Dario Treves / Dettaglio evento

Nato a: Torino Italia



DARIO TREVES (1907-1978) IN MOSTRA IN CIOCIARIA

Dal Monday 02 February 2004
al Saturday 28 February 2004

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Comunicato stampa evento: DARIO TREVES (1907-1978) IN MOSTRA IN CIOCIARIA

Dopo Torino e Biella anche la provincia di Frosinone rende omaggio al pittore piemontese Dario Treves, importante esponente dell’arte italiana del Novecento, a venticinque anni dalla sua scomparsa.


SORA | Museo Civico Comunale – P.za Mayer Ross | 15 ottobre – 12 novembre 2003
Inaugurazione mercoledì 15 Ottobre ore 18.00

VEROLI | Galleria Comunale “La Catena” – Largo Catena | 15 novembre – 19 dicembre 2003
ALATRI | Ex Convento S. Francesco – P.zza Regina Margherita | 23 dicembre 2003 – 25 gennaio 2004
CASSINO | Nuova Biblioteca Comunale – Via del Carmine | 2 – 28 Febbraio 2004






Dopo i successi di critica e pubblico riscontrati a Biella nei mesi estivi, la mostra “Il corpo e l’ombra nell’opera di Dario Treves - Dipinti e opere su carta dal 1927 al 1978”, curata dal Prof. Floriano De Santi, sarà allestita a Sora (15 ottobre – 12 novembre), Veroli (15 novembre – 19 dicembre), Alatri (23 Dicembre – 25 Gennaio) e Cassino (2- 28 Febbraio 2004), grazie all’organizzazione della Fondazione Umberto Mastroianni e all’interessamento delle autorità locali.

Dario Treves, nato a Torino nel 1907 da una famiglia ebraica della borghesia intellettuale e imprenditoriale, è un importante esponente dell’arte italiana del Novecento, figura artistica e culturale di grande rilievo. Amico di Pavese, Bobbio e Gualino, Treves si è formato nei dinamici anni del primo Novecento, frequentando i giovani che avrebbero segnato la vita culturale, artistica e intellettuale del Paese. Cresciuto alla scuola piemontese di Guarlotti, Delleani, Pelizza da Volpedo e vissuto pittoricamente nell’ambiente dei Sei di Torino, l’artista piemontese non si è mai legato ad una corrente artistica in particolare sviluppando uno stile personale, ispirato alla pittura postimpressionista francese, ma arricchito dal confronto con artisti e intellettuali di tutto il mondo. Nel 1940, costretto a lasciare l’Italia con la famiglia per sfuggire alle persecuzioni razziali, Treves si è trasferito in America dove ha esposto a New York e Philadelphia, partecipato a mostre collettive e aperto una scuola di pittura. Tornato in patria alla fine degli anni ‘40 ha continuato a lavorare attivamente esponendo in musei e gallerie in Italia e all’estero (Parigi, Ginevra, Losanna, Zurigo e Johannesburg). La vocazione internazionale e la passione per i viaggi hanno portato Treves a visitare il mondo e a ritrarne volti e paesaggi. Dopo la sua morte numerose retrospettive sono state dedicate alla sua opera e sempre più frequentemente i suoi dipinti sono esposti in mostre storiche legate al Novecento, in pinacoteche e musei di tutta Europa.

La mostra “Il corpo e l’ombra nell’opera di Dario Treves” curata dal Prof. De Santi propone una cinquantina di dipinti e opere su carta realizzate dal Maestro torinese tra il 1927 e il 1978: composizioni a tema, figure, modelle, ritratti, fiori e nature morte provenienti dal Petit Palais di Ginevra e da collezioni private italiane. I ritratti, gli studi, i paesaggi di Treves sono caratterizzati da intensa cromia, forte plasticità, senso tattile del colore e fantasiosa vivacità della composizione. I paesaggi in particolare ammaliano per la luce che invariabilmente sprigionano – che si tratti della Provenza o della Valle d’Aosta, dell’assolata campagna toscana o dei brumosi orizzonti del Nord Europa – mentre i suoi ritratti denotano una profonda capacità di introspezione psicologica resa con concisa essenzialità di mezzi espressivi.

Organizzata in occasione delle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario della morte dell’artista torinese, la mostra è stata allestita a Biella presso l’antico Chiostro di San Sebastiano dal 20 giugno al 20 luglio scorsi, in concomitanza con la mostra “Dario Treves: lo sguardo in viaggio” curata dal Prof. Marco Vallora e ospitata presso l’Archivio di Stato di Torino. La duplice iniziativa ha costituito un circuito espositivo di rilevante valore artistico e culturale che ha permesso ai numerosi visitatori di approfondire la conoscenza di un artista apprezzato dalla critica ma purtroppo ancora poco conosciuto al grande pubblico.

Dopo Sora, Veroli, Alatri e Cassino, la mostra “Il corpo e l’ombra nell’opera di Dario Treves” sarà allestita a Teramo in data ancora da definirsi.




Il rapporto spirito-natura di Proust, l’interpretazione in profondo, cioè nel senso dello spessore, di de Staël ci portano di colpo dentro il problema fondamentale posto dall’opera di Dario Treves, che è quello della densità della sua immagine pittorica e grafica. In che senso vada intesa questa densità della sua “Koinè” figurativa, quanti elementi concorrano a formarla e come debbano essere “misurati” il peso poetico, umano, naturalistico e storico, il nesso del mistero, del colore, della volontà e della speranza che in essa si congiungono, sono fatti che formano i capitoli della sua lunga vicenda creativa. La sostanza del mondo è depositata sulla tela o sul foglio di Treves, ogni cosa ha la sua gravezza di umore e di materia, ha l’inconsapevole naturalità del suo tempo originario: la carne delle donne, la fonda oscurità delle foglie degli alberi e del sottobosco, la palpitazione impaurita delle nuvole nei cieli, il chiarore opaco e greve delle onde, l’evidenza solida delle “nature morte”, la potente presenza umana di fronte alla luce, l’umidore, la neve.
Tutto ciò supera di molto il realismo inteso come rapporto diretto e semplice con la natura, quale si esplicava nella pittura di paesaggio, fosse anche la grande tavolozza piemontese di Vittorio Avondo, di Antonio Fontanesi e di Enrico Reycend; e la narrazione esistenziale di Pavese, Fenoglio ed Arpino. Treves è un “figlio della natura”, nel senso usato da Thomas Mann per Tolstoij: quasi un’antica “prose du monde”, nella quale, dentro il volgere lirico di un’immanenza che ispessisce i colori, si diramano, con naturale progressione, il senso e il tempo del racconto per immagini.
(testo di Floriano De Santi, curatore della mostra, Direttore Artistico della Fondazione Umberto Mastroianni)






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FONDAZIONE UMBERTO MASTROIANNI
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