la precisione, considerata come sinonimo di rigore e accuratezza, sono infatti i due parametri espressivi degli artisti trentenni, e più in generale di tutti quegli artisti che condividono un celebre passo delle “Lezioni Americane” di Italo Calvino, in cui si afferma che “la leggerezza si associa con la precisione e con la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”.

Le opere realizzate da Fabrizio Musa, Ferdinando Sacco, Barbara DePonti, Enzo Santambrogio, Francesco Candeloro e Maurizio Rabino indagano la precisione e la leggerezza del design Smart soffermandosi su alcuni aspetti del nuovo modello fortwo, che di volta in volta si trasforma in una sagoma emblematica e suggestiva, in un anomalo volatile, in un oggetto scomposto nelle sue linee portanti o nei suoi dettagli dal maggior impatto cromatico.

“Smart_art. Precisione e leggerezza” è organizzata da SCA City Car, società che commercializza Smart in diverse province del nord Italia, nell’ambito di un programma di iniziative culturali in cui rientra anche la collaborazione con COW PARADE, di cui la mostra rappresenta la festa di chiusura (la rassegna termina infatti domenica 17 giugno). Oltre alle opere realizzate per la mostra, nello spazio di via Bertini sarà presente anche la mucca realizzata da Thomas Berra per COW PARADE sponsorizzata da SCA City Car.

PRECISIONE E LEGGEREZZA

Prima della leggerezza, la precisione.
Munita di un ruolo prioritario, la leggerezza può davvero risultare insostenibile, come afferma il titolo di un celebre libro di Milan Kundera. Eppure gran parte della cultura (nell’accezione più ampia del termine) degli ultimi anni è stata un tentativo di sottrarre peso: in letteratura, a teatro, in arte, in architettura, nella moda e persino in cucina. La leggerezza ha avuto i suoi cantori (Peter Brook e le sue rappresentazioni, i minimalisti nell’arte e nel design, Calvino con le sue Lezioni Americane), e ciò le ha conferito una patina di rispettabilità e addirittura di nobiltà, quasi fosse uno stato da raggiungere con impegno e fatica.
Ma come spesso capita, i cantori non sono stati ascoltati fino in fondo. Tra le pieghe di una citatissima lezione americana, Calvino dice con stile lapidario che "la leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”.
Si tratta di una distinzione fondamentale. Se vogliamo associare la leggerezza non alla superficialità e all’arbitrarietà, ma alla leggiadria, alla levità, alla chiarezza, allo splendore, all’intuizione, alla sospensione, all’ironia, dobbiamo inevitabilmente misurarci con la difficoltà di essere puntuali, esatti, compiuti.
La precisione viene prima della leggerezza perché è come un filtro, uno schermo che respinge ogni atteggiamento approssimativo, indolente, autocompiaciuto e rende la leggerezza feconda. La precisione è appuntita, ma non ferisce, è sottile, è inevitabilmente minima, essenziale.
“Minimo è bello” potrebbe essere uno slogan credibile degli anni Settanta. In ambito artistico, il Minimalismo, che negli anni Sessanta è ancora una tendenza d’élite, nel decennio successivo diventa un punto di riferimento obbligatorio delle nuove ricerche estetiche. Anche il design, negli anni Settanta, ridimensiona le sue pretese, optando per una radicale compressione e miniaturizzazione di forme e funzioni. In campo tecnologico, il 1971 è l’anno di un’invenzione rivoluzionaria: quasi per caso, un produttore californiano di chip sviluppa il microprocessore, lo strumento che ha permesso l’esistenza del “villaggio globale”.
La storia della SMART inizia un anno più tardi, nel 1972, dall’idea di un eclettico progettista di Mercedes-Benz, Johan Tomforde: costruire una city car non più lunga di 2.5 metri e in grado di districarsi nei sempre più congestionati centri urbani. Il progetto tuttavia finisce presto in un cassetto. Il 4 luglio 1992, il consiglio di amministrazione di Mercedes-Benz riunito a Irvine, in California, per celebrare la festa dell’indipendenza americana riceve dallo stesso Tomforde una gradita sorpresa: la presentazione di un prototipo di city car funzionante. Quasi in contemporanea, a Bienne, in Svizzera, Nicolas G. Hayek, leader di SHM, annuncia di aver creato una Swatch-Mobil. Mercedes-Benz e SHM trovano un accordo: dal 1 giugno 1994 si iniziano a creare i primi esemplari di una vettura comune. E’ nata SMART.
Come per i neonati, anche per le neovetture (ma in modo inversamente proporzionale) il peso fornisce delle informazioni significative sul loro “stato di salute”. SMART a vuoto totalizza 685 chilogrammi. E’ un auto leggerissima, e per questa ragione può essere considerata particolarmente in forma. E’ agile e maneggevole, può raggiungere velocità elevate, anche se si autolimita elettronicamente a 130 km/h, ha uno standard di sicurezza superiore a quello della maggior parte delle altre vetture, è piccola e compatta. Queste caratteristiche virtuose della leggerezza le derivano da un alto tasso di precisione nella fase progettuale e in quella realizzativa. In una SMART “tutto è dove e come dovrebbe essere”, ripetono i suoi progettisti: per ottenere il minimo in termini di ingombro e di ponderosità si è dovuto operare il massimo in termini di meticolosità ed esattezza. Sembra trovare conferma lo slogan pubblicitario che ha accompagnato la nascita della vettura: reduce to the max, ridurre al massimo. In un duplice significato: la riduzione si è spinta al massimo, alla maggior compressione possibile di spazio e materiale; la riduzione ha ottenuto il massimo, la maggior qualità e stabilità possibile.
Precisione e leggerezza sono due caratteristiche del design della SMART che accomunano le opere dei sei artisti che partecipano a questa mostra.
La carta da spolvero è un materiale estremamente leggero. Barbara De Ponti se ne serve per creare delle immagini ulteriormente lievi, in cui le linee sembrano perdersi all’infinito. Ma questo effetto di evanescenza è generato da una progettazione minuziosa dell’immagine, che si assesta con sorprendente esattezza all’interno della struttura geometrica incisa sulla carta.
Le fotografie di Ferdinando Sacco indagano i dettagli degli oggetti. Le inquadrature hanno tagli quasi chirurgici, che consentono ai particolari di acquisire un’identità visiva netta, ben definita, pur rimanendo poeticamente sospesi.
La trasparenza è una variante visiva della leggerezza. Francesco Candeloro interviene su un materiale otticamente lieve come il plexiglass per creare sovrapposizioni, innesti, fusioni tra immagini in cui la precisione gioca un ruolo basilare: individua i punti di incastro, i luoghi di connessione tra i singoli elementi iconici.
Enzo Santambrogio è un artista abituato ad avere a che fare con il materiale pesante per antonomasia: il ferro. Il suo modo di lavorarlo è all’insegna dell’alleggerimento, di un processo che lo renda così tenue e malleabile da poterlo annodare. Con precisione quasi ingegneristica, ne indaga le componenti strutturali, ne forza le dinamiche costitutive, sino a ottenere un’opera accuratamente compiuta e apparentemente lieve.
Le opere di Fabrizio Musa scaturiscono da un alleggerimento dell’immagine fotografica. I dipinti, soprattutto quelli realizzati in un rigoroso bianco e nero, sono l’esito della sottrazione di tutto ciò che di cromaticamente labile è presente nell’istantanea di partenza. L’essenzialità si coniuga con l’esattezza, generando una pittura allo stesso tempo lirica e tecnologica.
Nel lavoro di Maurizio Rabino la precisione è un dato a priori, che riguarda le premesse del fare arte. Si ha la sensazione che ogni sua scultura e ogni suo intervento fotografico siano basati su di una dettagliata struttura teorica, in cui i concetti hanno un valore plastico e sono minuziosamente cesellati. La leggerezza che pervade le sue opere ha un carattere enigmatico, che stimola ad approfondire e lasciarsi coinvolgere dalla complessità degli interrogativi che suscita.

Roberto Borghi

Lunedì 18 giugno 2007 dalle 18.00 alle 22.00

SCA City Car, via Bertini 8, Milano

PER INFORMAZIONI
Ufficio stampa Gruppo Sca: Pink&Chic Communication – MILANO
Gaia Viganò
Maria Chiara Arona
info@pinkandchic.it

Immagine allegata:
“Apismart”, elaborazione fotografica di Maurizio Rabino, cm 70x100

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