Bruno Gorgone / Dettaglio evento

Nato a: Cuneo Italia



Bruno Gorgone - Giardino mentale. Opere 1980-2010

Dal venerdì 24 settembre 2010
al domenica 24 ottobre 2010

Orari:
lun-mer-ven h. 9.00/13.00; mar-gio h. 15.30/18.30; sab h. 9.00/13.00 - 15.30/18.30; dom h. 10.00/13.00
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Comunicato stampa evento: Bruno Gorgone - Giardino mentale. Opere 1980-2010

A cura di Germano Beringheli

Si inaugura sabato 25 settembre 2010 alle ore 11 alla Pinacoteca Civica di Savona – Palazzo Gavotti la mostra “Bruno Gorgone, Giardino Mentale. Opere 1980 – 2010”, a cura di Germano Beringheli. Promossa dal Comune di Savona – Assessorato alla Cultura e dalla Pinacoteca Civica di Savona. Con il patrocinio della Regione Liguria e della Provincia di Savona. La mostra è inoltre in collaborazione con la Fondazione De Ferrari di Genova, con l’Ente C.S.A. In. – Presidenza di Savona e con l’Associazione Culturale Alpi del Mare – “Saona” – Mediterraneo.
La mostra presenta una cinquantina di opere di Bruno Gorgone, artista esponente dell’astrazione italiana, realizzate tra il 1980 e il 2010, costituite principalmente da dipinti olio su tela e da alcuni lavori in vetro di Murano. Le opere esposte costituiscono una sorta di “giardino concluso” nel quale viene evidenziato il percorso artistico del Maestro, concentrato su una personalissima e coerente ricerca riconducibile all’astrattismo e ispirata, nelle varie fasi, ad un giardino interiorizzato e mentale, inteso quale luogo di elezione dell’anima. L’allestimento spazia dalle prime opere contrassegnate dai colori primari e dall’unidimensionalità della linea matissiana ai lavori basati sulla pittura di “pattern” quale linguaggio concettualmente avanzato dei reciproci scambi fra figurazione e astrazione, sino alla fase recente con ascendenze più segnatamente orientali, distinta da una qualità visionaria dagli sviluppi formali fluttuanti nella luce e sismografici della interiorità.
La mostra è corredata da un catalogo monografico edito da De Ferrari Editore, Fondazione De Ferrari – Genova. A cura e con testo critico di Germano Beringheli e con prefazioni di Federico Berruti Sindaco di Savona e di Ferdinando Molteni Assessore alla Cultura. E’ inoltre inclusa nel volume una significativa antologia critica con testi di Costanzo Costantini, Edoardo Di Mauro, Carlo Franza, Milena Milani, Pierre Restany, Giorgio Seveso, Vittorio Sgarbi, Gabriele Simongini, Tommaso Trini.

Scrive Federico Berruti Sindaco di Savona nella prefazione: “ L’Arte contemporanea rappresenta un elemento di qualità nell’espressione di una città viva che si rinnova e si sviluppa. Per questo sono lieto di salutare il maestro Bruno Gorgone e la sua importante mostra retrospettiva che si tiene nella Pinacoteca Civica di Savona. Il nostro museo rappresenta un fiore all’occhiello per la città non solo per lo straordinario patrimonio storico-artistico, ma per la capacità di rappresentare, grazie ad una direzione competente ed appassionata e ad un preciso indirizzo strategico, anche le istanze del contemporaneo nell’arte e nella creatività, a livello locale e nazionale, divenendo punto di riferimento culturale, luogo di scambio e di circolazione di idee. Oggi questo palcoscenico si arricchisce dell’opera di Gorgone, artista tra i più importanti di Liguria, che ha saputo sviluppare il proprio lavoro nell’ambito dell’astrazione ottenendo riconoscimenti in Italia e all’estero, testimone di un territorio culturalmente ricco e aperto al nuovo.”

Afferma l’Assessore alla Cultura Ferdinando Molteni: “ La mostra di Bruno Gorgone viene ospitata nelle sale della Pinacoteca Civica per sottolineare l’attenzione del nostro maggior museo verso l’arte contemporanea. Ogni anno un artista attivo sul territorio viene invitato ad esporre le proprie opere e a illustrare ai savonesi lo stato del proprio lavoro. Lo hanno fatto, negli ultimi anni, Giorgio Moiso e Enzo L’Acqua. Ora tocca a Gorgone, artista assai noto con una importante carriera di livello nazionale e internazionale.
Il legame tra la città e l’arte contemporanea è strettissimo. La Pinacoteca Civica ospita le tante importanti opere della Fondazione Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo.
E’ giusto dunque che un museo documenti anche quello che l’arte sta producendo negli ateliers di oggi. La mostra di Bruno Gorgone è una splendida personale, ma anche tante collettive (pensiamo alla ormai storica rassegna sugli artisti del Novecento sul Priàmar) hanno dato voce ai maestri che con dedizione e fatica fanno e hanno fatto di Savona e del suo territorio un luogo permeato d’arte.”

Cenni biografici e percorso artistico
Bruno Gorgone (Cuneo, 1958). Artista esponente dell’Astrazione italiana, presente nel panorama internazionale dell’arte contemporanea dai primi anni Ottanta. Sin dagli esordi la sua tematica è orientata verso una pittura di immagini emblematiche “che hanno precedenti nella unidimensionalità della linea matissiana, riallacciata alle grandi tappe dell’arabesco e al suo ruolo nell’immaginario simbolico” (Beringheli). Dopo la laurea in Architettura conseguita all’Università di Genova si trasferisce a Venezia dove approfondisce le sue esperienze attraversando varie forme di espressione creativa con particolare attenzione al vetro di Murano. Si interessa inoltre di design e realizza l’opera “Ipotesi per una Scenografia” in collaborazione con i Teatri Goldoni e La Fenice di Venezia. Entra in contatto con artisti, scrittori e poeti con i quali collabora alla realizzazione di eventi culturali. Dal 1992 fa parte del Gruppo Europeo degli Architetti Artisti Ligne et Couleur di Parigi e Venezia. Dalla fine degli anni Novanta la sua ricerca è caratterizzata da un ulteriore approfondimento del rapporto segno/colore e dall’evoluzione verso una personale pittura di pattern. Nello stesso periodo il critico francese Pierre Restany, teorico del Nouveau Réalisme, si interessa al suo lavoro e alle sue sperimentazioni nell’uso dei nuovi media scrivendo, tra l’altro, il testo “Gorgone. Il colore nel nuovo destino dell’immagine”.

Nel 2001 è invitato a partecipare con la personale “Luoghi di Narciso” alla Rassegna Roma Città Eterna per un Pianeta Ideale-Architetti Artisti a confronto, con la partecipazione dell’Università di Ancona–Facoltà di Architettura; catalogo con testi di Marco Pacetti e Pierre Restany. Nello stesso anno presenta le sue “Mitocromie” alla White Box Gallery di New York e alla The Church Gallery di Orlando.

Allestisce numerose mostre personali in gallerie, spazi pubblici e museali sotto l’egida di importanti istituzioni culturali ed espone in prestigiose sedi quali l’Orangerie des Jardins du Luxembourg e l’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, la Scuola Grande San Giovanni Evangelista e il Palazzo delle Prigioni di Venezia, I Lloyd’s TSB Scotland di Edimburgo, il Palazzo Ducale di Genova, la Casa d’Aste Christie’s di Roma, il Museo Archeologico di Sant’Antioco, i Chiostri della Certosa di Garegnano-Milano, Palazzo Pianciani di Spoleto, gli Istituti Italiani di Cultura di Innsbruck, Praga ecc.

E’ invitato a partecipare al Salone Europeo d’Autunno di Parigi, 1981, al Premio Biennale di Venezia nel Centenario della Biennale di Venezia, 1995; al LV Premio Michetti-Francavilla al Mare,”Mito e realtà-Uno sguardo ad Oriente”, 2004, a cura di Stefano Zecchi e Anna Imponente; alle esposizioni “I Cinque Cerchi”, Olimpiadi della Cultura, Italyart-Torino, 2006; “Superfici in equilibrio/Le tradizioni,i classici e le avanguardie”, Teglio (Sondrio), 2006, a cura di Daniele Crippa, presentazione di Vittorio Sgarbi; “Arte Astratta-Opere dal 1930 ad Oggi”, Galleria Arteincornice,Torino, 2006; “Savona ‘900-Un secolo di pittura scultura ceramica”, Savona, 2008-2009, a cura di Germano Beringheli e Riccardo Zelatore; V Edizione della Biennale Internazionale d’Arte della Magna Grecia, San Demetrio Corone, 2009, a cura di Boris Brollo; Mostra degli Artisti Italiani a Parigi-Commissione Nazionale Francese dell’UNESCO, Parigi, 2009; Festival dei Due Mondi di Spoleto, 2010, a cura di Vittorio Sgarbi; XXXVII Premio Internazionale Sulmona, 2010

Sul suo lavoro sono stati pubblicati i cataloghi monografici:
Angelo Rossi, “ Giardini di un viaggio-Opere 1982/1994”, Edizioni delle Grafiche Veneziane,Venezia 1994.
Milena Milani, “Licheni: da Sbarbaro a Gorgone. Selezione lavori su carta 1992-1995”. Il Sileno. Edizioni Opuscola Minima, Genova 1995.
Tommaso Trini, “ Eden-Surf”, Edizioni D’Ars, Milano 2000.
Pierre Restany, “Gorgone. Il colore nel nuovo destino dell’immagine”, Amministrazione Provinciale, Savona 2002.
Gabriele Simongini, “I giardini delle delizie e i semi della luce”, Marco Sabatelli Editore, Savona 2005.
Vittorio Sgarbi, “Gorgone, la storia come pattern”, Marco Sabatelli Editore, Savona 2007.
Costanzo Costantini, “La luce-colore di Bruno Gorgone”, Marco Sabatelli Editore, Savona 2008.
Germano Beringheli, “Bruno Gorgone, Giardino mentale. Opere 1980-2010”, De Ferrari Editore, Genova 2010

Si sono occupati del suo lavoro e ne hanno scritto, tra gli altri: Germano Beringheli, Silvia Bottaro, Gian Antonio Cibotto, Costanzo Costantini, Enzo Di Martino, Edoardo Di Mauro, Carlo Franza, Italo Gomez, Milena Milani, Pierre Restany, Paolo Rizzi, Angelo Rossi, Giorgio Seveso, Vittorio Sgarbi, Gabriele Simongini, Tommaso Trini.

La sua opera è documentata presso Musei, Archivi e Fondazioni in Italia e all’estero e presso l’Accademia dei Lincei di Roma.

Vive attualmente tra Spotorno (Savona) e Venezia.

Bruno Gorgone. Giardino mentale
Germano Beringheli

Avviata ben oltre gli evasivi e spesso fallaci propositi estetici oggi esperiti tra l’anelito del nuovo, non sempre giustificato, e le più recenti e spesso illusorie mode tecnologiche, la vicenda artistica di Bruno Gorgone è contrassegnata, nella sua complessa contemporaneità visiva e culturale, dall’intensità immaginativa che nutre il linguaggio della pittura di penetrante dialettica.
Infatti – in costante espansione e confortato dagli scritti di alcuni tra i più preparati critici italiani e stranieri – l’artista ligure continua il proprio viaggio all’interno di una scrittura personale, composta di linee, di spazi, di colore e di luce, cercando traiettorie e passaggi sempre ulteriori tra scorrimenti organici di estrazione naturalista e intrecci strutturali, siccome i procedimenti ideativi e analitici delle percezioni concettuali e progettuali dell’astrattismo geometrico, poiché il suo comportamento – di Gorgone, non a caso laureato in architettura – persegue approfondimenti in developing proces, con attenzione alle esperienze dei pittori e degli artefici di De Stijl che pensarono, nell’ormai lontano 1917 e per tutte le arti, un linguaggio formale libero da ogni vincolo contenutistico che si risolvesse in equilibrio puramente visivo.
Attorno alle esperienze di De Stijl, infatti, alcuni artisti – gli architetti Oud, Rietveld, Van Eesteren e i pittori Mondrian, Van Doesburg e Van der Leck con lo scultore Vantengerloo – concepirono dunque una nuova forma di espressione plastica, astratta ma non soggettiva, capace di escludere rigorosamente ogni percezione indotta dal vero.
Ovvero puntando alla astrazione delle forme e limitando i mezzi espressivi alla linea retta e al rettangolo (di conseguenza alle orizzontali e alle verticali) e, riguardo ai colori, sfruttando la consistenza luminosa e assoluta dei tre primari (rosso, giallo e azzurro) e dei tre non primari (nero, grigio e bianco).
Al di là, perciò, delle ricerche razionali che avrebbero determinato un nuovo linguaggio sia pittorico che architettonico (di Mondrian, per esempio, o di Oud). Per esso, d’altronde – assieme ai significati espressivi delle avanguardie storiche e dei contigui settori della cultura generale del tempo – gli esiti della pratica moderna sarebbero stati basilari.
Tanto più che la concretezza costruttiva di Cézanne e le sintesi volumetriche del cubismo avevano affidato nuove funzioni espressive al dipingere e, alla compresenza del segno e del volume stemperati nell’ à-plat di Matisse, ogni esasperazione espressiva che avrebbe alimentato di nuove sensibilità le esperienze emozionali e spirituali in corso, peraltro già suscitate dalla incisività del segno e dalla sensibile accentuazione sintetica e cromatica del Simbolismo e dell’Espressionismo.
Delle prime composizioni fitomorfiche di Gorgone – segnate dai verdi, dai rossi e dai gialli – avevo avvertito, in principio e non a caso, proprio l’unidimensionalità di Matisse e l’interesse, nei suoi quadri, per la spontaneità corsiva delle reiterazioni percettive che avevano interessato, la pura visibilità di Focillon.
E potrebbe essere, questa, la ragione fondante la pittura di Gorgone che manipola i materiali per renderli flessibili ai concetti, alle idee che – coerente con una nota definizione esistenziale di Sartre – ha asserito più volte, come le sue opere si pongano rispettose della visione interiore ovvero, appunto, quale “trasparenza sensibile delle idee”.
Egli, infatti – che aveva assunto intanto, attorno agli anni ‘80/’90 del secolo passato, un ruolo di fondamentale importanza nel movimento strutturalista ( per il quale, si parlò, allora, citando il suo lavoro, di “pittura costruita con la pittura” ) – associò gli aspetti naturalistici, colti oltre il loro aspetto immediato, al pattern geometrico elementare ed essenziale, necessario a esprimere, tra i segni deposti e il loro supporto icastico, l’attrattiva di fondo del dipingere, anzi, letteralmente, per svelare quella “vertigine della pittura” indicata, nel 1989, proprio per i suoi rimandi sensibili, da Giorgio Seveso.
Un po’ prima, d’altronde, l’artista di cui qui si scrive, aveva manifestato, in alcuni quadri titolati I giardini, le vibrazioni alle luci e le risonanze intime e profonde provocate, al momento, dai verdi e dai blu, oltre che dai viola e dai rosa, dalle tante frappe in cui si sviluppava la sua eloquente espressività.
Quella, per altro, colta dallo sguardo che non ha tralasciato di credere – nella stessa persuasione assunta dagli Impressionisti dopo Monet – che un quadro sia, soprattutto, oltre che lo studio dei riflessi dei colori complementari e della luce di chi dipinge, anche il punto topico di condensazione delle sensazioni visive e delle emozioni sensibili di chi osserva il dipinto.
Ciò, naturalmente, se l’osservazione dell’opera è interessata a indagare le relazioni intellettuali e formali con cui il pittore provoca un rapporto sensibile e inedito fra la natura e l’espressione.
O, anche, fra l’espressione e il proprio io, elementi che pongono nei quadri l’automatismo linguistico rivelatore.
I dipinti titolati a Narciso sono, infatti, la metafora dello specchiarsi per ritrovarsi, ossia per acquisire, dipingendo, nuovi riconoscimenti del sé.
Tornando però alla maniera di formalizzazione pittorica di Gorgone e ai suoi accostamenti contemporanei a memorie vegetali e ai nessi neoplastici, mi pare di potervi osservare una sorta di adeguamento fra le percezioni delle forme piatte della pittura, suggerite da Matisse o, più tardi, da Arp, e l’ordinamento “in pianta” dello spazio indotto, appunto, dalla ideazione architettonica.
Con le tante esperienze creative di certa contemporaneità pittorica (da Hans Hofmann a Motherwell, da Rothko a Riopelle, da Newman a Stella ecc.) si considerino, inoltre, nelle composizioni recenti di Gorgone che approfondiscono - con l’evidente continuità progressiva degli interventi sulla tela (o sul supporto scelto per configurare in immagini le proprie pulsioni ) – i procedimenti di un percorso determinato dal colore e dalle sue risonanze emotive.
Per lui dipingere è pur sempre il lasciarsi coinvolgere dallo spazio e dal colore tuttavia, ora più di prima, lo interessa la dimensione comportamentale degli ingredienti espressivi sulla superficie e, propriamente, il punto di fuga dello sguardo che punta verso i margini del quadro con andamenti ripetitivi e espansivi.
Di fatto la profondità e la prospettiva sono tralasciate e le immagini hanno un unico itinerario: l’inquadratura che lo sguardo percorre da un lato all’altro.
Su di essa, sulla sua piatta orizzontalità persiste – come hanno osservato Tommaso Trini e Gabriele Simongini – una dinamica che nasce per crescere e che si visualizza soprattutto tramite i contrasti simultanei dei colori, sonori e festanti, perentori e poetici, al tempo stesso, nei loro accostamenti audaci ed eleganti.
Contemplandone gli aspetti formali e ricordando, per le opere di Gorgone, gli arabeschi che comparvero, tra il 1960 e il 1970, nei quadri della Accardi nonché le pennellate a-prospettiche dei pittori dell’Ukiyo-e e dei fiori contenuti nei Manga giapponesi del XIX secolo, ci si accorge di come i suoi interessi siano del tutto estranei alla forma estetica caratteristica della decorazione.
Infatti nei quadri di Gorgone – che pur parteggia per una pittura che astrae le sue forme desumendole dall’esperienza del reale siccome le prime esperienze di Attanasio Soldati e di Fausto Melotti – sono protagoniste le campiture cromatiche ridotte a zone da segni aggallanti e da linee sottili che separano la piatta orizzontalità formale così come si manifestò la tensione kandinskijana, quando l’inventore dell’astrattismo elaborò, al Bauhaus, il suo originale lavoro sul linguaggio lirico. Segnalando, inoltre, di come l’apparizione formale nasca, spontanea, ai luoghi propri dell’arte disponendosi, egualmente, nel tempo e nello spazio.
Proprio un regime di contiguità spaziale e temporale è ravvisabile, invero, più che in altre, in alcune opere recenti di Gorgone ( e cito volentieri, a esempio, Labirinto viola e Empire of the Sun dove la pittura è portata, dalla trasfigurazione artistica, a uno stato di lampante felicità ).
Che i processi di astrazione del maestro russo abbiano poi influenzato di respiro spirituale (originato dalle sue prime esperienze monacensi e dalla radicale lettura dei fenomeni sensibili del Simbolismo) le composizioni di Gorgone – nelle quali emozioni e sensazioni si ricollegano a un’espressione concreta e analogica del vissuto in Liguria e a Venezia – mi pare evidente, in specie laddove si sente, guardando le sue opere, la segreta lingua delle cose mute… …ovvero lo spirito delle Elévation e delle Correspondances di Baudelaire.
Non a caso, infatti, nelle sue opere più nuove il segno appare marginalizzante riservando, all’insieme posto sulle loro superfici, una qualità visionaria dagli sviluppi formali fluttuanti nella luce e sismografici della interiorità.

Venerdì 24 settembre 2010 alle ore 12.00 si terrà presso la Sala Conferenze della Pinacoteca Civica la conferenza stampa per la presentazione della mostra

Inaugurazione sabato 25 settembre ore 11.00

25 settembre – 24 ottobre 2010

Pinacoteca Civica – Palazzo Gavotti
Savona, Piazza Chabrol

Info:
Tel 019 8887391 – 019 8310256
musei@comune.savona.it

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