Emanuela Biancuzzi / Dettaglio evento

Nato a: Cividale Del Friuli Italia



Riflessi Incrociati

Dal sabato 04 ottobre 2003
al venerdì 24 ottobre 2003

Comunicato stampa evento: Riflessi Incrociati

Inaugurazione sabato 4 ottobre ore 18

Progetto di Piermario Ciani
Testo di Andrea Bruciati


Aperto 10.30­/12.30 - 16.30/19.30
Chiuso Lunedi e festivi


Guardarsi allo specchio è vedere la propria immagine riflessa e l’autoritratto è il proprio riflesso filtrato dagli strumenti tecnici, emozionali e culturali che ogni artista possiede in una combinazione unica e originale.
Ci sono infiniti esempi di famosi personaggi che sono stati ritratti da innumerevoli artisti e molti artisti hanno realizzato vari autoritratti in diversi momenti della loro vita, ma cosa può nascere se sei artisti si ritraggono a vicenda e di ognuno escono sei diversi ritratti?
Emanuela Biancuzzi, Piermario Ciani, Walter Criscuoli, Aldo Ghirardello, Fulvia Spizzo e Debora Vrizzi hanno età ed esperienze diverse, alcuni usano il pennello e altri la fotocamera ma sono tutti friulani e si conoscono personalmente, talvolta si ritrovano alle inaugurazioni delle mostre o in pizzeria e ora condividono tutti assieme questa esperienza.


In / out

L’io e gli altri, il ritratto e l’autoritratto: rappresentazione della coscienza che si ha di sé da un lato e di un modello al fine di sceverarne la sua essenza, la sua anima, dall’altro. Affini nell’indagine conoscitiva, sono uno il rovescio dell’altro. Come sostiene Alberto Boatto, nella ritrattistica il modello viene definito dall’autore a cui l’altro si è consegnato con un sentimento spesso indifeso, ma sempre colmo di vanità e di confuse attese. Nell’autoritratto invece l’artefice si è caricato del compito, al limite della scommessa intellettuale, di definirsi materialmente con le proprie mani secondo un processo di sdoppiamento e una referenzialità tutta e compiutamente narcisistica.
Lo sguardo, in questo suo rapporto con il senso archetipico dell’immagine, non è mai stato una macchina fotografica, bensì un occhio che interpreta, che vede al di là e che, di fronte alla varietà delle forme. Tanto più nel ritratto e nell’autoritratto, dove la rappresentazione è pretesto e l’immagine si dilata al di là del proprio fenomeno ottico, in modo tale, d’accordo con Paul Klee, che noi conosciamo il suo interno e sappiamo che la cosa è più di ciò che la sua apparenza dà a vedere.
Sei diverse prospettive, un differente rapporto tra autore ed effigiato, percorsi esistenziali a volte convergenti hanno indirizzato, in modo vivido, curioso, pungente, allusivo, intimo ma sempre magico, lo sguardo secondo una sensibilità tutta contemporanea.


EMANUELA BIANCUZZI nasce a Cividale del Friuli nel 1970. Vive e lavora a Udine.
personali: 2000 Ap - posta per te performance/azione postale, Palazzo Bonaguro, Bassano del Grappa; collettive: 2003 Donna in tutti i sensi, Villa De Brandis, San Giovanni al Natisone; Bank of Fun, Chiesa di San Francesco, Pordenone; 2002 Striis, 3g artecontemporanea, Udine; Passaggio a Tarcento, Palazzo Frangipane, Tarcento; Calendar!, Studio Tommaseo, Trieste; 2001 Pnudgots, Obalne Galerije, Piran; Medea Art Factory, Castello di Medea; Occhi grandi - occhi piccini, Biblioteca De Amicis, Genova; 2000 Faccia a faccia, Sala Cinema Italia, Cormons; Mille: a casa! Galleria Graffio, Bologna; Pnudgots, Trieste Contemporanea, Trieste;1999 Icone russe in tuta mimetica, Centro Leoncavallo, Milano.

magico diario di varie esperienze all’interno della propria realtà. Il fiabesco, l’ironico, il malinconico, l’innocenza dell’infanzia, la perversione dell’infanzia. L’artista pensa la propria identità come qualcosa che non è già dato una volta per tutte, ma che è sempre messo in questione, con un continuo rimescolare le carte. Come le pagine di un almanacco colorato, attraverso parole, frammenti, vignette, si ausculta e scopre le molte voci che vivono dentro di sé. Compie un percorso che ha il senso di una strategia per la sopravvivenza, carico delle valenze rituali necessarie a capire e rielaborare un trauma. Contro ogni gerarchia stratigrafica e fissa delle parti dell’anima, si pone in rilievo la mutazione endogena, l’incessante trapasso per gradi di incremento di un desiderio, le cui precedenti risorse non vengono dissipate.


PIERMARIO CIANI nasce il 19 Giugno 1951 a Bertiolo, dove vive e lavora.
bibliografia: 2000 Sentieri Interrotti. Crisi della rappresentazione e iconoclastia nelle arti dagli anni Cinquanta alla fine del secolo, cat., Milano; Piermario Ciani. Dal Great Complotto a Luther Blissett, Bertiolo; G. Perretta, Art.comm - collettivi, reti, gruppi diffusi, comunità acefale nella pratica dell’arte: oltre la soggettività singolare, Roma; 1999 I. Zannier, S. Zannier, Fantasimilia. Dalla fotochimica alla fotoelettronica, Milano;1983 La sperimentazione fotografica in Italia: 1930-1980, cat., Bologna.

curioso come una presenza estranea, la nostra immagine meccanica ci viene imposta a forza sempre dall’esterno; ci raggiunge dovunque, disponendosi immancabilmente in permanenza davanti al nostro medesimo sguardo. Ma quale corrispondenza potrà mai esistere fra la confusa immagine che ognuno possiede di se stesso e la ferma irrefutabile immagine che obbligatoriamente gli viene consegnata? Nella sua dilatazione largamente frontale, l’immagine si distacca dalla pagina percorsa da catene di parole, da un pattern decorativo, e appare completamente decollata dal corpo. Il magnetismo degli occhi, la loro espressione e il codice fiscale, informatico tappeto boettiano, costituisce l’essenza dell’individuo, lo specchio della sua interiorità.



WALTER CRISCUOLI nasce il 21 Febbraio 1958 a Udine, dove vive e lavora.
personali: 2002 Neomitologiche, Galleria Artestudio Clocchiatti; 2000 Il corpo inesistente, Galleria Artestudio Clocchiatti; 1998 Fotografia infetta, Università delle Liberetà, Udine; 1998 Opere fotografiche 1998, Galleria Grigoletti, Pordenone collettive: 2002 Figure del Presente, Galleria Regionale d’Arte Contemporanea L. Spazzapan, Gradisca d’Isonzo; 2001 Le Arti a Udine nel Novecento, Galleria d’Arte Moderna, Udine; 2000 Hic et Nunc, Palazzo Cecchini, Cordovado; 1999 Arte in/contemporanea, Attivaria Officina Culturale, Latisana 1999 Didivué, Neoassociazione Culturale, Villacaccia 1996 Future Vision, The Photographers’ Gallery, London; Nuove Contaminazioni, Chiesa di San Francesco, Udine.

pungente,come afferma Artaud, il viso umano è una forma vuota, un campo di morte. E forse il suggello di simile guasto è dato dall’assetto simmetrico che corrisponde a giusta proporzione, concordanza fra le parti. Il cancellare significa mettere da capo lo sguardo sulla conformazione umana, porre di nuovo in contatto l’uomo con le energie circolanti all’esterno nel cosmo. In realtà esistono nuovi canali di comunicazione fra una barriera e l’altra, fra un impedimento, un ostacolo e il flusso di informazioni nuove, che percorrono gli individui come fiato vivificante. Nell’arco compreso tra il corpo, la foto e l’aggressione dei mezzi grafici, è contenuta la possibilità di compiere delle esperienze, di approfondire la ricerca identitaria. Siamo all’interno di un sistema aperto, solo a patto di mettersi alla prova, di sottoporre la materia sensibile del corpo alla forza plasmante della psiche, dell’immaginazione e della tecnica, è concesso di liberare le potenzialità in nostro possesso, di andare al di là delle convenzioni dove si mimetizzano i complessi, le nevrosi, la stessa follia. Solo nelle zone di confine psichiche e fisiche, nell’eccesso, la condizione umana è libera di manifestarsi.


ALDO GHIRARDELLO nasce a Vicenza il primo aprile 1963. Vive e lavora a Udine.
personali: 2003 Corpi Sensibili, Galleria Nuova Artesegno, Udine; 2002 Chiesa di S.Francesco della Vigna, Udine; 1997 Aureolare, Circolo delle Assicurazioni Generali, Trieste; Santi segreti, Castello di Colloredo, Colloredo di Monte Albano; 1991 Verso su carta, Galleria Contemporanea, Padova collettive: 2002 Passaggio a Tarcento, Palazzo Frangipane,Tarcento; 2000 Faccia a faccia, Sala Cinema Italia, Cormons; Aperto 97, Trevi Flash Art Museum, Trevi; Stand by, Galleria Romberg, Latina; 1994 Frammenti di esplorazione, percorsi dell’Arte Friulana degli anni ’90, Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte, Udine.

allusivo contro uno sfondo praticamente astratto, fra il bagliore chiaro del disegno e le tinte della superficie, la figura compone una sorta di attenuato controluce, spoglio di ogni esplicito accento drammatico ed espressivo. Filiformi segni grafici rafforzano la tessitura della composizione, facendo vibrare in modo sommesso le poche presenze all’interno del vuoto invadente. Lo sguardo non penetra all’interno di un protetto universo privato, custodito ancora nel segreto dell’intimità, collegato ad uno stile di vita che conosce soltanto il sottinteso e la riservatezza. Uno dei compiti dell’artista è da sempre stato quello di sollecitare la percezione della struttura latente della realtà che ci circonda.


FULVIA SPIZZO nasce il 14 ottobre 1954 a Palmanova. Vive e lavora a Udine.
personali: 2001 Ritratti estranei / Teatri di vita, sedi varie, Bologna; 2000 Dolcezze, Olympia Center, Sacile; Fotogrammi, Cinema Comunale , Concordia Sagittaria collettive: 2002 Passaggio a Tarcento, Palazzo Frangipane, Tarcento; 2001 Giacomini, Pian, Spizzo Galleria Ai Molini, Portogruaro; 2000 Io faccio una faccia, proposte di ritratti d’artista identità differente, Sala Cinema Italia, Cormons; Genius Loci, Casa del Marinaretto, Palazzolo dello Stella; Per un’economia dello sguardo, MIBART, Palazzo del Ferdinandeo, Trieste.

vivido non vi è tranquilla consonanza tra sé e il mondo. Dal vortice espressionista d’inizio novecento, l’artista studia programmaticamente la mimica del viso, forzandone i moti e le espressioni. Saltando il piano dell’emozione spontanea, tutto è trattenuto e prodotto da un severo autocontrollo. La pittrice struttura l’epidermide, distorce la positura degli elementi facciali, scava ed espande le pupille, irrigidimenta il modello che diventa solida e stolida struttura. Una dura illuminazione di scena irrigidisce la composizione, priva di ogni morbidezza: strategie stilistiche per estirpare le passioni, per temperarle o addomesticarle. Si mira all’autocontrollo del sé, per rendere lucida l’intelligenza, costante il volere, robusto il carattere, e si tende a forgiare strumenti di dominio verso il reale.


DEBORAH VRIZZI nasce il 30 aprile 1975 a Cividale del Friuli. Vive e lavora a Pramariacco.
personali: 2000 Un attimo di tempo, Alla cantina, Venezia; Mosso d’intimità, Informagiovani, Udine; collettive: 2003 Images of destre 3, Red Light Distrect, Amsterdam; 2002 Biennale 2002, Pula; Autoritratto fotografico, Galleria Sagittaria, Pordenone; Striis, 3g artecontemporanea, Udine; 2001 Inalgo, da qualche parte, Colonos, Lestizza; Fotografia sul confine, Rocca Malatestiana, Montefiore Conca.

intimo autoritrarsi come tableaux vivant secondo modalità e variabili che saccheggiano il repertorio museale. Dalla natura all’artificioso, dall’autentico al falso, dallo spontaneo al teatrale, dalla realtà all’oggi manipolato. Sguardo respingente quando si tratta di sé, apparentemente empatico e intimo quando entra in relazione con le altrui necessità. L’artista certifica la difficoltà di fermare gli individui e i volti perché è difficile mettere a punto la presa fotografica su qualcosa che nulla ha di immutabile. Come afferma Baudrillard, il soggetto è solo apparentemente complice e qualsiasi essere umano è luogo di una messa in scena: il luogo di una de-costruzione talmente complessa che l’obiettivo, tentato suo malgrado dalla somiglianza, lo spoglia del suo carattere per farne semplice pretesto di affezione.

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