Laboratori e percorsi d’arte Alta Valle Camonica (Bs)
17 giugno - 30 agosto
17 giugno - 15 luglio sopralluoghi artisti
15 luglio - 29 luglio residenze estive
30 luglio - 15 ottobre mostra e installazioni
Direttore artistico Giorgio Azzoni
www.vallecamonicacultura.it/aperto2011
aperto_2011 art on the border
aperto_ è una manifestazione di arte contemporanea che si svolge in Valle Camonica. Promossa
dal Distretto Culturale, è un progetto pluriennale che attiva esperienze artistiche capaci di stabilire
un colloquio dialettico con il luogo e la storia, con l’uomo e la condizione dell’abitare. È un territorio
di confi ne che si dispone alle idee, all’interscambio e al confronto, un cantiere aperto ai linguaggi di
un’arte portatrice di nuove letture del contesto camuno e di inedite possibilità di connessione tra i
soggetti attivi al suo interno e le realtà esterne.
Ogni anno vengono individuati un tema e un artista Visiting Professor di riferimento, attorno ai quali
sono attivate delle residenze di ricerca e produzione aperte a giovani artisti scelti su base nazionale.
Ospitati in loco, gli artisti agiscono sul territorio e interagiscono con le comunità, realizzando
opere site specifi c, attraverso le quali sono chiamati a stimolare rifl essioni sui concetti di cultura e
identità, attivando processi collettivi nei confronti di luoghi, simboli e valori che la Valle Camonica
custodisce.
aperto_ vuole, in sintesi, istituire luoghi d’incontro tra le radici profonde del territorio e la cultura
contemporanea.
Direttore artistico della manifestazione è Giorgio Azzoni, responsabile dei progetti artistici del
Distretto Culturale e docente all’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia.
L’edizione 2011 di aperto_ si svolge in Alta Valle Camonica, nei comuni di Edolo, Incudine, Monno,
Vezza d’Oglio, Vione, Temù e Ponte di Legno. Ognuno di questi è il campo di lavoro degli artisti,
protagonisti e attivatori di un processo relazionale che coinvolge l’abitante come fruitore e, in
alcuni casi, anche come partecipante al processo artistico. Egli può inserirsi dunque in un percorso
condiviso di cui l’opera non è momento conclusivo, ma punto di apertura verso nuove fasi di ciò
che il lavoro dell’artista ha saputo attivare. Gli interventi artistici esplorano i valori culturali e sociali
delle comunità, intervenendo su ambiti e luoghi scelti in collaborazione con le amministrazioni locali.
I Visiting Professor per l’edizione 2011, sono Andrea Caretto e Raffaella Spagna che, oltre a seguire
i lavori degli artisti selezionati, hanno realizzato un’opera per uno dei sette comuni, sintetizzando in
essa alcune delle istanze più signifi cative di questa edizione.
aperto_2011 è dedicato inoltre al tema del “fare arte al confi ne” e rifl ette ed interviene sul margine
degli ambiti lungo i quali si incontrano e si confrontano luoghi ed esperienze: lo spazio naturale
e quello antropizzato, il presente e la storia, i bisogni materiali e l’immaginario. Le aree di confi ne
costringono a misurarsi con le contraddizioni che l’arte può svelare, risolvere o amplifi care,
ribaltando dinamiche negative e istituendo uno scambio attivo tra paesaggio e abitante.
Filo conduttore degli interventi artistici è il rapporto con l’ambiente, la relazione complessa che
l’essere umano istituisce con la terra, con il suo habitat e dunque con la sua stessa dimensione
naturale.
Elemento simbolico di questa edizione è il legno, che - attraversando i vari medium appartenenti
alla pratica artistica contemporanea - si trasforma da materiale ad immagine, fi no a diventare un
riferimento concettuale.
Gli interventi artistici, collocati all’interno ed ai margini dei centri storici, sono collegati dal percorso
dell’antica Via Valleriana, che consente ai visitatori di compiere un viaggio sincronico nella storia, nell’ambiente, e nei linguaggi dell’arte contemporanea.
Gli artisti selezionati per l’edizione 2011 sono: Franco Ariaudo, Andrea Magaraggia, Serena Porrati,
Christian Tripodina, Chiara Trivelli, Cosimo Veneziano, Maria Zanchi.
aperto_2011 gli artisti
Andrea Caretto e Raffaella Spagna (Torino, 1970; Rivoli, 1967), gli artisti tutors, concepiscono
l’arte come una forma di ricerca, un modo libero di investigare le dimensioni multiple della realtà.
Essi generano installazioni complesse, che presentano allo stesso tempo l’indagine, lo studio,
la dimostrazione e la sperimentazione del rapporto con l’ambiente. Che si tratti di installazioni,
azioni collettive, performance o sculture, i loro lavori sono sempre il risultato di un processo
relazionale, che emerge dalla complessa rete di rapporti che gli autori stabiliscono con differenti
elementi (organici, inorganici, viventi) dell’ambiente in cui operano.
Collaborano stabilmente dal 2002 esponendo in istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero;
vivono e lavorano a Torino.
www.esculenta.org
Mutando Riposa_Larix X Abies è un’installazione formata da grosse ceppaie di abete rosso e assi
grezze di larice che prende forma al bordo di un vasto prato, situato in un’area di transizione tra
l’abitato di Ponte di Legno e le estese foreste del Parco dell’Adamello. Un bosco di abeti secolari,
denominato Pecceta di val Sozzine, si affaccia sull’area; la natura di “parco pubblico informale”
di quest’area, ci induce ad immaginare uno spazio da usare, da abitare. I materiali provengono
dal sito stesso ed in un medio lasso di tempo potranno “ritornare in circolo” nel loro ambiente di
provenienza. L’installazione prende forma gradualmente senza seguire schemi predeterminati:
le ceppaie costituiscono le nuove radici per la costruzione che “cresce” adattandosi alle
caratteristiche tecniche e formali dei materiali a disposizione. Accanto a questo ambiente, uno
scavo accoglie azioni, eventi ed incontri, per dissotterrare le tracce di un legame intimo con la
propria natura ancestrale che la città di Ponte di Legno, prima stazione sciistica d’Italia e dedita in
buona parte al turismo, sembra avere in parte dimenticato.
I sette artisti under 35 sono stati selezionati mediante bando dal comitato scientifi co di aperto_,
sulla base di 60 domande pervenute. Dopo due sopralluoghi di studio in giugno, tra il 14 e il 30
luglio gli artisti risiedono stabilmente nei sette comuni per lavorare, mediante attività di ricerca e
sperimentazione in loco, alle loro opere.
Franco Ariaudo (1979) vive e lavora a Torino; il suo lavoro si incentra sullo studio della partizione di
strutture, che attraverso l’utilizzo contemporaneo della trasformazione dei materiali trova forma in
opere installative.
L’intervento, dal titolo Logos tu Stauros, ruota attorno ad un’ imponente e degradata croce
presente sulla sommità del Dòs de le Barbine – storico promontorio semi abbandonato adiacente
il centro di Vione – che, circondata di narrazioni in contraddizione tra di loro, riassume in sé una
stratifi cazione di storie signifi cative del passato della Valle. Quasi accettata per abitudine, la croce
si radica nell’immaginario e nella memoria dei singoli come una elemento scenografi co a contorno
di scene di vita avvenute in quel luogo, con valenza tanto religiosa che sociale. Il progetto
trova il proprio incipit in un percorso di sottrazione dell’elemento croce, nato da un rapporto di
commissione artistica instaurato con l’amministrazione di Vione: partendo da un paesaggio che
quasi rigetta quell’elemento, l’artista tenta di farlo entrare in un processo di trasformazione e
dispersione attraverso una dinamica relazionale. Da questo gesto di restituzione simbolica, nasce
la volontà di aprire un dialogo sulle nuove possibilità di fruizione del luogo.
Andrea Magaraggia (1984) vive e lavora a Milano. Nella sua ricerca l’opera oscilla tra il luogo
della sua origine e il momento della sua defi nizione. Nel suo stadio fi nale, essa continua
autonomamente il processo immaginifi co del suo determinarsi.
Il lavoro formalizza il potenziale emerso dai sopralluoghi e dalle attività di ricerca svolte in
collaborazione con la realtà locale e la sua comunità.
Il progetto Apoptosi sviluppa una ricerca sull’oggetto e sulle sue possibili connotazioni e
declinazioni a partire da un accumulo di materiale raccolto durante il periodo di residenza.
L’apoptosi è un processo fi siologico di morte autodeterminata di alcune cellule, messo in atto da
un organismo; procedura irreversibile e geneticamente determinata, preposta al controllo e alla
gestione della singola cellula.
Nel processo di realizzazione del lavoro il materiale iniziale è sottoposto a continue modifi che
e contaminazioni fi no al raggiungimento di uno stadio autonomo in cui non è più possibile
aggiungere o togliere alcun elemento. Durante la sua residenza Magaraggia ha interagito con
il comune di Vezza d’Oglio, organizzando un incontro pubblico per presentare la sua ricerca e
confrontarla con gli approcci creativi degli artisti del paese.
Serena Porrati (1981) vive e lavora in provincia di Milano; artista fi lmmaker e fotografa esplora e
indaga il signifi cato di “naturale” nella societa’ contemporanea. Attraverso analisi e rielaborazione
delle idee di natura, dei concetti culturali, delle rappresentazioni locali, fa emergere l’attrazione
ancestrale dell’umanità per il mondo non umano.
Sono due i lavori che Porrati presenta a conclusione della sua residenza a Ponte di Legno:
Belvedere Videoproiezione HD Formato Schermo 16:9 Area di Proiezione: 302x214 cm
“Le piante non si misurano in un arido e mero funzionalismo, ma le loro forme si sviluppano
secondo logica e adattamento e con la loro forza primordiale spingono ogni cosa a ottenere la più
alta forma artistica.” Karl Blossfeldt
Belvedere è un’imponente installazione video realizzata su di una grande superfi cie in legno
nascosta tra gli abeti a lato di una cascata. Nel lavoro fi lmico si susseguono forme algide e
perfette, forme biomorfe magnifi cate, dettagli di fauna, misteriose creature botaniche. Si trata
di vari dettagli tratti da una collezione di manufatti artigianali realizzati da un’intagliatone ed
esperto alpinista, che esplora la geometria assolutamente reale della materia organica, attraverso
composizioni simmetriche e armoniose. L’installazione instaura un gioco di sguardi dove
l’ambiente esterno è oggetto, nella sua sintesi geometrica resa col legno, della rappresentazione
fi lmica.
L’altra opera è una serie di sei bassorilievi dal titolo L’impero del sole. L’oggetto dei disegni
preparatori dell’artista sono quei raggi di luce che, tra le nuvole, colpiscono i versanti delle
montagne, creando delle macchie chiare transitorie sul paesaggio montano. I disegni vengono
quindi trasposti su una serie di tavole di legno ed elaborate a basso rilievo, rendendo soggetto
dell’intaglio un’astrazione quasi concettuale, invece dell’usuale rappresentazione fi gurativa del
dato di natura. Una volta terminata la serie sarà in esposizione nella vetrina dello sculture Antonio
Sandrini, esecutore tecnico della serie.
Christian Tripodina (1981), vive e lavora a Genova e Berlino. Natura, tradizione, desiderio e
assenza sono tematiche centrali nella sua ricerca. Le sue opere, con forti componenti installative
e performative, utilizzano spesso materiali grezzi e fi sici come dispositivi che attivano meccanismi
assopiti nella memoria.
Moorschneehuhn è un’azione collettiva composta grazie all’interazione con alcuni musicisti di
bande locali, nella quale strumenti e ritmi primitivi dialogheranno con i deboli suoni della foresta,
registrati su nastri magnetici incisi dall’artista nelle sue visite ai boschi del paese di Incudine.
L’azione è una cerimonia svolta attorno alla ricostruzione di simboli e antiche strutture provenienti
patrocinio artistico dalla memoria della Valle, nella quale gli strumenti e i costumi sono prodotti artigianalmente
dall’artista stesso come trasformazione della forma del legno, visto qui come estensione del
proprio corpo.
Le tracce restanti della performance avranno così il compito di reinnescare la memoria collettiva
attraverso la partecipazione.
Chiara Trivelli (1979) Vive e lavora a Venezia. Realizza progetti in cui l’istanza sociale, intesa come
premessa al fare artistico, e l’elemento relazionale, inteso come componente strutturale dell’opera,
fanno cortocircuito nella messa in discussione di identità e linguaggio.
Co de ros (un Pater Noster e dieci Avemarie) conduce sul percorso della via Valleriana, fra Temù
e Vione, lungo una strada rurale a mezza costa, oggi semi abbandonata. Chiara Trivelli utilizza il
dispositivo dell’audio guida per sperimentare la possibilità di un percorso attraverso la memoria
della Valle, che colleghi tra di loro due musei storico-etnografi ci che raccontano di due epoche
diverse del territorio camuno. L’opera va oltre la funzione didascalica e, disattivando la possibilità
di un’immersione totale nella natura, propone un transitare inteso come continuo scarto tra
l’azione del camminare e quella di ricostruzione della memoria.
Cosimo Veneziano (1983) vive e lavora a Torino, da alcuni anni svolge una ricerca artistica che
indaga il rapporto tra cambiamenti sociali e territorio urbano.
La fi ne del mondo e Il paese delle meraviglie nasce in stretta relazione con l’amministrazione
comunale di Edolo e si caratterizza come un lavoro che ruota atorno la fi gurazione delle storie
degli abitanti del quartiere, scolpite, da Milena Berta e da artigiani locali, su due tronchi presenti in
un’area pubblica. L’intervento si fonda sulla relazionalità intessuta dall’artista con le narrazioni ed il
vissuto degli abitanti del paese.
Un secondo intervento, dal titolo Rumore bianco, prevede invece la realizzazione di una struttura
in legno per un’area pubblica comunale, che possa interpretare il senso e la tecnologia dei grandi
lavori idroelettrici che hanno caratterizzato la storia recente di Edolo e dell’intera Valle Camonica.
Maria Zanchi (1981) vive e lavora a Bergamo. La sua ricerca mira ad indagare e a mettere in
discussione i confi ni che identifi cano spazio pubblico-privato e comunità-individuo, attraverso
progetti che si sviluppano sul territorio e con chi lo abita.
La rocca per fi lare la lana è vista da Zanchi come uno strumento capace di racchiudere in sé le
tradizioni della tessitura e del legno, tipiche della comunità di Monno. Stramadécc (espressione
dialettale che signifi ca l’incontro ed il chiacchiericcio tra parenti e amici che si teneva nelle stalle
durante le serate invernali) si attiva attorno all’incontro dell’artista con una vecchia tradizione locale
e al conseguente coinvolgimento degli abitanti affi nché ognuno di loro costruisca una propria
rocca, a dimensione umana, una accanto all’altra, a riportare visibile quella coralità comunitaria
che l’espressione signifi cava.
aperto_2011 il distretto culturale
Il Distretto Culturale della Valle Camonica si è costituito uffi cialmente nel 2009, grazie alla
condivisione di diverse realtà e istituzioni che hanno creduto in questa sfi da, come occasione di
rilancio del territorio: la Comunità Montana e il Consorzio Comuni BIM di Valle Camonica, e la
Fondazione Cariplo di Milano.
Il Distretto Culturale della Valle Camonica propone di trasformare la gestione dell’importante
patrimonio culturale in un programma di sviluppo sociale ed economico, ed ha strutturato un
piano di interventi coordinato e integrato per essere strumento di partecipazione e apertura
sociale. E’ il primo risultato del progetto Distretti Culturali, che nasce da un’idea di Fondazione
Cariplo per promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale in una logica di sviluppo del
territorio.
Progetto pilota in Lombardia Si tratta di un vero e proprio progetto pilota: il Distretto Culturale della
Valle Camonica è infatti il primo risultato del Piano di azione “I beni culturali come volano per la
crescita economica e sociale del territorio” voluto da Fondazione Cariplo, che sta coinvolgendo
tutta la Lombardia.
La Valle Camonica, per la qualità del progetto predisposto, per la signifi catività delle risorse
culturali presenti, per la capacità dei soggetti istituzionali di fare sistema, è la prima area dove si
sta mettendo in atto – per una durata del progetto di tre anni – la valorizzazione del patrimonio
culturale come sostegno allo sviluppo locale, attraverso l’integrazione delle fi liere economiche, la
creazione di nuova impresa e di nuova occupazione.
Obiettivi del Distretto Il Distretto Culturale della Valle Camonica lancia una sfi da al territorio:
trasformare la gestione del patrimonio culturale in un programma di sviluppo strutturando un piano
di interventi coordinato e integrato, e defi nito una governance istituzionale in grado di gestire i
processi e costituire uno strumento di partecipazione e di apertura sociale. Punto di partenza
del progetto è la consapevolezza della rilevanza culturale e artistica del patrimonio, ma anche la
considerazione degli sforzi svolti ad ogni livello da parte delle istituzioni locali per sostenere ed
incentivare interventi di conservazione, valorizzazione e promozione culturale.
Valle Camonica è un’estesa vallata delle Alpi centrali percorsa dal fi ume Oglio; lunga 80 km, passa
dai 200 m. di altitudine del lago d’Iseo, ai 1883 m. del passo del Tonale. Conserva, oltre a un ricco
ambiente montano, un importante patrimonio di testimonianze materiali e culturali, dalla preistoria
ad oggi, che la rendono una Valle dei segni. E’ un territorio montano urbanizzato prevalentemente
sul fondovalle. A nord di Edolo si estende l’Alta Valle, dalle caratteristiche tipicamente alpine e
disposta lungo la linea insubrica. Compresa tra due Parchi (Stelvio e Adamello) è attraversata
dall’antica via Valleriana che lambisce i centri storici e attraversa i prati di antica coltivazione.
L’Alta Valle è popolata da piccole comunità, in parte coinvolte dal turismo invernale; fenomeni di
forte identità locale si affi ancano ad un’avanzante spaesamento, indotto dai modelli del consumo
globale.
aperto_2011 i patrocini artistici
Careof DOCVA nasce nel 1987 a Milano da un progetto di Mario Gorni e Zefferina Castoldi. Sin
dall’inizio si confi gura come realtà dalla doppia identità: luogo di archiviazione/documentazione
di materiali d’artista eterogenei messi a disposizione del pubblico (oggi organizzati nel DOCVA
Documentation Center for Visual Arts) e spazio sperimentale che promuove e diffonde la ricerca
artistica contemporanea italiana e internazionale, particolarmente sul lavoro delle generazioni
emergenti. Nel 2006 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha inserito Careof tra gli Archivi
Storici di rilevanza nazionale riconoscendolo una delle realtà archivistiche fra le più importanti
nell’ambito artistico contemporaneo.
www.careof.org www.docva.org
Nata nel 1898 da un lascito testamentario, la Fondazione Bevilacqua La Masa, istituzione del
Comune di Venezia, non è un luogo espositivo, ma un dispositivo fl essibile per promuovere l’arte
contemporanea a Venezia. Nelle due sedi adibiti a mostre, nei dodici atelier, nelle due foresterie
e in differenti spazi esterni, la Fondazione organizza mostre collettive di giovani artisti e personali
dei protagonisti della scena internazionale con incontri, conferenze, spesso in collaborazione con
università e centri d’arte italiani e stranieri. Il programma di studi d’artista, le attività dell’archivio e
gli appuntamenti annuali, hanno prodotto risultati di primissimo livello, riuscendo a promuovere e a
far crescere i propri artisti sulla scena nazionale e internazionale.
www.bevilacqualamasa.it
Il PAV (Parco Arte Vivente) è un centro sperimentale di arte contemporanea, concepito da
Piero Gilardi e inaugurato nel 2008 a Torino da un’area industriale dimessa reintrodotta, dopo
un’operazione culturale, nella vita della città. Il Parco è divenuto un luogo in transito che muta
attraverso relazioni con gli artisti, con il territorio, con gli interlocutori sociali, proponendo
costantemente attività culturali, artistiche e formative. La sua mission è la dialettica con il territorio,
la modalità è la processualità, vivendo così in una continua re-invenzione della propria forma,
similmente alla natura, al vivente.
www.parcoartevivente.it
Informazioni
Direzione
Giorgio Azzoni
aanders@alice.it
Segreteria organizzativa
Francesca Conchieri Tel.0364 324011
mail:
aperto_20@cmvallecamonica.bs.it
Ufficio stampa
Eletta Flocchini 328.5997611
www.vallecamonicacultura.it
www.vallecamonicacultura.it/aperto2011