Enrico Castellani / Dettaglio evento

Nato a: Rovigo Italia



Il colore dello spirito. 85 opere bianche di 85 artisti

Dal mercoledì 16 maggio 2007
al giovedì 31 maggio 2007

Orari:
17.00/19.30 (esclusi i festivi)

Comunicato stampa evento: Il colore dello spirito. 85 opere bianche di 85 artisti

Università degli studi di Pavia
COLLEGIO FRATELLI CAIROLI

Mercoledì 16 Maggio 2007 alle ore 18 presso la sala mostre del Collegio Cairoli di Pavia si inaugura la mostra dal titolo “Il colore dello spirito. 85 opere bianche di 85 artisti”.

La mostra ideata dal Prof. Marco Fraccaro e curata da Fabrizio Parachini raccoglie 85 opere tra dipinti, incisioni, rilievi, sculture e assemblaggi realizzati in totale monocromia bianca e si pone come naturale complemento di quella realizzata nel 2004 intitolata “vedo nero”. Dalla rassegna emerge un percorso attraverso le tante possibilità espressive della superficie e del volume usati nella loro purezza essenziale e colti e valorizzati per le qualità primarie della loro materia bianca. La “superficie” è incisa, impressa, sbalzata, stratificata, ritagliata, modellata e le forme che ne emergono, per rivelarsi, possono tranquillamente fare a meno di interventi cromatici e segnici e contare solo su se stesse, sulla luce che le illumina e sulle ombre che generano. Il panorama che si compone dimostra come l’uso di quello che erroneamente viene definito insieme al nero un “non-colore”, anziché dare risultati “mono-toni” produce una ricchezza infinita di soluzioni e suggestioni formali legate a idee, stili, convinzioni e scelte ben definite ma anche molto diverse e indipendenti le une dalle altre.

Sono esposte opere degli anni sessanta e settanta di Piero Manzoni, Jorge Eielson, Sol LeWit, Gorge Segal, Kenjiro Azuma, Sandro De Alexandris, Mario Surbone, Gino Gorza, Enrico Castellani, Max Bill, Ugo Carrega, Giuseppe Capogrossi, Pietro Consagra, Giò Pomodoro, Andrea Cascella, Giuliana Balice. Ad esse si affiancano i lavori più recenti di, tra gli altri, Fabrizio Parachini, Enrico Iuliano, Nicola Ponzio, Valdi Spagnulo, William Xerra, Alessandro Traina, Enzo Maiolino.

Viene presentata anche una interessante parte documentaria sul tema costituita da libri, libri d’artista, inviti, opuscoli. Sarà visibile il catalogo “tagliato” di Lucio Fontana per la mostra di Tokio del 1962, sempre di Fontana la ristampa (1966) per la Galleria Apollinaire di Milano del Manifiesto Blanco, il volume di Ugo Carrega Il grande bianco, l’invito di Giulio Confalonieri per la mostra Luce e Movimento tenutasi alla Galleria dell’Ariete nel 1976.

dai due testi in catalogo la presentazione di Fabrizio Parachini

Il nero, come rappresentante dell’oscurità, lascia l’occhio in condizione di quiete, il bianco come rappresentante della luce lo pone in attività.
W. Goethe, Farbenlehre

Il bianco non è la luce. Ne è l’allusione più pertinente, il suo segno o simbolo più coerente, ma non è la luce diretta degli astri ne il suo riflesso brillante. La sua straordinarietà sta nell’apparire una mancanza di colore senza per questo corrispondere in alcun modo a una presenza oscura. È essenza senza essere. Una forza evocativa che condiziona le scelte senza dimostrare il suo effettivo peso.

Probabilmente le “osservazioni” che possiamo concretamente fare sul suo manifestarsi fenomenico sono poca cosa e alquanto inadeguate. Non rientra nelle capacità umane poter fissare gli occhi su un’assenza senza limiti e, attraverso il solo sguardo, riuscire ad afferrarne le caratteristiche, le qualità e i comportamenti terreni.

La tela, la carta, il pigmento, il gesso, l’argilla, il marmo, lo schermo sono i bianchi che a noi umani è dato frequentare e plasmare o, forse, sono solo l’ordinaria estensione materiale di qualcosa che non esiste veramente anche se invocato costantemente. Sono surrogati, tutti diversi, ma tutti irrimediabilmente destinati a invitare, costringere e infine condannare l’artista a fare i conti con l’altra faccia della luce: l’ombra.

Una condanna che è tormento rassicurante perché il bianco è il luogo “certo” in cui le ombre possono svelare compiutamente la loro natura e quella degli oggetti, reali o inventati, che toccano. È la superficie sensibile su cui, e con cui, l’artista può distribuire indisturbato il senso “profondo” del volume e del corpo, ma è anche la materia sempre disponibile ad assecondare le sue esigenze e volontà espressive e plastiche.

Albus, candidus, blanco, weiß, white, blanc, bianco; in ogni luogo e in ogni lingua, con il nero, sono i primi nomi a essere stati declinati quando il parlare di colori si è fatto necessità impellente e inderogabile. Il chiaro e lo scuro. Ma anche “il nero su bianco” di quelle culture che non sono solo verbalità orale.

Il bianco è teatrale: esibizione e scena. Attenua le penombre, intensifica le luminosità, accende le presenze e il movimento. Può abbagliare fino a rendersi inconsistente alla vista o dare solidità sobria e vitale all’ambiente che tinge.

Il bianco non è neppure la somma di tutti i colori: sotto nessun punto di vista ...che tutti i colori mischiati producono il bianco è un'assurdità che, accanto ad altre assurdità, si è abituati a ripetere fiduciosi da un secolo e in contrasto con la testimonianza degli occhi (W. Goethe, Farbenlehre - La teoria dei colori). Può coprire come un lenzuolo ogni cosa che tocca, celandola ma anche svelandola. Può far scomparire i confini delle forme o esaltarle. Allungare la percezione del tempo, quando si estende totalmente nella luce che evoca, o concentrarla in un solo punto quando diventa miraggio di un luogo e meta di una direzione.

Il bianco è qualcosa di più di un colore. Il suo pigmento è sostanza dall’anima pesante (lo zinco, il piombo, il titanio) gravida di intenzioni e di potenzialità. Pensarlo e usarlo vuol dire trasformarlo in una realtà tangibile della nostra esistenza. Una presenza che indirizza e guida.

Le parole che non hanno risonanza esteriore sono bianche. Come il silenzio e la riflessione.

Inaugurazione mercoledì 16 maggio 2007 ore 18

16 - 31 maggio 2007

Collegio Cairoli
Piazza Collegio Cairoli 1
Pavia