Trancity, geografie della città
Dal Wednesday 12 January 2005
al Saturday 05 February 2005
Comunicato stampa evento: Trancity, geografie della città
Inaugurazione 12 gennaio 2005 ore 18.30
Mostra aperta fino al 5 febbraio 2005
trancity
geografie della città
Rita Casdia
Belen Cerezo
Elena Perlino
A cura di Karin Gavassa, Elena Ragusa, Lorena Tadorni
trancity allude a un attraversamento, un passaggio geografico-urbano. A una città magmatica, intesa come insieme di confini e periferie labili, in continuo movimento.
La mostra presenta tre giovani artiste che riflettono sul contesto urbano e i suoi abitanti.
Da questi lavori, estremamente diversi per sensibilità e approccio, emergono nuove geografie che determinano una diversa fruizione degli spazi pubblici e privati. Il lavoro di Rita Casdia (Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, 1977) parte dalla decisione di percorrere le periferie urbane e di contestualizzare in questi luoghi i suoi personaggi di
plastilina, abbandonandoli al loro destino dopo aver scattato loro una fotografia d’addio.
La città non è più uno sfondo, bensì un punto di partenza per aprirsi ad essa e raggiungere chi la abita e la vive quotidianamente. La bella addormentata nella conserva decide di rifugiarsi nello spazio piccolo ma rassicurante di un barattolo che diventa la sua dimensione privata/domestica: i suoi sogni le serviranno per osservare l’esterno. Belen
Cerezo (Vitoria, Spagna, 1977) presenta una serie di fotografie in cui è protagonista una scultura in carta in forma di casa, fragile e delicata, ma dal forte significato simbolico. A place in the world diviene espressione di un universo personale, di una fonte di affetto e stabilità in una realtà sempre più complessa, in cui tutto è relativo e provvisorio. House Graffiti Project, intervento di arte pubblica realizzato a Bristol nel 2001, propone la partecipazione del visitatore attraverso il dono di cartoline pubblicate in quell’occasione.
Elena Perlino (Saluzzo, Cuneo, 1972) ritrae il volto notturno delle metropoli. La fotoproiezione GE. MI.TO è una piccola finestra su cui affacciarsi per vedere il mondo
“nascosto” dei transessuali di Genova, Milano e Torino. Un obiettivo discreto, che li ha seguiti “sul campo”, con il distacco del reporter, ma anche con la partecipazione
affettuosa di chi vuole mostrare uno dei volti più sfocati della città.
Sia che riguardino la condizione di un essere “altrove” (Casdia), la ricerca intimistica sul “sé” (Cerezo) o l'indagine sugli “altri” (Perlino), questi lavori fissano come istantanee il cambiamento di una fisionomia urbana che muta con i suoi abitanti. Ne scaturisce una mappatura globale, in cui è la città a fare da sfondo, con il suo modificarsi sociale e strutturale.