Ennio Finzi / Dettaglio evento





Comunicato stampa evento: Indagine sul Novecento. Figurato & Astratto 1900-2000

A cura di Claudio Poppi (Direttore del Museo Morandi)

75 artisti per 150 opere fra dipinti e sculture

Elenco degli artisti presentati
Novecento figurato: Annigoni, Campigli, Carrà, Cascella, Casorati, Chagall, Chiancone, Corsi, De Chirico, De Pisis, Dottori, Falconi, Fioresi, Gentilini, Grosz, Guidi, Guttuso, Karahan, Maccari, Masson, Mattioli, Migneco, Modigliani, Morandi, Oppi, Pellanda, Picasso, Pirandello, Pizzirani, Protti, Romagnoli, Rosai, Saetti, Savinio, Severini, Sironi, Soffici, Soldati, Tozzi, Utrillo, Verio, Vighi
Novecento astratto e informale: Afro, Angeli, Balla, Brunori, Burri, Cagli, Capogrossi, Cavicchioni, Chiesi, Dova, Finzi, Fontana, Licini, Marinelli, Moreni, Morlotti, Music, Pozzati, Romiti, Schifano, Schneider, Turcato, Vedova, Volk
Novecento scultura: Arnoldi, Delle Monache, Guasti, Manzù, Marini, Martini, Mastroianni, Messina, Minguzzi, Mürer, Rabarama, Rossetti, Tomba

NOVECENTO. LA GRANDE RIVOLUZIONE
di Estemio Serri
È trascorso un secolo da quando Picasso nel 1906/7 dipinge “Les demoiselles d’Avignon”, uno dei suoi massimi capolavori, che costituisce la pietra miliare della rivoluzione delle arti per il Novecento. Nasce il Cubismo che, a detta di Vittorio Sgarbi, “come Giotto influenzerà un secolo di pittura”.
Dai post-impressionisti Bonnard, Vuillard, Corsi e Cavaglieri, al cubismo, al Futurismo di Marinetti, Boccioni, Balla, Carrà e Severini, alla metafisica di De Chirico, corrente pittorica che si sviluppa dall’incontro fortuito a Ferrara nel 1917 tra i fratelli Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Carlo Carrà, (precisando che suggestioni metafisiche erano già rilevabili nella serie “Piazze d’Italia” e “Interni metafisici” dipinti da De Chirico negli anni ’10), a “Novecento” il movimento promosso da Margherita Sarfatti, di cui uno dei massimi esponenti è sicuramente Mario Sironi, al quale si aggiungono Campigli, Funi, Marino Marini, che riuniti attorno alla galleria “Pesaro” di Milano promuovono un’arte vicino alle tematiche di regime. E infine, l’astrattismo che ebbe il suo battesimo nella fervorosa Milano anni Trenta con la mostra di Bogliani, Reggiani e Ghiringhelli accompagnata da una Dichiarazione poi considerata di fatto il manifesto dell’astrattismo italiano.
Dopo l’astratto (dove la pittura è il gesto dirompente sulla tela), l’informale (in cui il rapporto con la realtà delle cose è l’immediatezza) e la pop-art (in cui si esprime la non creatività della massa prodotta dall’uniformità dei costumi, dalla degradazione e dalla dissoluzione) si è molto diffuso il pensiero che l’arte pittorica sarebbe morta, sostituita da “dipinti” realizzati con il computer, ma gradualmente ci si accorge che si è imboccata una strada chiusa. Bonito Oliva intelligentemente con la sua Transavanguardia è sicuramente uno dei primi a teorizzare il ritorno alla pittura. Finalmente si esce dalla strada chiusa e si ricomincia a dipingere!
“Novecento figurato e astratto 1900-2000” è un tempo così ampio, un periodo così lungo, che non può essere certamente affrontato in modo esaustivo da una mostra che, pur se preparata con attenzione, tenendo conto di una infinità di problematiche, rimane un’indagine appena iniziata, che necessita sicuramente di momenti successivi di approfondimento, con una ricerca più attenta ai movimenti e ai singoli artisti e che porterà sicuramente la Cinquantasei ad effettuare altre esposizioni su questo periodo.


INDAGINE SUL NOVECENTO
di Claudio Poppi

Il correre dei mesi e degli anni lascia poco spazio a chi pretende di fermarsi un attimo per vedere o tentare di vedere ciò che cambia o ciò che resta immutabile intorno a lui. Questo è un discorso che vale per ogni attività si intraprenda, ma che assume il valore di una legge ferrea nel caso di chi voglia aggiungere un significato storico a ciò che un’opera svela di sé. Tanto è ampio il senso di ciò che si intende esprimere che lo stesso gesto di prendere un pezzo di carta e un qualsiasi oggetto per segnarla è già foriero di significati, alti o bassi, secondo il punto d’osservazione che si sceglie. In più, se si restituisce ai chilometri il significato di distanza che avevano mantenuto quasi intatto per circa metà del secolo scorso, apparirà evidente come gesto innovativo, di rottura, ma pur sempre legato a una evoluzione di discorso, quella “scandalosa” scelta di negare la rappresentazione del mondo tramite gli strumenti maturati in secoli di storia dell’arte occidentale. È precisamente nascosto qui il punto che consente di vedere contemporaneamente un ritratto di Picasso e una natura morta di Morandi senza avvertire alcun senso di lontananza e distanza. Diverso è l’atteggiamento, il modo con il quale l’artista guida l’osservatore dentro il proprio mondo. Gli scompaginati visi picassiani e le ordinate nature morte morandiane altro non sono che i segni ai quali gli artisti hanno rispettivamente affidato la loro memoria d’esistere. Ed è un ricordo vivo, fatto di osservazione di come le cose sono o di come potrebbero essere. Qui potrebbe collocarsi un primo cancello dietro cui porre tutte le opere che dichiaratamente o meno mantengono un rapporto ineludibile con la realtà. Ma la libertà che si viene così a determinare è immensa, tanto da comprendere e giustificare ogni libertà che un artista prende per segnare la propria esistenza al mondo. Molti artisti del Novecento starebbero in questo primo recinto, ma sembrerebbe già chiuso oggi, incapace di ospitare altre personalità, se il risultato di un secolo di lavoro, passione, conquiste e delusioni non avesse creato una “realtà altra” nella quale convivono personalità apparentemente diverse, ma accomunate da una simile visione sul “reale”. Dove per “reale” si deve intendere la capacità di ogni artista di esprimere il proprio mondo. Ecco allora che il rivolgersi di Picasso alla primitiva cultura africana per apprendere un diverso rapporto tra il mondo dei segni e quello fattuale conduce a una dimensione nuova che pur mantiene elementi originari delle culture di provenienza. Ma quella di Picasso è solo una delle strade possibili. Altre sono state aperte e battute nel corso del XX secolo, da quella favolistica, aperta da Chagall alle suggestioni della favola ebraica, a quella intimista, memore della grande lezione dell’impressionismo francese, fino a quella che recupera segni dal passato reinventandoli in inedite sintesi. Quasi tutti gli artisti qui proposti sono catturati da una rete con maglie, in fin dei conti larghe. Esiste però un limite che si ripresenta generazione dopo generazione erodendo i propri incerti confini ed allargando sempre più il confine del comprensibile. Cogliere l’autenticità di tale limite nelle opere che il caso ci pone all’attenzione è lo scopo ultimo del nostro lavoro.

Inaugurazione sabato 20 gennaio 2007 ore 18

20 gennaio - 11 febbraio 2007

Galleria d’arte Cinquantasei
Via Mascarella 59/b
Bologna
Tel. 051 250885
info@galleria56.it
http://www.galleria56.it