TRANSFORMATION
ovvero, travolti da un insolito mutamento identitario
sul muro bianco dello spazio espositivo
TRANSFORMATION… per viaggiare nelle molteplici trasformazioni che assume il corpo individuale in una dimensione intima.
Quattro giovani artisti per entrare nel quotidiano coi suoi riti, le sue manie, le piccole e grandi ossessioni che tutti ci portiamo dentro. TRANSFORMATION è anche il modo giusto per fare sul serio senza incarnare il volto della tragedia o del dramma. Una piccola sfida culturale a coloro che vedono la catarsi del trasformismo nel sangue, nella violenza, nella crudeltà atroce. L’arte ha spesso preferito raccontare la trasformazione identitaria con approcci drammatici, visibilmente maleodoranti e cattivi. TRANSFORMATION raggiunge la stessa potenza con modalità che hanno le loro radici nella cultura pop internazionale. Un balsamo visuale dalla consistenza densa. Un viaggio dove l’ironia apparente maschera la maturità degli approcci, la forza dei valori etici, la chiarezza dei contenuti concettuali.
TRANSFORMATION indaga la bellezza dell’eccesso, la teatralità intima, le energie che pulsano dentro una dimensione casalinga.
TRANSFORMATION… per usare il gioco con profondità consapevole, coscienza morale dell’individuo e comunicazione efficace.
EPVS (vive e lavora a Roma)
Ritratti fotografici al femminile. Soggetti in scena: bambole. Nome in codice: Barbie. Ora filiformi dai lisci capelli biondi, ora castane, ora black dalla chioma lunga e riccia. Più ambigue o più lascive. Nude o vestite da sera chic. Ma sempre loro, sexy e conturbanti, assurdamente reali nel dilemma trasformista tra plastica e realtà. Le vediamo nel campo lungo delle pose sensuali, in piedi o sedute, distese tra petali seducenti. Giocano coi noi tramite volti ammiccanti, profili anche cattivi, movenze sempre magnetiche. Detengono occhi ambigui e desiderabili come non mai, confermandosi l’oggetto definitivo del richiamo sessuale, diaframma simbolico tra desiderio e passione, pensiero e realtà. Guardiamo le costruzioni scenografiche e i contenuti che evocano. L’intelligenza delle posture e il cortocircuito che ricreano col reale. Il gioco di sguardi e la valenza pop che aggiunge messaggi al vero. Un archetipo del desiderio che si trasforma dentro gli scenari iperreali di Epvs. Una bambola che muta come i nostri desideri intimi.
LUCIA LEUCI (vive e lavora a Milano)
Sensualità di sfocature morbide, inquadrature a schiaffo su corpi ammalianti, dinamismi fotografici davanti ai molteplici volti della bellezza in trasformazione. Lucia Leuci mette in gioco la femminilità inquieta e turbativa, camminando tra i molti gender che sfidano le retoriche sociali del trasgredire. L’artista agisce sulla dimensione video/fotografica del ritratto, captando se stessa, la propria storia e i risvolti di una vita coraggiosa, sanamente “dentro” le cose, nel cuore del provare per conoscere e capirsi. Gli scatti diventano quadri dove vince la sfocatura intelligente, l’angolazione determinante, la saturazione più concettuale. In diretta connessione con gli scatti nascono i video, semplici e impattanti come icone sequenziali. Sono frangenti di pura intimità sessuale: un resoconto dai contorni pop e dalla verità nascosta, dentro un dolore che reagisce con le leggi “pittoriche”. La casa come parco della confessione, del ricordo, del grido che non fa più rumore ma depone l’impronta individuale.
GIUSEPPE MARTINO (vive e lavora a Roma)
Qui si modella la cartapesta per narrare una transessualità esibita e spettacolare, felliniana e ironicamente glamour. Un rito scultoreo dove ogni figura racchiude una storia personale, vissuta e stravolta con fisicità possente, poesia acidula ma anche con morbido rispetto per il contenuto sociale dietro ogni storia. Una festa del corpo promiscuo, della sessualità che sfida le leggi gravitazionali, richiamando una “terza via” al confine tra memoria e nuova civiltà. Un fascinoso viaggio scultoreo che non t’aspetteresti, un viaggio dove la materia evoca la potenza semantica del cinema ma anche la bellezza del teatro quotidiano. Martino dialoga con le proprie molteplicità interiori e le trasferisce sul piano plastico. Crea sculture che non si erano mai viste, una sfida intuitiva alla solidità della forma e dei suoi contenuti troppo accademici. E poi ci racconta la transessualità senza la solita retorica che circonda una chiara dimensione sessuale. A conferma che scherzando e giocando si entra nel cuore profondo delle cose.
ROXY IN THE BOX (vive e lavora a Napoli)
Molteplice e mimetica, complessa oltre la pura apparenza di marchi e corpi. Roxy si identifica coi prodotti che sceglie e rielabora ma anche coi personaggi che ruotano attorno al singolo feticcio. Il suo è un protagonismo cinicamente spettacolare, frutto di intelligenza e intuizioni visive, sensuale ironia ma anche di cultura del nostro immaginario più pop. Le sue visioni ululano melanconie intonate e sprigionano colori dalle voci languide. Il suo corpo si dissemina tra un sè eccessivo e gli alter-ego di un infinito moltiplicarsi nel mondo possibile. Le azioni e i fermoimmagine incombono sul fruitore con tutta la naturale e splendida ambiguità di una storia che ci emoziona coi suoi sentimenti grintosi. Nessun compromesso rispetto alla propria verità e alle necessità di chi crea per sopravvivere. Il colore diventa resistenza, la figurazione diventa resistenza, l’immaginario diventa resistenza. Una lotta in cui il trasformismo racconta le molte facce con cui si compone un corpo e, soprattutto, un’anima.
Il catalogo sarà disponibile in galleria o su richiesta.
inaugurazione Giovedì 30 marzo 2006 ore 19:30
fino al 2 maggio 2006
STRAGAPEDE & PERINI
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