VERISMO-ILLUSIONISTA PITTORICO
Dal sabato 12 agosto 2006
al mercoledì 30 agosto 2006
Orari: venerdì/sabato/domenica 18-22 o su appuntamento
Comunicato stampa evento: VERISMO-ILLUSIONISTA PITTORICO
Inaugurazione sabato 12 agosto 2006 ore 19.00
Orari: venerdì/sabato/domenica 18-22 o su appuntamento
Sabato 12 agosto 2006, alle ore 19, si inaugura all’interno delle sale museali della Casa del Console a Calice Ligure (SV), la mostra
VERISMO-ILLUSIONISTA PITTORICO:
Arte Contemporanea a Torino fra costruzione
e demolizione dell’idea di spazio
a cura di Gabriella Serusi.
Contemporaneamente, nella Vetrina/info-point/book-shop verrà presentata l’opera inedita del pittore torinese Marco Memeo, Clermont.
Artisti invitati:
Salvatore Astore
Guido Bagini
Enzo Gagliardino
Bartolomeo Migliore
Vetrina/info-point/book-shop: Marco Memeo
Alle ore 21.00, nell’ambito del programma Museo vivo, verrà eseguito nelle sale del Museo il monologo teatrale Donna di lettere di Alan Bennet.
Riduzione ed esecuzione di Vilma Parenti.
La mostra Verismo-Illusionista Pittorico: Arte Contemporanea a Torino fra costruzione e demolizione dell’idea di spazio prende origine da una riflessione condotta sui temi, sugli orientamenti stilistici, sulle sensibilità individuali, comuni ad un gruppo di artisti che vive e lavora da anni in un’area geografica precisa - quella torinese – avendone assimilato inquietudini e slanci, storia passata e cultura recente, umori e malumori. Città da sempre attratta dall’aspetto concreto e fattuale della realtà delle cose ma al tempo stesso protesa a cogliere e ad indagare i gangli mentali e filosofici relativi alla condizione umana e all’esistenza, Torino ha prodotto e continua a produrre una serie di artisti solidamente ancorati al cotè realista e fattuale della realtà, interessati alla descrizione o alla rappresentazione tout court del mondo oggettivo e tuttavia naturalmente predisposti a interagire o a visualizzare il portato emotivo e le conflittualità interiori generate in seno al rapporto fra soggetto e ambiente circostante, fra l’individuo e il suo habitat. La mostra raccoglie, a testimonianza di un percorso continuativo nel tempo, quattro visioni d’artista generazionalmente lontani corrispondenti a quattro punti di vista autonomi e differenti, legati da un fil rouge comune. L’oggetto d’attenzione è lo spazio architettonico – la città – così come essa è distribuita oggi fra luoghi pubblici e privati, fra spazi mentali e materiali, fra quotidianità e desiderio di fuga dalla stessa, fra localismo e globalità. Le opere di Salvatore Astore, di Guido Bagini, di Enzo Gagliardino, di Bartolomeo Migliore raccontano attraverso il linguaggio della figurazione pittorica il paesaggio urbano contemporaneo così come si presenta nell’era della globalizzazione: un orizzonte fatto di mattoni, di ambienti asettici, di stanze anonime, di segni e segnali disumanizzanti, di loghi e simboli condivisi da una comunità nomadica che viaggia e si muove continuamente. Il dato vero, riconoscibile in tutti i lavori presentati, è sempre il punto di partenza per una riflessione più profonda e sofferta sull’uomo e sulla sua condizione psicologica. Si respira nelle opere di questi artisti un’atmosfera ossessiva, disorientante, tragicamente affacciata sul nulla, divisa fra l’urgenza di comunicare e l’incapacità di farsi comprendere. È d’obbligo peraltro registrare l’assenza della figura umana da queste pitture, una scelta volontaria che allude a suscitare nello spettatore il dubbio dello straniamento o dell’immedesimazione con quanto si vede. Le stanze da bagno di Salvatore Astore simulano dietro la verità dei luoghi familiari descritti l’ossessione e la perdita di controllo indotta dagli stessi sull’individuo umano. Le architetture interne di Guido Bagini, accuratamente disegnate e poi cancellate da macchie di colore colate sul supporto, illudono con false certezze di concretezza e razionalità lo spettatore. I muri di mattoni dipinti ossessivamente da Enzo Gagliardino spaventano per la paura dell’oltre che dietro vi si cela. I segni, i loghi, le scritte rubate alla strada e alla città da Bartolomeo Migliore sono il frutto di una disarticolazione del linguaggio umano portato al grado zero, svuotato di senso pregnante ma in grado di sedurre con la forza della simbologia globalizzata.
La vetrina all’esterno del Museo di Calice ospita infine un’opera pittorica del giovane torinese Marco Memeo, una sorta di summa visiva del paesaggio urbano.
Gabriella Serusi