Erwin Olaf

Erwin Olaf
Nato a: Olanda

Erwin Olaf / Dettaglio evento

Nato a: Olanda

Mut-Azioni

Spazio Mac’è!

Sede Via Edmondo de Amicis, 59, Carpi
Data di apertura venerdì 15 settembre 2006
Data di chiusura domenica 01 ottobre 2006

Orari:
martedì-mercoledì-venerdì 16.00/19.00
Giovedì 16.00/23.00

Comunicato della mostra : Mut-Azioni

a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei


installazioni di Francesco Arena, Cristian Chironi, Massimiliano Alessio Miglierina
Video- installazione “Rouge” di Erwin Olaf
Performance musicale del gruppo With Love


L’evento Mut-Azioni a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei - inserito all’interno degli eventi del Festivalfilosofia 06, dedicato al tema dell’umanità - che si terrà allo Spazio Mac’è! a Carpi (Mo) dal 15 settembre al 1 ottobre 06, comprende installazioni e performance di tre giovani artisti e di un protagonista dell’arte internazionale, e s’incentra sull’idea di mutamento d’identità. Un concetto rivissuto in chiave contemporanea, che racchiude sia mutazioni di tipo genetico che azioni performative legate ad una condizione umana e corporea, componenti che si ritrovano pienamente nella poetica degli artisti giovani invitati, già operanti e conosciuti sul piano nazionale, che hanno impostato la loro ricerca sul piano dell’umanità sia con accezione performativa che fotografica.


Come protagonista speciale l’artista internazionale ERWIN OLAF ( courtesy collezione privata) presenta la video - installazione “ Rouge” ( VIDEO E 4 FOTOGRAFIE). Olaf è stato scelto perché è uno degli artisti più innovativi che attualmente lavorano nel campo della fotografia sondando le contraddizioni dell’ umanità. In mostra sarà proiettata la video - installazione “Rouge” nella quale si compie una mutazione corporea ( viene rovesciato simbolicamente sangue su una modella durante una partita a calcio) Rouge è difatti una metafora delle degenerazioni sportive che si gioca tra ambiguità sessuali e crudele aggressività. Una partita che si disputa col sangue che colando che investe la modella fashion come una vittima sacrificale e designata, e che indaga, con cinica analisi, i cliché dell'esistenza contemporanea.

Passando ai giovani, Francesco Arena presenta in anteprima la nuova serie video “respiri”, che riprende alcune bocche ad inquadratura fissa davanti ad una lastra di vetro;
l'inquadratura è simmetrica, il volto illuminato da una luce rossa occupa la metà dello schermo e si contrappone ad una campitura di giallo molto saturo che gli fa da sfondo.
Le bocche “respirano” per 45 mn. circa e in questa loro performance denunciano ben altro che un bisogno fisiologico: affiorano insicurezze, bisogni, emotività nascoste.
Il girato viene eseguito in live, senza colonna sonora, i frammenti di volto sembra subiscano un “arresto” quasi si muovessero in apnea, in uno spazio svuotato dalle sue connotazioni fisiche, come se si fosse ricreata una situazione astratta, un bisogno comunicativo;
le labbra cercano a tratti di uscire, di oltrepassare quello spazio trasparente che le frena ma, ovviamente non riesco e si distorcono, si appiattiscono contro la superficie del vetro.
Il respiro diventa strumento per misurare un’emozione e aiuta lo svelamento, la complicità con la telecamera: unica a registrare senza fermarsi questo processo in progress, specchio e interlocutore del "se".


Massimiliano Alessio Miglierina lavora sull’idea del corpo e della natura indagati attraverso la web cam. Nell’era della velocità, dove lo speed inglese ha ormai sostituito il naturale e antico panta rei greco costringendo le temporalità a “schizzare” sempre più veloci, il lavoro di Massimiliano Alessio Miglierina indaga un linguaggio che permette di ri-leggere questo cambiamento. Le nuove tecnologie, che hanno messo in discussione le tempistiche, vengono usate per “cristallizzare” in frame “il vero”. Il modulo, la scomponibilità diventano metodi d’indagine in cui l’occhio viene sostituito dalla sonda che ispeziona ed analizza la realtà per poi registrarla sull’Hard Disk del pc. I frame così ottenuti non vengono poi ne manipolati ne alterati da operazioni informatiche ma solo ri-prodotti. La realtà non viene artefatta ma solo filtrata dall’occhio della meccanica robotica che genera atmosfere fosche, impalpabili, per questi nuovi scenari che replicano l’originale in una dimensione onirico-crepuscolare. Questo lavoro riafferma la valenza ancestralmente naturale “del vero” attraverso il suo antagonista “il tecnologico”. Oltre al corpo, anche il cibo e la natura hanno subito una trasformazione: l’analisi di Aristotele nella sua raccolta “Parva Naturalia ” decade o meglio il punto di osservazione e di indagine rimane il medesimo, ma è cambiato l’oggetto dell’analisi. Nell’installazione del Festival, legata alla mutazione, la sonda (Web Camera) ispeziona, analizza ogni brano di “natura” presente nel giardino due mesi prima della mostra e lo registra sull’Hard Disk. Compie un viaggio sulla “natura” dentro la “natura”. Fatto ciò passa alla rilettura selettiva delle immagini. Le immagini dei fiori vengono poi riportate nel giardino in piccoli totem fotografici dentro a sfere trasparenti durante il tempo della mostra sottolineando la mutazione dei fiori avvenuta in natura. Nel video Viaggio sul gigante la sonda ispeziona ogni centimetro del corpo umano. Compie un viaggio come un occhio indifferente che registra, analizza e seleziona, come in una visita medica.


Cristian Chironi lavora a livello performativo, sulla ripresa della memoria, una memoria privata che nell’ostentato citazionismo si trasforma in memoria collettiva. La fotografia assume il significato di un rimando all’azione, un frammento di un processo creativo.Azioni comuni e quotidiane, che appartengono alla memoria nella qualità di ricordi, sono rieditate e rivissute. Il corpo performativo è il nastro che scorre.
Allo Spazio Mac’è ! l’artista presenta una proiezione video di 44 immagini montate in dissolvenza dove il corpo interagisce con una macchina da cucire Singer posizionata al suo fianco, costruendosi una veste di 44 foto appuntate con 44 spilli.
Sempre all’interno dello spazio presenta la serie fotografica Le Petit, un work in progress composto da singole immagini fotografiche – alcune inedite ed esposte per l’occasione - esemplificate come orizzonti segnati con un tracciato, che insieme formano il percorso ( il paese abbandonato, il nuraghe, il bosco, la strada di margherite, il tunnel, le rotaie, il deserto), dove l’artista segna un cammino lasciando tracce, piccoli moduli a forma di case di dimensioni variabili. Un progetto nato en plein air, unendo esiti di Land Art alla messa in scena della narrazione, passo dopo passo, segni per non dimenticare la via di casa e proseguire lungo un itinerario che si rifà all'idea di percorribilità, e al concetto di mappatura. I luoghi della memoria vengono così ripercorsi, rivissuti e risignificati. Nella serie, ispirata alla celebre favola di Charles Perrault Le petit poucet (Pollicino), l’artista esce dalla casa e tra gli incastri di linee dei percorsi, gioca sulla luce con un effetto luministico su base chiara e tonalità fredde per dare l’idea della sospensione dell’immagine, mentre il corpo che appare in lontananza (“il piccolo” appunto) si rapporta al luogo e ai moduli (intesi come le briciole e i sassolini lasciati da Pollicino).


Il progetto comprende l’esibizione musicale dei With Love durante la sera dell’inaugurazione, con la proiezione del video “A great circle” di Nico Vascellari di cui i With Love hanno realizzato la colonna sonora. La band, composta da: Giovanni Donadini (basso), Nicolo’ Fortuni (batteria) Andrea Giotto (chitarra) e Nico Vascellari (voce) e’ una presenza in costante mutazione della scena underground italiana. Il video A great circle ( courtesy galleria Monitor, Roma) di Nico Vascellari composto dalla stratificazione delle immagini raccolte durante “Buio Primario”, “Glitter Secondario” e “Nodo Terziario”, tre performance dell’artista e voce del gruppo avvenute in luoghi (una galleria d’arte , un museo e una foresta) e tempi diversi ma concepite sin dall’inizio come parte di un unico progetto. Il suono, elemento comunicativo basilare delle tre performance, attraversa le immagini come filo conduttore, come il cavo jack che unisce lo strumento musicale all’amplificatore e che, in “A Great Circle”, viene inseguito dal protagonista del video e termina in entrambi i capi con un microfono. Ad un urlo dal sottosuolo risponde un urlo proveniente dall’esterno, suoni che, dopo aver attraversato sedimentazioni estetiche e culturali, si incontrano nuovamente nella terra, elemento che li unisce e li divide al contempo.

Supporto tecnico e allestimento Ditta Kobaiashy


Inaugurazione venerdì 15 settembre a partire dalle ore 19.30
Dal 15 settembre all’1 ottobre

Orari festival:
15 e 17 settembre dalle 16 alle 23
Sabato 16 notte bianca dalle 22.00 alle 6.00 (Tiratardi)




Spazio Mac’è!
Via Edmondo de Amicis n. 59
Carpi

info:
tel. 059649905
spaziog@carpidiem.it
info@festivalfilosofia.it
http://www.festivalfilosofia.it