Cristina Pavesi / Documentazione
Nato a: Milano
Italia
Nel mio lavoro uso il gioco e le forme prese dal mondo dell'infanzia (ad
esempio le formine della sabbia o del pongo, le costruzioni lego, le letterine,
le facce delle Barbie, i timbri o i vasetti di omogeneizzati) per esprimere
invece contenuti legati al mondo dell'adulto che in questo modo viene
messo in ridicolo con tutta la sua presunta serietà.
Le formine dei bambini però anziché creare forme effimere, creano calchi in
gesso ossessivamente ripetuti, quasi per una sorta di espiazione dei peccati,
creando un effetto di ripetizione ridondante.
I luoghi comuni, i cliché vengono portati alla luce perché non agiscano più
in modo subdolo come avviene fin dai primi condizionamenti che riceviamo
nell'infanzia.
Elencando le frasi fatte, dando forma visiva ai luoghi comuni ne annullo il
potere.
Inoltre, attraverso lo stesso meccanismo catartico, uso oggetti comuni che
reinterpreto per combattere i condizionamenti di altre situazioni, come nel
caso del condizionamento dei lavori domestici sulla mentalità femminile ho
rivisitato la scopa, il ferro da stiro, l'asse da stiro o l'uovo da calza. Nel ciclo
di "indumenti antierotici" ho rivisitato il comune senso dell'erotismo
inserendo simboli erotici come cuori o bocche in poco erotici grembiuli da
cucina, viceversa ho usato tanga e reggiseni alleggeriti da orsetti ed elementi
naturali (erbe, bacche, fiori).
L'infanzia non è un'età d'oro, è un'età scomoda per tutti, sia per gli adulti,
che tendono a dimenticare le proprie radici con tutta la loro coscienza ed
indipendenza raggiunta, sia per i bambini che fingono d'essere adulti e lo
anelano a tal punto da conquistarlo al più presto.
I miei lavori sono degli indici puntati contro il mondo politicamente
corretto degli adulti al fine di smitizzarlo; li posso considerare però riusciti
appieno solo se il pensiero ironico riesce a tramutarsi in senso critico.
Cristina Pavesi
nata a Milano il 30-3-1966
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