Gruppo A12 (Genova); Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla (Puerto Rico); Bernadette Corporation (Berlino – New York); Clegg & Guttmann (Vienna); Elmgreen & Dragset (Danimarca – Norvegia); Gelitin (Vienna); Superflex (Danimarca)
A cura di Letizia Ragaglia
Ancora negli anni Trenta John Dewey con Art as Experience (1934) e Jan Mukařovský con La funzione, la norma e il valore estetico come fatti sociali (1936) hanno avviato il distacco dall’estetica dell’opera e determinato l’esperienza estetica come “qualità” inerente ad ogni esperienza realizzata, come principio in grado di investire tutte le attività. Diverse teorie estetiche ed ermeneutiche avvicendatesi nei decenni successivi si sono soprattutto concentrate sul ruolo del fruitore, sul suo piacere nel godimento estetico e, alcune - sulla base della Poetica aristotelica - hanno insistito sulla catarsi (katharsis) che come una sorta di guarigione può succedere all’esperienza estetica (aisthesis) [Hans Robert Jauss, Esperienza estetica ed ermeneutica letteraria, 1982].
Nicolas Bourriaud costruisce la sua “Esthetique relationelle” (2001) attorno ad espressioni artistiche che si manifestano attraverso le nozioni di interattività, convivialità e relazionalità ed individua in esse l’aspetto più vivo dell’arte contemporanea. Recentemente un interessante articolo pubblicato su “Artforum”(edizione estiva 2005) per mano di Joe Sconlan si interroga sull’opera nello spazio sociale e mette ironicamente in questione l’estetica relazionale di Bourriaud: “Indeed, firsthand experience has convinced me that relational aesthetics has more to do with peer pressure than collective action or egalitarianism, which would suggest that one of the best ways to control human behaviour is to practice relational aesthetics. That is, create an artwork as a situation devoid of all the white cube’s usual restraints, then inform everyone who comes to see the artwork that its completion is actually up to them.” Joe Scalan lamenta che l’aspetto fondamentale dell’estetica relazionale – la cattura delle potenzialità creative dello spazio sociale – informa sempre più solo la teoria e non la pratica; l’autore constata che all’insegna di un “comune senso di decenza” la mediocrità è preferibile al rischio e porta ad una soppressione generale di perversioni, fantasie, assurdità e conclude che “an aesthetic that can’t allow anything bad to happen sounds more like anesthesia to me.”
Sulla base di queste considerazioni nasce il progetto di mostra Group Therapy. Con la piena convinzione che – per fortuna – continuano ad esserci artisti che non ci anestetizzano, ma anzi ci “dinamizzano” metaforicamente o concretamente, sono stati invitati a partecipare artisti che lavorano in coppia e/o in gruppo ed il cui lavoro si traduce spesso in un concreto intervento socio-culturale.
Particolare attenzione è tributata al concetto di opera come catalizzatore di relazioni, come situazione aperta, che riceve il suo senso nella partecipazione, nello scambio con il fruitore e nell’evoluzione temporale e che pertanto risulta definitivamente lontana dall’idea di un’opera puramente rappresentativa o contemplativa. A questo si aggiunge la ripresa - anche ironica – dell’antico concetto di catarsi dell’opera d’arte: presente con vigore nella tragedia greca viene accolto nel ventesimo secoli da diversi filosofi ed ermeneuti. L’idea di catarsi si manifesta esplicitamente nel mondo dell’arte nelle performances e negli happening a partire dagli anni Sessanta del ventesimo secolo, dove rimane legata ad un’originaria idea di teatro: il pubblico viene fisicamente ed emotivamente coinvolto dall’artista che mette in gioco ed in scena sé stesso. A partire dagli anni Novanta in poi sono sempre più le situazioni in cui l’opera/azione e l’opera/installazione richiede di essere concretamente fruita dal pubblico in un contesto privo di aura dionisiaca, ma assolutamente quotidiano. Eppure la banalità di una situazione vissuta con una disponibilità diversa in un contesto modificato rispetto a quello abituale conduce ad una consapevolezza nuova delle relazioni e delle azioni codificate, conduce ad una piccola catarsi quotidiana.
Il lavoro di gruppo e/o di coppia presuppone una relazionalità a priori della realizzazione e della fruizione dell’opera, significa un dialogo sull’opera che la precede e che viene poi portato avanti dal fruitore.
Inaugurazione prevista per il 15 settembre
in presenza degli artisti
15.09.2006 – 07.01.2007
MUSEION
Museum für moderne und zeitgenössische Kunst Bozen
Museo d'arte moderna e contemporanea Bolzano
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I 39100 Bozen / Bolzano
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