Daniela Perego / Documentazione
Nato a: Italia
Dopo il suo primo esordio a Roma con una mostra presso la Galleria Giulia nel 1996, e l'anno successivo a Firenze presso la Galleria La Corte, Daniela Perego si trasferisce definitivamente a Roma dove decide di proseguire la propria ricerca artistica che fin dall'inizio si dimostra improntata principalmente sullo studio della luce e delle forme in relazione allo spazio. La proiezione di luce abbinata a metalli è ciò che porterà l'artista alla scelta successiva di eliminare ogni forma tridimensionale e giungere alla proiezione di pura luce. Più tardi, riappropriandosi della materia, arriva filtrare la luce attraverso un'immagine fotografica al negativo nelle grandi proiezioni da diapositive, per poi fermarla definitivamente in opere stampate su pellicola trasparente, su plexiglas o su perspex. L'indagine dell'artista si sposta su un piano sempre più interiore ed introspettivo quando, coinvolgendo la sua stessa immagine, o quella di modelli accuratamente scelti, pone al centro della rappresentazione un corpo o la mappa frastagliata dei suoi dettagli (Volti, 1999). Come riflessi di luce, i protagonisti delle opere della Perego, sembrano in perenne conflitto tra la necessità di apparire e il timore di venire eccessivamente svelati. Il loro auting avviene quindi, spesso, attraverso una sorta di filtro che lascia sì trapelare l'immagine, ma ne azzera quasi totalmente il contesto, restituendo all'osservatore un rarefatto riflesso del dato reale. Il colore, fino a poco tempo fa bandito dall'artista, se non come elemento narrativo e formale (vedi la serie di opere in blu), recentemente è stato esplorato dalla Perego per una serie di lavori in cui la volontà di rappresentare l'asprezza di alcune condizioni umane ha reso necessario il mantenimento della realtà cromatica di alcuni dati, al fine di conferire maggiore concretezza e veridicità al ritratto.
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